Nell’approfondire questa notizia che è rimbalzata su tutti i media del mondo la settimana scorsa ci verrebbe da dire, con ulteriore malinconia, che la Befana non ha portato solamente via le feste, ma ci ha portato via anche Sidney Poitier. In questo martedì atipico, perché di solito non parliamo quasi mai di cinema, semmai de ‘Le città che cambiano’ e di ‘Usa’, ricordare il grandissimo attore è molto di più che un semplice dovere di cronaca. È ricordare la storia del cinema e lui l’ha fatta con due pellicole entrate di diritto nell’immaginario collettivo; contemporaneamente parliamo di lui parliamo anche degli Stati Uniti d’America.

Correva l’anno 1967, le proteste per il conflitto in Viet-Nam e la questione dei diritti civili erano i due temi principali negli Stati Uniti d’America. Specialmente l’ultima, come anche oggi, rappresentava un campo minato. Bastarono due film a far conoscere l’immenso talento recitativo dell’attore nato nel febbraio del 1927 a Miami, nello Stato della Florida, da genitori che per vivere svolgevano la professione di commerciante.

Poco dopo essere venuto al mondo il piccolo Sidney andò a vivere, con i suoi e fino all’età di dieci anni, a Cat, nelle Bahamas, vero paese di origine. A seguire si trasferirono a Nassau. Intorno ai quindici anni, però, tornò negli Stati Uniti d’America vivendo con il fratello a Miami.

Due anni più tardi andò a vivere a New York arrangiandosi come poteva e lì che ci fu una prima svolta nella sua vita. Decise di arruolarsi nell’esercito mentendo, però, sulla sua età e lavorando in un ospedale psichiatrico. Una volta scoperto come coloro che dovevano essere sottoposti a cure venivano trattati, decise di fingersi malato di mente per uscire dall’esercito. Alla fine, ad un medico, confessò di aver inscenato tutto svelando i veri motivi che lo indussero ad agire in quel modo. Fortuna volle che il medico fosse comprensivo e lo lasciò andare.

Una seconda svolta nella sua vita arrivò mentre svolgeva il lavoro da lavapiatti. Durante quel periodo, Sidney partecipò a diverse audizioni fino a quando una di queste non rappresentò un successo per lui, facendogli ottenere un posto all’American Negro Theater.

Fu proprio in quel momento che la sua carriera prese il via, senza mai fermarsi nemmeno una volta. I successi non tardarono ad arrivare. Il primo riconoscimento giunse nell’ormai lontano 1958 quando, per il film ‘La parete di fango’, conquistò il premio Bafta per la sua interpretazione.

Fu la prima volta che si accorsero di lui. Anni più tardi, esattamente il decennio delle contestazioni, non solo riuscì ad ottenere la candidatura agli Oscar come miglior attore, ma addirittura a diventare il primo afroamericano a vincere la statuetta d’oro. La sua performance, nel film del 1963 ‘I gigli del campo, convinse tutti.

Ed arriviamo a questo punto a tre anni più tardi. Abbiamo menzionato a due film, due pellicole, due opere cinematografiche sul razzismo e che ancora oggi, in barba a qualsiasi cancel culture che tenga, sono la pietra miliare dell’abbattimento di qualsiasi barriera razziale.

Un film romantico ed un giallo, nel primo doveva affrontare l’esame dei genitori della dolce metà a cena, dall’altro mostrare le sue doti di investigatore di polizia. Stiamo parlando di ‘Indovina chi viene a cena?’ e ‘La calda notte dell’Ispettore Tibbs’.

Da quel momento in poi divenne una leggenda a tutti gli effetti. Il suo premio Oscar più quelle due interpretazioni fecero da apripista per tutti gli altri attori afroamericani e che nel tempo riuscirono pure a farsi strada. Alcuni di essi raggiunsero lo stesso traguardo agli Oscar negli anni successivi e sono: Lou Gosset, Jr e Denzel Washington.

Dopo il 1967 rimase attivo fino agli ’70, esattamente fino al 1977, per poi sparire dai radar per ben undici lunghi anni. Tornò verso la fine dei mitici anni ’80 con il film ‘Sulle tracce dell’assassino’ del 1988.

Nello stesso anno partecipò anche al thriller di Luc Besson, ‘Nikita’, e nel 1992 lavorò con Robert Redford ne ‘I signori della truffa’. Poi, a seguire, altri cinque anni di pausa quando nel 1997 tornò in un altro action-thriller ‘The Jackal’ dove provava a fermare un pericoloso kyller internazionale interpretato addirittura da Bruce Willis.

Come detto con lui parliamo anche degli Stati Uniti d’America e di quel peccato originale che tanto ha segnato la storia di questo paese. Quei due film interpretati proprio da Sidney Poitier segnarono un vero e proprio spartiacque in quel preciso momento storico di questo paese.

Nonostante abbia avuto una lunga carriera, intervallata da qualche pausa, la sua immagine sarà indissolubilmente legata a quelle due pellicole. A quei due personaggi che, in un modo o nell’altro, avevano avuto la sfortuna, per modo di dire, di nascere con una colorazione diversa. Due interpretazioni che lo proiettarono al di là della storia del cinema, lo proiettarono nella storia in generale.

Opere cinematografiche che vennero incontro alle richieste di tutti coloro che si battevano per un mondo migliore, per l’applicazione e il rispetto dei diritti civili; senza creare ulteriori discriminazioni, seppure in maniera involontaria.

FONTE FOTO: WIKIPEDIA – PUUBLICO DOMINIO

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