Cattive notizie per quanto riguarda il movimento Pro-Democrazia

Mentre tutto il mondo continua a fare i conti con la pandemia a Hong Kong la situazione precipita sempre più. La Cina continua imperterrita nella sua opera di repressione dei movimenti democratici. Infatti, nel giro di una settimana, il fronte democratico è stato decimato, per non dire decapitato, dalla polizia che opera con la ‘scusa’ della sicurezza nazionale. I continui arresti da parte delle autorità stanno mettendo a dura prova il movimento Pro-democrazia dell’isola.

Tra gli undici ultimi arresti di ieri spicca, addirittura, l’avvocato Daniel Wong. L’uomo è da sempre un legale di che si è sempre battuto in favore dei diritti umani. L’accusa mossa sarebbe quella di cospirazione. Atto posto in essere dai componenti pro-democrazia in favore degli altri dodici componenti incarcerati lo scorso agosto. Per molti questa situazione non porterebbe a nulla di buono.

Sempre ieri, attraverso il sito dell’Ansa, era circolato il risultato del rapporto stilato dallo Human Rights Watch, intitolato ‘World report 2021’, presentato a Ginevra. Nelle 700 pagine si afferma che, senza mezze misure, la Cina “è nel pieno del suo periodo più buio sul fronte dei diritti umani dal massacro di Tienanmen del 1989”. In sostanza, vuol dire che da quella data ad oggi non è cambiato molto il modus operandi del partito comunista. Repressione della libertà ieri, repressione della libertà oggi e non un caso il richiamo proprio a ciò che successe in piazza Tien An Men.

Ma l’organizzazione per i diritti umani, nel rilasciare il suo rapporto, non si ferma qui; rincarando persino la dose afferma che: “L’intensificazione della repressione a Hong Kong e nello Xinjiang è emblematica del peggioramento della situazione dei diritti umani sotto il presidente Xi Jinping”.

Nel mirino dell’autoritarismo cinese ci sono, soprattutto e purtroppo, non solo le minoranze etniche indicate nello Xinjiang, come gli Uighuri, ma anche nella Mongolia interna e nel Tibet. Senza dimenticare che il regime di Pechino sta ancora puntando su Taiwan.

Ancora: “Ha dato priorità al controllo governativo piuttosto che alla trasparenza” e “Il suo attacco più aggressivo ai diritti umani nel territorio dal trasferimento della sovranità del 1997”. Queste sono sempre frasi presenti nel rapporto menzionato. In cui si descrive, senza sé e senza ma, l’operato di un regime che ostacola la circolazione di notizie in tutti i modi possibili. Come per esempio non solo incarcerando avvocati ma oscurando anche i vari siti web.

In definitiva un aggiornamento sulla pandemia. Proprio ieri è rimbalzata, proprio ieri, che in Cina i contagiati dal coronavirus sono risaliti, purtroppo, alla cifra di 28 milioni. Nello stesso tempo la squadra di esperti che si doveva recare nella zona dell’epicentro della pandemia, Wuhan, è, attualmente, in isolamento per quindici giorni; mentre agli altri due componenti è stato negato l’ingresso a Pechino perché positivi al covid-19.

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