Il 20 giugno di 50 anni lunghi anni fa usciva, nei cinema, il capolavoro di Steven Spielberg

Un commento è un commento. Non un’analisi a trecento sessanta gradi, con tanto di giudizio definitivo, non importa semmai fosse positivo o negativo. E in fondo come si fa a trovare un difetto su un film che 50 lunghi anni fa si presentò alla notte degli oscar, del 1976, con ben quattro candidature e altrettante candidature ai golden globes, di cui uno solo conquistato guarda caso per la colonna sonora firmata da John Williams. Mentre le statuette d’oro saranno addirittura tre: la prima per il miglior montaggio a Verna Fields; la seconda per il miglior sonoro a ben quattro persone, ovvero a Robert L. Hoyt, Roger Herman Jr, Earl Madery e John R. Carter.

Mentre la quarta candidatura, quella non andata proprio a buon fine, riguardava quella come miglior film ai due produttori: Richard D. Zanuck e David Brown. Ma non finisce qui, per la leggendaria colonna sonora di John Williams riuscì anche ad ottenere anche un oscar inglese, conosciuto meglio come premio Bafta, su ben sette candidature in totale. Tra le nominations c’era oltre quella come miglior film, anche quella come miglior regia, miglior attore protagonista, sia miglior montaggio e sonoro e sia come miglior film.

‘Lo squalo’, dunque, uscì il 20 giugno del 1975, proprio all’inizio del periodo estivo, incassando la cifra record, considerando però tutte le sue uscite nei vari cinema del mondo, di ben 476 milioni di dollari. Un numero che venne superato solamente due anni più tardi da ‘Guerre stellari’. Da noi, invece, il film di Spielberg uscì non tanto nello stesso periodo, ma bensì come una sorta di blockbusters natalizio, ed esattamente il 19 dicembre del 1980.

Ulteriormente sia ‘Lo squalo’ e sia ‘Guerre Stellari’, dalla critica mondiale, vengono considerati come meri punti di riferimento per il modo di realizzare film, una volta che terminò il periodo chiamato ‘Nuova Hollywood’. difatti, l’impatto che il film di Spielberg ebbe sul pubblico fu talmente evidente che anche l’autore e docente di comunicazione presso l’Università di Austin, nello Stato del Texas, Thomas Schatz scrisse questo pensiero:

“Se un singolo film ha segnato l’arrivo della Nuova Hollywood, questo è stato Lo Squalo, il thriller diretto da Spielberg che ha ricalibrato il profitto potenziale dei successi di Hollywood e ridefinito parimenti il suo stato di merce e fenomeno culturale commerciabile. Il film ha posto un’enfatica fine ai cinque anni di recessione di Hollywood accompagnandolo in una era di thriller di alti costi, alta tecnologia e alta velocità”.

Ma i giudizi positivi e quelli che cercavano in tutti i modi di capire cosa ci fosse dietro al successo di questa sorprendente opera cinematografica non finirono con le parole di Thomas Schatz. Anzi, Peter Biskind affermò addirittura che lo stesso film ‘sminuisce l’importanza delle recensioni scritte, cosa impossibile per un piccolo prodotto, trovando il suo pubblico solamente grazie alla buona qualità. In questo senso, Spielberg è stato il cavallo di Troia che ha fatto sì che gli studios riassettassero il loro potere’.

In verità ciò voleva dire una sola cosa: era avvenuto, in tutto e per tutto, lo scollamento tra il giudizio della critica, quello tassativo, istituzionale e da seguire senza appello e quello del pubblico il quale, nella maggior parte dei casi, in questi lunghi 50 anni, stabilirà il successo o la bocciatura di un qualsiasi film ritenuto tipicamente commerciale dalla stessa critica o quantomeno da una parte della medesima.

In tutto ciò ci sarebbe anche un ulteriore dettaglio che, molto probabilmente, sia sfuggito anche ai più attenti osservatori dell’epoca: Lo Squalo presenta, nella sua essenza, una sorta di filo conduttore già visto, per quel periodo intendiamo, in un’altra opera di Spielberg, già menzionata ad inizio reportage.

Era l’anno 1971, ben quattro anni prima dunque. Spielberg realizzò per la televisione un piccolo ma significativo film che, per uno strano caso del destino, non venne diffuso direttamente per il grande schermo. più che raccontare o ricordare la trama, basta solamente precisare quanti sono i protagonisti: 2, un anonimo automobilista in viaggio per le strade d’America per un incontro di affari e quello che sembra un camionista totalmente impazzito. Si, avete capito a cosa stiamo facendo riferimento, a ‘Duel’.

A questo punto, cari lettori, vi starete chiedendo quale sarebbe il collegamento tra le due pellicole? La sfida o almeno questa è la nostra sensazione. D’altronde se ricordate bene entrambe le pellicole sia il protagonista di Duel che i tre personaggi principali, umani s’intende, de Lo Squalo, affrontano situazioni più grandi di loro, in cui i limiti la fanno da padrone; in cui i limiti fungono da mero ostacolo e, allo stesso tempo, come incentivo a superarli.

Il premio, se così si può definire, in palio una volta superati, una volta in cui si esce vincitori da questa particolare e pericolosa contesa? La sopravvivenza, la vita medesima. Sembra strano, eppure che lo stesso Spielberg ci voglia dire proprio questo.

Che sia proprio questo il messaggio che vuole instillare. In fondo, la paura, la tensione, l’adrenalina nello sviluppo della trama del film non sono fini a sé stessi. Non sono fruiti solamente per il gusto di spaventare la gente in sala o quantomeno a casa quando vede il film. No, quelle sensazioni di spavento, comunque provocate, portano anche a chiedere, allo spettatore, questa tipica frase interrogativa: ‘Ok… e adesso come faranno a fermare quel mostro marino?’. È come se lo stesso film tendesse ad essere anche una sorta di vademecum o di un manuale di sopravvivenza contro gli squali.

Ciò non toglie che qualcosa, nei fatti, venne addirittura romanzato, senza dimenticare anche qualche possibile licenza poetica rispetto a ciò scrisse l’autore originale della storia, Peter Benchley. Eppure, per far presa in questo modo anche e soprattutto a distanza di cinquanta lunghi anni dovremmo soffermarci, come giusto che sia, sull’impatto culturale che l’opera cinematografica di Spielberg ha avuto nei confronti del pubblico. Facendo notare, doverosamente, il collegamento, per non dire anche il richiamo, ad un’altra grande e leggendaria storia marina pubblicata, addirittura, 125 anni prima, e considerato un capolavoro assoluto della letteratura italiana…

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