Lo scorso 9 dicembre, a Roma e all’età di 93 anni, ci ha lasciato il premio Oscar Lina Wertmüller, regista di fama internazionale, sceneggiatrice e autrice teatrale. E’ stata la prima donna ad essere candidata alla vittoria dell’Oscar come miglior regista: dopo di lei ci saranno solo Jane Campion (1994) e Sofia Coppola (2004) Kathryn Bigelow (2010) Greta Gerwig(2017), Emerald Fennel e Chloè Zhao (2021).

Per le registe è sempre stata un esempio, non solo perché è stata la prima regista ad avere avuto successo dal punto di vista commerciale, ma anche perché erano in poche a fare questo mestiere. «Non si può fare questo lavoro perché si è uomo o perché si è donna. Lo si fa perché si ha talento. Questa è l’unica cosa che conta per me e dovrebbe essere l’unico parametro con cui valutare a chi assegnare la regia di un film».

In un’intervista, alla domanda se aveva avuto difficoltà in quanto donna dietro la macchina da presa la Wertmuller ha risposto: «Me ne sono infischiata. Sono andata dritta per la mia strada, scegliendo sempre di fare quello che mi piaceva. Ho avuto un carattere forte, fin da piccola. Sono stata addirittura cacciata da undici scuole. Sul set comandavo io. Devi importi.”

Biografia

Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich nacque nel 1928 da una famiglia di antiche origini svizzere, fu una studentessa burrascosa, iniziò a studiare teatro a 17 anni presso l’Accademia Teatrale diretta da Pietro Sharoff, regista russo allievo di Stanislavskij. In seguito, e per alcuni anni fece l’animatrice e regista di spettacoli dei burattini di Maria Signorelli, collaborò poi con celebri registi teatrali, come Salvini, De Lullo, Garinei e Giovannini. Lavorò in veste di autrice e regista in diversi progetti teatrali e televisivi (tra cui il celebre Giamburrasca con Rita Pavone), esordì sul grande schermo come segretaria di edizione in …e Napoli canta! di Armando Grottini (1953) con una giovanissima attrice la grande Virna Lisa. Nei primi anni Sessanta fu aiuto regista del maestro Fellini ne La dolce vita e 8 e mezzo.

Filmografia degli anni’70

Il debutto di Lina Wertmuller come regista avviene con il film I basilischi (1973), per questo film ricevette la Vela d’argento al Festival di Locarno, storia amara e grottesca di poveri amici del sud Italia. “Ho una natura allegra. Quando “I basilischi” vinsero il Festival di Locarno e premi in tutto il mondo dicevano che era nata una regista impegnata. L’etichetta mi annoiava”, diceva di sé in una delle tante dichiarazioni che ha rilasciato nel corso della sua lunga carriera.

Negli anni Settanta, accanto a sceneggiature per maestri come Franco Zeffirelli (Due più due non fa più quattro, Fratello sole, sorella luna), firmò i suoi grandi successi, soprattutto i film che vedevano protagonisti Giancarlo Giannini spesso assieme a Mariangela Melato, (binomio perfetto per interpretare gli stereotipi nostrani), come Mimì metallurgico ferito nell’onore (del 1972, un giovane siciliano immigrato a Torino, dove si evidenzia un magistrale affresco del mezzogiorno italiano), Film d’amore e d’anarchia (1973), Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), dove la commedia umoristica assume i vividi colori del grottesco.

Nel 1976 esce Pasqualino Settebellezze (candidato a tre premi Oscar, tra cui quello per la miglior regia.), La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia (1978) e Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova (1978).

Anni’80

I film che questa straordinaria regista realizza in questo decennio sono: Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada (1983), Sotto..sotto.. strapazzato da anomala passione (1984), Un complicato intrigo di donne,vicoli e delitti (1985), Notte d’estate con profilo greco, occhi a mandorla e odore di basilico (1986) e In una notte di chiaro di luna (1989).

Sono molte le peculiarità che si notano nei film della Wertmuller: raffinatezza delle ambientazioni, titoli esageratamente lunghi e uno specchio sociologico dei contrasti economici, politici dell’Italia vissuta in prima persona dalla regista.

Gli anni ’90

Nel 1992 Lina dirige magistralmente Io speriamo che me la cavo tratto dal libro di Marcello Dell’Orta, in cui Paolo Villaggio interpreta un maestro ligure spedito per errore in una scuola elementare di una zona molto problematica di Napoli, ritratto dolceamaro di giovani sospesi tra difficoltà e grandi speranze. Nel 1996, torna alla satira politica fra comunisti e leghisti con Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica, con Tullio Solenghi e Veronica Pivetti; due anni dopo Lina prestò la voce al personaggio di Nonna Fa nel film Disney Mulan e successivamente dirige Ferdinando e Carolina (1999).

Il Duemila

La Wertmüller torna dietro la macchina da presa con la serie televisiva Francesca e Nunziata del 2001 con Sophia Loren e Claudia Gerini, e il film Peperoni ripieni e pesci in faccia del 2004 sempre con una favolosa Loren. Il successivo Mannaggia alla miseria del 2008 con Gabriella Pession e Sergio Assisi. Nello stesso anno le è conferito il David di Donatello alla carriera.

Nel 2008 perse la persona più cara suo marito Enrico Job, di sei anni più giovane di lei, scenografo e costumista di quasi tutti i suoi film. Nel 2013 recitò un cameo nel film di Riccardo Milani Benvenuto Presidente! nel ruolo di membro dei poteri forti, insieme con il collega Pupi Avati, il critico Steve Della Casa e il giornalista Fabrizio Rondolino. Il 22 dicembre 2015 il sindaco di Napoli Luigi de Magistris le conferì la cittadinanza onoraria della città.

Nel 2020 ricevette invece, circondata da amiche storiche come Sophia Loren e Isabella Rossellini, il Premio Oscar onorario, momento in cui non perse occasione per ribadire con il suo humor: “[Il premio] si dovrebbe chiamare con un nome femminile: è una cosa gravissima che si chiami Oscar, dovrebbe chiamarsi Anna! Ma comunque, pazienza”. Nella motivazione dell’assegnazione al premio più ambito e prestigioso c’era scritto: «per il suo provocatorio scardinare con coraggio le regole politiche e sociali attraverso la sua arma preferita: la cinepresa».

Nelle interviste Lina Wertmüller non parlava mai solo di cinema, era un vulcano di aneddoti e storie che mostrava come per lei la sua arte fosse soprattutto vita. L’arte per la Wertmüller è sempre stata fondamentale e ha utilizzato vari modi per esprimerla anche attraverso la pubblicazione di vari romanzi ne citiamo due più famosi: Essere o avere, ma per essere devo avere la testa di Alvise su un piatto d’argento, Avrei voluto uno zio esibizionista.

Donna dal carattere vulcanico, imprevedibile ma anche profondamente solare, dai capelli color argento e da profondi occhi marroni “incorniciati” da occhiali bianchi. La Wertmuller era dotata di uno stile sfacciatamente teatrale, il suo gusto per le storie che fondevano inevitabilmente commedia e tragedia.

Nei suoi film ha esplorato con passione i ruoli sociali dell’uomo e della donna grazie soprattutto, al suo sguardo sempre ironico e disincantato sulle evoluzioni politiche e sociali. Ha raccontato l’Italia in modo pungente e grottesco, ma senza mai prendersi sul serio, realizzando dei veri propri cult conosciuti nel mondo e di cui non si perderà mai la memoria.

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