Questa estate il celebre scrittore americano ha compiuto 70 anni e in questo speciale raccontiamo la sua storia

Tra una celebrazione mancata ed una fremente attesa, lunga quasi sei anni, ci accingiamo ad inaugurare, per la miliardesima volta, quelle che sono le pagine virtuali della rubrica interamente dedicata ai libri e che anche in questa fine di agosto 2026 si è ritrovata a suo malgrado protagonista dell’ennesimo reboot.

Ha fungere da mero apripista per tutti gli altri appuntamenti che si seguiranno, come una sorta di capitoli indiretti, abbiamo pensato di non soffermarci sui classici personaggi od opere letterarie. Troppo facile e scontato, anche se, in fondo, la scorsa settimana lo avevamo già sbandierato ai quattro venti. Quindi su colui che da sempre ci svela storie particolari alle quali ci affezioniamo, attraverso il lancio di personaggi diventati con il tempo iconici e non solo grazie alle sue opere letterarie.

In via del tutto generale pensiamo all’autore nella sua essenza ed in quanto tale. Il vero oggetto. Semmai il vero soggetto, intorno al quale ruota il mondo della letteratura in generale. Poco importa a quale epoca si fa riferimento o al quale esso appartenga. Se non esistessero loro, gli autori dunque, come riusciremmo a conoscere e a parlare di certi personaggi? Di certe opere? D’altronde se al giorno d’oggi alcuni lettori hanno potuto incontrare protagonisti come Don Stilweel, Jack McEvoy, René Ballard, Mickey Haller ed Hieronymus ‘Harry’ Bosch a chi lo si deve? Semplice, ad un autore in particolare.

Cinque personaggi, dunque, che non sono in cerca di autore, come i quattro di Pirandello nel suo leggendario capolavoro letterario di centocinque anni fa, perché, loro cinque, appunto, l’autore c’è l’hanno, eccome. Un autore capace di fruire del suo stesso lavoro come mera fonte di ispirazione per le sue storie; un autore che all’inizio della sua stessa carriera personale non doveva neanche essere uno scrittore, nonostante uno dei suoi genitori fosse appassionato di un certo genere di letteratura. Strano vero?

Un particolare, questo, non proprio di poco conto. L’anonima casalinga Mary Connelly, sposata con il costruttore edile W. Michael Connelly, era solita divorare romanzi di letteratura gialle e polizieschi. Secondo le cronache dell’epoca, risalenti alla prima metà degli anni ’50, anche se sospettiamo che la sua passione era esplosa ancor prima di quel periodo ufficiale, tra i suoi autori preferiti spiccava un certo, si fa per dire: Raymond Chandler. Il padre dell’investigatore privato Philip Marlowe, tanto per intenderci. Tale passione, tale voglia di leggere assiduamente libri con quel tipo di storie riuscì a tramandarlo al suo secondo figlio, che venne al mondo il 21 luglio del 1956.

Eppure, Michael Connelly, si cari lettori avete letto molto bene il nome, durante i suoi primi anni giovanili, non pensava minimamente di raccontare storie; di qualsiasi genere. Nonostante ciò, qualcosa in lui veniva sempre alimentato. Man mano che cresceva, in Michael cresceva sempre l’interesse per il crimine e i misteri. Una prima svolta si presentò quando aveva solo ed esclusivamente sedici anni.

Durante una delle tante notti in cui rientrava a casa come lavapiatti, la sua attenzione fu attirata da un movimento sospetto da parte di uno uomo che gettò qualcosa in direzione di una siepe. Deciso ad indagare per conto proprio, scoprì che quell’oggetto misterioso era una pistola avvolta in una camicia da boscaiolo e successivamente seguì quella stessa persona in un locale.

Tornato a casa raccontò tutto a suo padre e, sempre successivamente, il futuro autore, portò alcuni agenti di polizia in quello stesso locale ma l’uomo si era dileguato. Quello fu il suo primo vero incontro con il mondo sia del crimine e sia della polizia, rimanendo affascinato sul lavoro che questi ultimi svolgevano per le strade. Eppure, come sottolineato in precedenza, il leggendario scrittore che noi tutti conosciamo per i personaggi che ci ha regalato, non doveva essere un autore.

Le sue intenzioni erano quelle di intraprendere la stessa strada paterna, ovvero quella di imprenditore edile. Affinché questo suo progetto si tramutasse in realtà, Connelly decise di iscriversi alla Rinker School of Building Construction, facoltà dell’Università della Florida di Gainesville.

Ulteriore dettaglio, sul quale in precedenza, abbiamo appositamente sorvolato per affrontarlo in questo determinato punto, Michael Connelly nacque a Philadelphia, nello stato della Pennsylvania. Una volta compiuto dodici anni la sua famiglia si trasferì nello stato del sole. Prima dell’università, Connelly frequentò la Saint Thomas High School a Fort Lauderdale.

Dunque, torniamo a quel periodo universitario: iscritto presso la facoltà di costruzione edile, Connelly, quasi sicuramente, voleva dare una soddisfazione in più a suo padre il quale, però, in base alle informazioni che abbiamo reperito per le nostre ricerche, Michael Connelly Sr, a quanto sembra, in gioventù aveva nutrito tutt’altro tipo di passione. Si dice che il padre del futuro scrittore fosse un artista frustrato che spingeva i suoi figli ad avere successo nella vita, nel settore artistico, quasi sicuramente. Sempre secondo le cronache dell’epoca, Connelly Sr, nella sua carriera professionale, aveva alternato sia successi che fallimenti.

Fallimento al quale andò incontro proprio suo figlio, Michael Connelly. Infatti, quest’ultimo deciso a volersi iscrivere alla facoltà, che gli permetteva di proseguire l’attività di famiglia, mantenendo allo stesso tempo il nome di famiglia in quello stesso settore, dopo un po’ di tempo i risultati furono al di sotto delle aspettative, in modo particolare in gestione delle costruzioni; la branca mediante il quale aveva deciso di specializzarsi.

Siamo agli inizi degli anni ’70, esattamente nel 1973 e il regista Robert Altman portò al cinema la trasposizione cinematografica de ‘Il lungo addio’, capolavoro postumo di Raymond Chandler, uscito solamente venti anni prima. A ricoprire il ruolo di Philip Marlowe venne ingaggiato l’attore Elliot Gould. Connelly non attese molto nel recarsi al cinema per andarlo a vedere.

Una volta uscito dalla sala cinematografica, lo stesso futuro autore di romanzi polizieschi si convinse che quella era la sua vera strada, ovvero scrivere storie di quello stesso genere. Galvanizzato dalla nuova prospettiva da concretizzare non solo riprese a leggere, dal principio, tutti i romanzi del celebre scrittore scomparso nel 1959, ma cambiò facoltà: iscrivendosi al College of Journalism and Communications dell’Università della Florida.

Grazie a questa seconda svolta, definitiva, nella sua vita non solo si specializzò in giornalismo ma anche in scrittura creativa…

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