Il 20 giugno di 50 anni lunghi anni fa usciva, nei cinema, il capolavoro di Steven Spielberg

Come abbiamo lasciato intendere ieri, sul finire della seconda parte di questo reportage dedicato a ‘Lo Squalo’, tutta la responsabilità gravava sulle spalle dell’immenso John Williams con le sue inconfondibili musiche, le quali avrebbero accompagnato le singole inquadrature e sequenze prima dell’attacco del feroce animale. Era chiaro che, in alcuni momenti del film bastava mostrare solamente una semplice pinna dorsale che spuntava fra le onde; in altri momenti il tutto ruotava su due elementi: la camera che si avvicinava alla vittima, con l’accompagnamento musicale.

A quel punto, però, il problema era come far apparire sul grande schermo lo stesso animale durante l’iconico scontro finale. Un problema non da poco, anche perché furono proprio queste determinate situazioni a creare continui ritardi nelle riprese, facendo slittare, come conseguenza, la chiusura del set cinematografico; problematiche, rappresentate, dalla creazione non di uno, ma di ben tre squali meccanici per tre diverse riprese.

Una su tutte l’abbiamo già menzionata, la pinna dorsale. Gli altri due esemplari servivano per le riprese subacquee e quelle in cui l’animale si muoveva quasi sulla superficie dell’acqua. Il terzo affinché lo stesso squalo potesse muovere la testa sia a destra che a sinistra.

Le difficoltà ebbero inizio fin dal primo giorno per l’utilizzo dei tre squali meccanici, facendo fallire il collaudo. Le tre creature realizzate da Bob Mattey, responsabile degli effetti speciali, e con la supervisione di Joe Alves, presentarono dei difetti meccanici provocati anche dall’acqua marina che corrose gli impianti idraulici interni.

A quel punto Spielberg si dovette inventare di sana pianta la famosa scena dei barili che riemergevano fra le onde. Nata, dunque, per esigenze di copione, con la consapevolezza che avrebbe anche addirittura danneggiato il film, invece quel momento accrebbe, ancor di più, tra il pubblico, la tensione e la paura per lo stesso animale marino.

Ciò che ancora non abbiamo detto o quantomeno non siamo ancora entrati in merito riguarda le caratteristiche naturali della location, di quei paesaggi naturali adatti ad ospitare le riprese di questo particolare film. Infatti, l’isola di Martha’s Vineayrd aveva delle particolarità marine che aiutavano e non poco le riprese: ovvero la profondità del mare.

In quel preciso punto, l’oceano presentava un fondale marino lontano 9 metri dalla superficie del mare e con una costa lunga ben 19 chilometri. Tutto questo avrebbe dovuto garantire e facilitare, da un lato, la realizzazione delle riprese con i tre squali meccanici, dall’altro, invece, permettere delle migliori inquadrature panoramiche, come se i tre attori, durante lo scontro finale, si fossero veramente allontanati dalla contea immaginaria di Amity.

Ulteriore dettaglio sul quale ancora non ci siamo soffermati riguarda quella paura, logica aggiungiamo noi, di Steven Spielberg della sua possibile, e mai avvenuta, fine anticipata della carriera come regista. come già abbondantemente ricordato in questo lungo reportage, e soprattutto in questa terza parte, gli squali meccanici divennero un problema pesante da superare.

A tali oggetti di scena, dunque, si dovevano i continui ritardi, ma nessuno sa o forse non venne mai abbastanza specificato il pericolo, abbastanza concreto, che se lo stesso geniale regista non avesse avuto l’intuizione dei barili che riemergevano in superficie o che almeno uno degli squali costruiti avesse comunque funzionato per lo scontro finale, a distanza di cinquanta lunghi anni non saremmo neanche qui non tanto a pubblicare questo reportage, ma neanche a scriverlo.

Lo sappiamo, è abbastanza crudele questa prospettiva e chissà come sarebbe stata la storia della Nuova Hollywood e l’impatto che avrebbe iniziato ad avere da quel 1975 sul pubblico di tutto il mondo? Una domanda da un milione di dollari che, a sua volta, meriterebbe una risposta dello stesso valore e non tanto per pareggiare i conti; semmai proprio per come abbiamo sempre sostenuto che con i ‘se’ e con i ‘ma’ non si è mai scritto la storia, visto che apparirebbe complicato ipotizzare qualsiasi tipo di scenario.

Ciò che vi stiamo riportando, per non dire anche, ricordando, riguardano le cronache dell’epoca, i piccoli dettagli e le grandi curiosità che relative a questo film il quale, da quello che abbiamo visto insieme a voi cari lettori, non ebbe una produzione facile. Si, perché le varie difficoltà che continuavano ad attanagliare il lavoro del regista portarono, allo stesso cast e il resto della troupe, di affibbiare un nomignolo alla pellicola medesima.

Fu un gioco di parole, alimentato dai continui problemi delle riprese che si dovevano svolgere in mare, originato tra Jaws, squalo per l’appunto, e Flaws, ovvero difetti. Non solo, altre difficoltà si registrarono anche nella sequenza in cui Hooper, il personaggio interpretato da Richard Dreyfuss veniva distrutta proprio dall’attacco dell’animale marino, con tanto di morte del personaggio.

La scena, per come sarebbe dovuta terminare, venne completata in parte. Nel senso che la gabbia venne comunque distrutta a causa dell’incastramento, nella medesima, da parte dello squalo, senza riuscire a raggiungere Hopper, mutando per sempre il destino e il finale anche del film. Infatti, chi si ricorda bene, a morire, e come abbiamo già specificato in precedenza sarà il personaggio di Robert Shaw, ossia Quint.

Non solo, alcune scene vennero addirittura aggiunte successivamente ad una prima visione che lo stesso Spielberg organizzò. In quell’occasione il regista si accorse che alcuni momenti necessitavano di più grida. La Universal Pictures si rifiutò categoricamente ad acconsentire a nuove riprese, così l’astro nascente della regia sborsò di tasca propria i tre mila dollari che servivano senza pensarci due volte.

Eppure, fino adesso, in queste tre lunghe parti, ci siamo soffermati solo ed essenzialmente su alcuni particolari relativi alla fase di preproduzione con sviluppo della sceneggiatura, scelte del cast e, appunto, difficoltà a realizzare alcuni momenti anche iconici di questa opera cinematografica, senza però, mai parlare del film stesso.

È anche vero che, come spesso ci teniamo a precisare, nello sviluppo dei singoli speciali o reportage che siano non ci soffermiamo mai sul trasformare il tutto come una recensione, specie di un film leggendario come questo; ma un commento, di sicuro, non può mancare…

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