L’apparenza e l’essenza: dualità contrapposte

«Puoi togliere una ragazza dalla provincia, non puoi togliere la provincia da una ragazza». Come dire: le fragilità non ti abbandonano.

“Penso di avere dentro di me un lato gioioso e un lato triste” Marilyn Monroe.

ll tempo di Marilyn è quello degli anni dello studio system; i miti dei divi cinematografici sono il risultato di processi creativi elaborati dalle case di produzione. Il filosofo Edgar Morin è stato il primo ad affrontare il mondo dei divi: sono i miti ed eroi della modernità. Marilyn secondo questo filosofo diventa la risposta del cinema alla minaccia rappresentata dalla televisione negli anni Cinquanta.

Marilyn è la più completa incarnazione della sessualità mai apparsa sugli schermi, una donna affascinante, orgogliosa del proprio corpo e della propria sessualità. Oltre la sensualità, c’è anche un raffinato talento comico, nella scena di Fermata d’autobus in cui canta goffamente “That Old Black Magic,”, dove si evidenzia la sua maestria nel passare a una comicità da avanspettacolo ad un pathos commovente di cui lei sola era capace. La sua identificazione legata al personaggio da sex symbol non concedeva spazio alla propria identità con le sue fragilità emotive.

Una donna colta, curiosa, fervida lettrice, annotava nei suoi quaderni di appunti, pensieri, stati d’animo e abbozzava dei componimenti poetici. L’immagine nota di Marilyn svampita e superficiale è semplicemente il riflesso della sua celebrità, lei tendeva a nascondere le insicurezze, emotività e paure. Una persona perfezionista che tendeva sempre a migliorarsi ,studiando meticolosamente recitazione con Lee Stasberg e sua moglie Paula presso l’Actors Studio.

Norma Jeane Mortenson Baker alias Marilyn Monroe se non fosse morta prematuramente oggi (forse) avrebbe compiuto 95 anni. Sua madre Gladys Monroe non era in grado di prendersi cura della neonata, a causa dei suoi problemi psichici e suo padre scomparve prima della sua nascita. Cresce in orfanotrofi e famiglie affidatarie, dove subisce una tragica violenza sessuale, lasciando un grande senso di vuoto e di disagio nel cuore della piccola.

Norma nutriva speranza nell’amore e a soli 16 anni sposò James Dougherty, si trasferirono a Los Angeles a casa della suocera. James partì per il fronte e si arruolò nella marina mercantile, mentre lei lavorò come operaia nella fabbrica Radio Plane. Il fotografo David Conover fu incaricato di scattare immagini propagandistiche del lavoro
femminile in epoca bellica, notò Norma e la presentò ad un’agente, Emmelline Snively convincendola a tentare la carriera da modella per duecento dollari a scatto. Per divergenze e incomprensioni coniugali i giovani sposi decisero di divorziare.

Nel 1946 Norma fu lanciata come pinup e cover-girl e riuscì con un abile mossa pubblicitaria ad assicurarsi un provino alla 20th Century-Fox. L’attore Ben Lyon,allora talent-scout le consiglia di cambiare nome fu scelto Marilyn (per la diva Marilyn Miller) e Monroe, dal nome di sua nonna da sposata. Sotto suggerimento di Emmeline Snively, direttrice della Blu Book School of Charm and Modeling, si schiarì i capelli, sottoponendosi a piccoli interventi di chirurgia plastica al naso e al mento.

L’attrice abbandonò la sua vera identità e cominciò la messa in scena di Marilyn Monroe. Nel film The Shocking Miss Pilgrim (1947) di George Seaton, gli fu affidato il ruolo della centralinista (si udì solo la voce di Marilyn). Dopo una serie di ruoli minori la Monroe concluse il contratto con la Fox e nel 1948 collaborò per la Columbia Pictures, come attrice protagonista in Orchidea bionda. Seguirono film come Amori sui tetti (1949), Giungla d’asfalto (1950), Eva contro Eva (1950 ) di Joseph L Mankiewicz dove Marilyn interpretò un piccolo ruolo (la signorina Caswell).

Nel 1952 la Fox affidò alla Monroe il ruolo di una ragazza psicopatica nella pellicola Tua bocca brucia , l’interpretazione punteggiata da momenti d’intuizione e d’intensità, forse stimolati anche dai ricordi d’infanzia. I tre film usciti nel 1953 consacrarono Marilyn la star per eccellenza Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un miliardario.
Niagara melodramma criminale e passionale,fu scritto da C.Brakett,W. Reisch e R. Breen. Sequenze emozionanti grazie alle angolazioni della cinepresa che sfruttarono al meglio le esterne girate alle cascate del Niagara e l’utilizzo del colore resero suggestive le immagini.

