A Benevento il cinema incontra la televisione e i nuovi linguaggi
BENEVENTO – Dieci anni non rappresentano soltanto un traguardo anagrafico per un festival. Nel caso del BCT – Festival Nazionale del Cinema e della Televisione di Benevento, celebrato dal 9 al 14 luglio, significano la conquista di un’identità precisa: quella di un luogo in cui il cinema, la televisione, la musica e i nuovi linguaggi digitali dialogano senza gerarchie, raccontando l’evoluzione dell’immaginario collettivo italiano. Ideato e diretto da Antonio Frascadore, il BCT ha trasformato ancora una volta il centro storico della città campana in un grande spazio culturale diffuso.
Le piazze di Benevento non sono state semplicemente scenografie per incontri con le star, ma luoghi di confronto dove il pubblico ha potuto attraversare linguaggi diversi, dalla grande autorialità cinematografica alla serialità televisiva, fino ai contenuti nati sul web. La decima edizione ha scelto di aprirsi con uno spettacolo simbolico, Anni Luce, il concerto-evento che ha riportato in Italia Lola Ponce. Un viaggio musicale costruito sulle colonne sonore che hanno accompagnato il cinema e la televisione degli ultimi quarant’anni, trasformando la memoria audiovisiva in esperienza condivisa. Più che un concerto, un racconto collettivo sul potere della nostalgia come linguaggio culturale.
Il programma ha confermato la vocazione del festival a mettere in dialogo generazioni e forme espressive differenti. L’incontro con Matteo Garrone e la proiezione di Io Capitano hanno riportato al centro il valore del cinema come strumento di riflessione civile. Accanto ai grandi autori, il BCT ha continuato a raccontare la televisione come patrimonio culturale popolare. I trent’anni di Un Posto al Sole sono stati celebrati non soltanto come anniversario televisivo, ma come testimonianza di una narrazione capace di accompagnare il Paese attraverso tre decenni di trasformazioni sociali. Allo stesso modo, la Gialappa’s Band ha offerto una riflessione sulla satira televisiva, dimostrando come l’ironia resti uno degli strumenti più efficaci per leggere il presente. Il festival ha dedicato ampio spazio anche alla serialità contemporanea.
Da Can Yaman, protagonista del rilancio di Sandokan, a Nek, Paolo Conticini, Aurora Ruffino, Sara Drago, Irene Maiorino, Bianca Guaccero, Pio e Amedeo, Elena Sofia Ricci, il racconto delle fiction italiane si è intrecciato con quello di un’industria audiovisiva che continua a reinventarsi, mantenendo un forte legame con il pubblico. Particolarmente significativo è stato l’inserimento di creator digitali, influencer e podcaster all’interno dello stesso cartellone che ospita registi e attori di primo piano. Figure come Giulia Salemi, Mandrake non rappresentano semplicemente nuovi volti dell’intrattenimento, ma testimoniano la trasformazione dei linguaggi della comunicazione e il progressivo superamento dei confini tra televisione tradizionale e piattaforme digitali.
Anche la letteratura ha trovato spazio nel programma attraverso le presentazioni di libri, confermando come il festival punti sempre più a una dimensione multidisciplinare, dove il racconto passa indifferentemente dalla pagina scritta allo schermo. Nel corso di dieci anni il BCT ha costruito numeri importanti ma il dato più interessante resta forse un altro: la capacità di aver trasformato Benevento in una piazza culturale riconoscibile nel panorama nazionale. Un risultato ottenuto senza inseguire esclusivamente il glamour delle celebrità, ma costruendo un equilibrio tra spettacolo, riflessione e divulgazione.
In un momento storico in cui il consumo audiovisivo cambia rapidamente e i confini tra cinema, televisione, streaming e contenuti social diventano sempre più sfumati, il BCT sembra aver trovato la propria forza proprio nell’accogliere questa complessità. Più che un festival dedicato allo spettacolo, oggi appare come un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni della cultura pop italiana, capace di raccontare non solo ciò che guardiamo, ma anche il modo in cui scegliamo di farlo.