Il 22 agosto del 1986 usciva nella sale americane il leggendario e film cult ispirato da un racconto di Stephen King
In conclusione della penultima parte di ieri vi abbiamo lasciato con un quesito. Una domanda volta ad indagare o quantomeno a ricordare su chi fossero i protagonisti del romanzo di Stephen King, It, uscito il 15 settembre del 1986; dunque quattro anni dopo a ‘Stagioni diverse’, comprensivo del racconto ‘Il Corpo’ e quasi un mese dopo alla trasposizione cinematografica di ‘Stand by me’. Anche in quell’occasione il perno principale della storia era rappresentato da un gruppo di adolescenti, i quali dovevano fronteggiare un’entità misteriosa, assassina, che si muoveva con le sembianze di un clown; ma di questo ve ne parleremo fra un mese circa.
Dunque, ‘I Goonies’ nel 1985, Il corpo nel 1982 e Stand By Me nel 1986: siete sicuri che non vi viene nulla in mente? Siete sicuri che anni dopo non sia stato realizzato un’opera che richiama, in maniera molto diretta, questi romanzi e film? Considerando anche che ‘It’ già a partire dal 1990 ebbe la sua prima trasposizione sul piccolo schermo, per poi approdare sul grande schermo nel 2017.
Il riferimento non è puramente casuale: stiamo parlando della leggendaria serie dei fratelli Duffer, Stranger Things, di cui questa estate si è celebrato persino il decimo anniversario della prima stagione. Ma a questo punto, non solo voi cari lettori, ma anche noi, ci poniamo questa domanda: quando Stephen King realizzò ‘It’ prese come punto di riferimento la sua stessa opera? E ciò valeva anche per gli sceneggiatori che realizzarono ‘I Goonies’? o forse fu solamente una catena ispirativa totalmente scollegata l’uno dall’altro? d’altronde la domanda, parafrasando il grande Antonio Lubrano, sorge spontanea.
Ma al di là di questo dettaglio sul quale ci soffermeremo maggiormente fra meno di un mese, giungiamo sull’analisi degli ultimi due dettagli che hanno reso ancor più immortale questa trasposizione cinematografica. Partiamo dal titolo. Tra la prima e la seconda parte di questo reportage, in più di un’occasione, avevamo ripetuto che all’inizio il film non doveva essere in alcun modo proposto con questo titolo, cosa successe in verità? Per il momento vi indichiamo una serie apparentemente interminabile di titoli.
Everyday, di Buddy Holly; Come go with me, di Del Vikings; Yakety Yak, dei The Coasters; Great balls of fire, di Jerry Lee Lewis e, anche se non abbiamo riportato tutta la tracklist della soundtrack, ‘Stand By Me’ di Ben E. King. Cosa determinò tale scelta rispetto a quella iniziale? Quale fu l’elemento determinante che mutò le carte in tavola?
Per un paradosso ciò che non convinceva nella versione originale era proprio il titolo scelto da King. Un conto era intitolare un racconto ‘Il corpo’ e lasciare la sorpresa al lettore scoprire di cosa realmente si trattava, dal punto di vista cinematografico invece era tutta un’altra storia. ‘Il corpo’, per alcuni, all’interno della Columbia Pictures, la casa di produzione che accollò la responsabiltà di distribuire il film, erano convinti che quel titolo avrebbe fuorviato il pubblico, non rivelando la vera essenza della storia. Fu così che, tra le tante canzoni selezionate per la colonna sonora, si decise per scegliere il titolo della leggendaria canzone.
Come detto, il singolo pubblicato nell’ottobre del 1960 porta con sé un sound meramente evocativo di un determinato periodo storico; dunque, vista anche l’ambientazione della trama, la scelta si rivelò essere la scelta vincente. Difatti, in quella fine d’estate del 1986, la canzone di Ben E. King venne riscoperta dalle nuove generazioni dell’epoca grazie anche a questo film generazionale e ‘di formazione’ per chiunque si recava in sala a vederlo.
Prima dell’ultimo elemento, ci sarebbe anche un altro dettaglio da non dimenticare per nessuna ragione al mondo. Un elemento che rende il senso del successo del film è contraddistinto dall’incasso ottenuto al box office di quell’anno. A fronte di un budget di soli sette milioni di dollari, la produzione ne incassò quasi il quintuplo: 52 milioni di dollari. Una cifra, per l’epoca, davvero stratosferica.
Una cifra che gli permise di competere con film come ‘Highalnder – L’ultimo immortale’, ‘Il nome della rosa’, ‘Top Gun’, ‘Corto Circuito’, ‘Brivido’, ‘Nove settimane e mezzo’ e tanti altri. Tutti titoli, se notate bene, che appartengono a film ritenuti, ancora oggi, sia epocali che veri e propri cult movie.
A questo punto arriviamo all’ultimo punto, suddiviso a sua volta, in due parti. Con la prima parte ritorniamo ad analizzare la presenza, come unico attore che ricopre il ruolo di uno dei ragazzini ormai adulti, ovvero di Richard Dreyfuss. Nella versione letteraria, Stephen King non mostra mai uno dei protagonisti ormai cresciuti ma ciò si vede solo ed esclusivamente sia all’inizio che alla fine del film.
Questa scelta venne suggerita proprio dall’attore, proprio per chiudere un cerchio. Difatti, semmai non fosse mai stato mostrato da adulto il personaggio di Wheaton avrebbe significato che sarebbe rimasto intrappolato in quel limbo dopo quella terribile esperienza. Mostrandolo adulto, persino scrittore e con due figli lasciava intendere che di quell’estate, nonostante fosse stata traumatica, l’aveva superata, ma con un carico nostalgico non indifferente.
L’ultima frase che Wheaton scrive sul computer e che chiude proprio il racconto realizzato da King, ovvero: non ho mai più avuto più amici come quelli che ho avuto a dodici anni; Gesù e chi li ha avuti? Lascia intendere molte più cose di quello che si potrebbe immaginare ma, nella sua essenza, richiama proprio quanto detto nella penultima parte di ieri.
Ossia la capacità dello scrittore di leggere non solo nel proprio animo, ma anche nell’animo sia del lettore, che in questo caso diventa anche spettatore grazie alla visione del film. La seconda parte, invece, è dedicata alla scelta del regista di far dissolvere il personaggio di River Phoenix, alla fine del film, quando saluta Wheaton mentre sta raccontando la triste fine alla quale purtroppo andrà incontro. Una triste fine, che per paradosso, si ritroverà a fare anche lo stesso giovane interprete qualche anno più tardi.
Scena profetica o solo un brutto scherzo del destino? Purtroppo non possiamo darvi una risposta e ciò vale anche per il resto del cast. Una cosa è certa: a distanza di quaranta anni esatti questi film è ancora attuale per molti di noi nel nostro animo.