I tre anni compresi tra Niagara e Fermata d’autobus(1956), segnarono l’apice della sua carriera di
attrice e relativamente sereni anche sul piano personale. Nel 1954 Marilyn sposò il giocatore di baseball Joe di Maggio, il loro matrimonio durò solo nove mesi, probabilmente per la troppa gelosia di lui. Due anni dopo la Monroe convolò a nozze con il drammaturgo Arthur Miller tentando di avere un figlio per ben tre volte, tutte concluse in aborti; a causa di endometriosi patologia sofferta dall’attrice.

Nel 1959 in A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, Marilyn fu brillante, radiosa e piena di umorismo. In Facciamo l’amore (1960) di George Cukor film meno riuscito. L’attrice riuscì a stento a concludere le riprese degli Spostati (1961), Miller sceneggiatore del film si ispirò palesemente a Marilyn nel delineare il personaggio di Roslyn. In questo film si evidenziò il suo grande talento attoriale. La diva che stava affrontando un periodo “buio”, probabilmente per aver visto infrangere il suo sogno di essere madre, era spesso intontita dai narcotici e fu ricoverata in ospedale. La crisi della Monroe portò al deterioramento del suo legame con Miller e nel 1961 divorziarono ufficialmente.

Una stella brillante su un percorso oscuro

La Bellezza dietro l’angoscia, Lamolinara Mauro

Marilyn Monroe e John Fitzgerald Kennedy si conobbero grazie a Peter Lawford cognato e marito di Patricia Kennedy che frequentavano l’ambiente di Hollywood e il gruppo di amici di Frank Sinatra. Il senatore del Massachusetts fece una corte spietata alla diva e lei accolse di buon grado le sue attenzioni, tanto che da lì a poco i due intrapresero una relazione clandestina che durò fino a dopo le elezioni presidenziali. Il matrimonio tra John e Jacqueline fu architettato anche in funzione della carriera politica di Kennedy, insieme ai loro figli rappresentavano il quadro familiare perfetto.

La moglie consapevole degli adulteri del marito rimase al suo fianco fino alla tragica morte, assassinato a Dallas il 22 novembre 1963. John fu il primo presidente americano cattolico, (il secondo è l’attuale presidente Joe Biden), incarnò alla perfezione il sogno americano, il rinnovamento, lo sguardo fiducioso verso il futuro, le speranze di una nazione che voleva crescere. Marilyn desiderava ufficializzare il suo amore con John ma il prezzo da pagare era troppo alto per
l’uomo più potente del mondo.

Marilyn rimase delusa da questo triste epilogo sentimentale, ma dotata d’intelligenza dissimulata, candida e penetrante fa breccia nel cuore di Robert Kennedy. Questo idillio d’amore con il ministro della giustizia si concluse e l’attrice si ritrovò con un vuoto incolmabile per questo amore perduto. Il 5 agosto 1962 Marilyn Monroe venne ritrovata morta nella sua casa a Los Angeles. L’allarme venne lanciato da Eunice Murray, governante della diva, che allertò lo psichiatra della Monroe. Fu lui ad accertare la morte dell’attrice per overdose da barbiturici. Ancora oggi la morte della star rimane un mistero, la versione più accreditata è quella del suicidio tramite abuso di medicinali.

L’ artista Andy Warhol, decise di ritrarre il volto di Marilyn Monroe dopo la sua prematura morte. Diverse furono le versioni spesso minimali e solo cromatiche, utilizzò alcuni fotogrammi del film Niagara. Nella serigrafia l’attrice venne ritratta non tanto come persona ma in qualità di personaggio consumato dalla propria celebrità. Warhol propose Marilyn come un prodotto dello star system, ma non rinunciò a denunciare il disagio che l’attrice celava dietro quel volto perfetto.

Appare quasi inconcepibile come molti suoi contemporanei non hanno saputo cogliere la professionalità della diva, forse, solo limitata dai ruoli “confezionati “per lei. In una sua celeberrima frase, Marilyn dichiara: “Non mi interessa il denaro, lasciando piuttosto sorpreso uno dei suoi produttori. Voglio solo essere meravigliosa.” Ci riuscì come nessun’ altra. Marilyn Monroe rimane l’icona immortale della celebrità

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