Il 15 Settembre del 1986, Stephen King ci regalò uno dei romanzi più semplici ed al tempo stesso più complessi della letteratura moderna

Dunque, ieri avevamo concluso la prima parte di questo speciale con un’osservazione ben precisa rivolta ad un qualsiasi lettore. Un concetto legato alla prospettiva, dello stesso, che, nel leggere, questo immenso capolavoro letterario degli anni 80 ed oltre, deve esser ancor più aperta di quello che si potrebbe pensare. Per qualcuno, forse, questo nostro pensiero potrebbe apparire esagerato o addirittura fuorviante nei confronti di un romanzo di mero intrattenimento. Ed è qui che nasce l’equivoco. In fondo anche ieri, per tutta la prima parte ci siamo abbastanza soffermati sulla nostra convinzione.

No, non è solo quella della complessità della storia, nonostante il soggetto riportato alla buona, sempre ieri, possa sembrare alquanto semplice. Nella narrativa, non solo quella prettamente letteraria, ma anche quella collegata al gergo di qualsiasi telefilm, esiste una differenza ben precisa: quella rappresentata dalla sussistenza della trama, in senso generale, e delle sottotrame, in senso più approfondito.

Con la prima, e non si sarebbe neanche bisogno di dirlo, si intende l’idea primaria; quella da cui parte il vero sviluppo di una storia, che sia per un racconto, per un film, per una serie televisiva e quindi anche di un romanzo. In merito, invece, alle sottotrame, la nostra analisi ci porta a considerarle come quelle microstorie che promanano dalla storia primaria. Ovvero quella basilare.

Il romanzo di ‘It’, di sottotrame, ne è pieno zeppo. Non sappiamo quanto Stephen King si sia reso conto di questo particolare, ma considerare, anche se si tratta di un unico volume, la storia come un’unica storia si commette un gravissimo errore. Ciò deriva dal semplice fatto che l’autore nato a Bangor, il 21 settembre del 1947, quindi fra qualche giorno è anche il suo 79° compleanno, nello Stato del Maine, ha sviluppato tante piccole e singole storie per ogni personaggio presente nel romanzo.

Anche il luogo in cui avvengono i fatti ha, nella sua essenza, una storia da cui partire. Un modo di sviluppare le trame molto tipico dello stesso autore. Non è un caso che in tutti i suoi bestsellers più rilevanti, se avete notato bene cari lettori, King usa sempre questa sorta di struttura narrativa. Qualcuno, in maniera impropria, potrebbe considerare l’opera come ‘kolossal letterario’.

Forse sarebbe ancor più giusto contemplare la capacità stessa dell’autore di voler approfondire uno o più aspetti che emergono durante le singole fasi di scrittura. Tanti dettagli che tendono, sì, ad unirsi come tanti piccoli pezzi di un unico puzzle, ma che trovano il loro comune denominatore in un unico punto di riferimento. La storia in sé, chiederete voi? Non sempre è così.

La nostra analisi si sposta verso un messaggio apparentemente implicito ma, al tempo stesso, esplicito. Un dettaglio, un particolare, un’ulteriore trama insita nelle singole storie che lo stesso King ci propone. Un qualcosa che neanche il lettore più attento, quasi sicuramente alla prima lettura, riesce quasi nell’immediato ad intravedere. Se il pagliaccio serial kyller di ragazzini è, nella sua essenza, il protagonista principale della storia, da un lato, dall’altro lo sarebbero anche il gruppo di ragazzini cresciuti con il tempo.

Una volta diventati adulti sono costretti a ritornare non tanto in un luogo che li ha visti crescere e fuggire per un’unica ragione comune. Non è un ritorno prettamente fisico. No, è un altro tipo di ritorno: ma è qualcosa di più. Un viaggio che gli stessi non pensavano neanche di dover effettuare nuovamente. Una piccola digressione, ma sempre connessa a quanto stiamo analizzando fino a questo momento: chiunque legge un romanzo, nella maggior parte delle volte, prova anche ad immaginare il tono di voce dell’autore. Attenzione, abbiamo detto tono, non timbro di voce; anche in questo caso sussiste una mera differenza da non sottovalutare.

Con il timbro si fa riferimento al ‘colore’ unico della voce, intesa come impronta digitale; per quanto riguarda il tono, invece, si fa riferimento all’altezza o l’inflessione emotiva che usiamo per comunicare un’intenzione. In questo senso cosa significa? Tornando al punto in cui ipotizziamo che tutti quanti noi, nessuno escluso, quando leggiamo un romanzo, ciò vale anche per i saggi alle volte, immaginiamo la voce dell’autore. Nel caso di Stephen King l’immagine sua è abbastanza eloquente. Oltre a riflettere al suo timbro e, quindi, anche al suo tono di voce, nella nostra mente lo vediamo seduto, accanto al camino magari, e noi accomodati sul divano ad ascoltarlo con molta attenzione.

Ecco, questo è l’unico modo per descrivere in maniera diretta la prosa che lo stesso autore ha voluto adottare per questo che rimane il suo più grande capolavoro della sua carriera letteraria. L’analisi, però, non finisce qui, anzi: ci permette di riprendere quanto stavamo affermando in precedenza, allontanandoci dalla digressione sviluppata fino a questo momento.

Un’analisi che ci permette di considerare quel vero messaggio che anche noi abbiamo tenuto nascosto. Un messaggio rappresentato da una situazione comune a tutti noi e che viene riconosciuta mediante la semplice ma inquietante parola di ‘trauma’. A sua volta, con quest’altro termine si intende la forte rottura emotiva causata da un evento critico che supera la normale capacità della persona di affrontarlo e di gestirlo. Ecco spiegato il motivo del perché, in precedenza, abbiamo sottolineato la non volontà, da parte di ogni singolo protagonista principale, nel non voler ritornare nel luogo della prima adolescenza.

Per essere ancor più precisi, nel luogo in cui è avvenuto quel trauma dal quale loro vogliono fuggire. Un trauma, comunque, affrontato già una prima volta, a partire dal 1957 e ventisette anni più tardi devono tornare a fare i conti. È chiaro che nella sua essenza questa parte di storia, questa sorta di sequel in un unico romanzo, questa seconda parte rappresenta, nei fatti, una vera e propria metafora.

Una metafora suddivisa, a sua volta, nelle singole storie personali di ognuno dei ragazzi ormai adulti e che hanno raggiunto un certo tipo di vetta nella vita. Chi è diventato presentatore, chi è diventato scrittore e chi è rimasto proprio in quel luogo nell’attesa che accadesse ciò che si sperava che non avrebbe mai e poi mai dovuto accadere di nuovo…

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