Champions League

ELIMINATE JUVENTUS, ATALANTA E LAZIO

Ennesima figuraccia (non ci sono altre parole per descriverla) del calcio italiano sul palcoscenico più importante, la Champions League. Dopo la clamorosa eliminazione dell’Inter già nella fase a gironi, escono malamente anche le tre squadre superstiti. C’è da dire che, se è vero che Lazio e Atalanta erano attese di impegni al limite del proibitivo, dalla Juventus – alla vigilia, tra le papabili vincitrici del torneo – ci si attendeva sicuramente di più. Fatte le dovute premesse, come di consueto, procediamo con ordine.

Partita d’altri tempi all’Allianz stadium, la settimana scorsa, dove la Juventus era chiamata alla rimonta dopo la sconfitta per 2-1 nel match d’andata. Dopo appena 20 minuti, i bianconeri sono già sotto, grazie al rigore al rigore causato da Demiral e trasformato da Oliveira. I ritmi sono altissimi: il Porto tira in porta per ben otto volte in 26′, colpendo anche un incrocio dei pali con Taremi; la Juve ha la sua migliore occasione con Morata, al quale si oppone Marchesin.

Nella ripresa, la gli uomini di Pirlo si trasformano e Chiesa trova subito il pareggio. Poco dopo il Porto rimane in 10 per l’espulsione di Taremi, e da lì in avanti inizia il Chiesa-show. L’ex Fiorentina prima sfiora il raddoppio, per poi trovarlo su colpo di testa.

L’inerzia del match sembra essere tutta a favore della Juventus, in virtù anche della superiorità numerica, ma i portoghesi oppongono una estrema resistenza, al punto da trascinare le ostilità fino ai supplementari, nel corso dei quali succede l’incredibile. A 5 minuti dalla fine, Oliveira, con una punizione velenosa su cui la barriera dei bianconeri non è esente da colpe, trova il pareggio. Sembra finita, ma appena due minuti dopo Rabiot, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, trova il nuovo vantaggio che alimenta ancora le speranze del passaggio del turno.

Speranze che restano vane al triplice fischio dell’arbitro, che decreta l’uscita dal torneo e l’ennesima delusione europea per la compagine juventina, che ormai vede come un tabù la Champions League. Con Cristiano Ronaldo, l’investimento più oneroso della storia, la Juventus ha collezionato due eliminazioni agli ottavi e una ai quarti. Un bilancio che richiede una seria riflessione sul futuro del rapporto con il fuoriclasse portoghese.

Martedì scorso, l’Atalanta era chiamata a una vera e propria impresa, a Madrid, per rimontare lo 0-1 dell’andata contro il Real. Un Real sicuramente lontano dai fasti calcistici di qualche anno fa, ma pur sempre una squadra che, in Europa, si trasforma riuscendo a tirare fuori il meglio di sè. La rimonta non c’è stata, ma i bergamaschi hanno poco di cui rimproverarsi, uscendo a testa alta contro un avversario che è semplicemente stato più forte.

Certo, se dopo mezz’ora di gioco, Sportiello non avesse sostanzialmente regalato il vantaggio agli spagnoli (gol di Benzema), forse la partita si sarebbe potuta mettere su binari differenti. Ma “con i se e con i ma” la storia non si fa, quindi sarebbe inutile recriminare. Una volta in svantaggio, i nerazzurri hanno provato a reagire, ma alla fine hanno dovuto subire il raddoppio merengue ad opera di Sergio Ramos, su rigore provocato da Toloi.

Il raddoppio ha chiaramente tagliato un po’ le gambe agli uomini di Gasperini che comunque non hanno mollato, riuscendo a trovare il gol al minuto 83 con una splendida punizione di Muriel. Due minuti dopo, però, ci ha pensato Asensio a ristabilire le distanze fissando il risultato sul 3-1 finale.

Di sicuro, per i bergamaschi, c’è tanta amarezza per un’eliminazione maturata contro quella che non è più la corazzata di un tempo, ma anche la consapevolezza di potersela giocare ormai alla pari con tutti, e chissà, magari riprovarci ancora l’anno prossimo. Ieri sera, infine, si è disputato il match tra Bayern Monaco e Lazio. Una pura
formalità, una partita atta solo ad aggiornare le straordinarie statistiche dei campioni in carica che, dopo il 4-1 dell’Olimpico, avevano già la qualificazione in tasca.

La Lazio, però, chiamata a un’impresa ai limiti dell’impossibile, non ha affatto sfigurato, soprattutto nella prima mezz’ora, creando anche un paio di palle gol con Milinkovic-Savic. Poi al 33′, un fallo in area di Muriqi su Goretzka ha consentito a Lewandowski di portare in vantaggio i suoi su calcio di rigore. Nella ripresa, il raddoppio di Choupo-Moting, appena entrato, ha di fatto chiuso il match. Soltanto l’orgoglio, nel finale, ha consentito ai biancocelesti di accorciare le distanze con Parolo.

Con la sconfitta della Lazio, la disfatta delle italiane è consumata. Una delusione che va ripetendosi ormai da anni (l’ultimo trionfo è quello dell’Inter del triplete nel 2010) e a cui sembra difficile trovare un rimedio. Sta di fatto che il divario tra le big italiane e le squadre europee pare ampliarsi sempre di più, cosa che renderà sempre meno
appetibile la serie A ai grandi campioni e ai grandi investimenti, di cui ci sarebbe davvero bisogno.

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