Il terzo speciale sui mondiali messicani tra ottavi, quarti e semifinali del 1970 e il 1986

Non fa nulla se poi prendemmo quattro sberle da Pelè e Company qualche giorno più tardi; il mondiale lo avevamo già vinto: moralmente, nonostante tutto. In fondo ve l’abbiamo raccontata così, questa leggendaria semifinale. Non proprio, forse, nel modo giusto, ma non ci andava di farlo con la classica retorica sul tempo che passa, perché anche se sono trascorsi 56 lunghi anni da quel 17 giugno del 1970 la memoria collettiva non ha mai dimenticato, tramandando le gesta di quel pomeriggio, in Messico, e di quella notte in Italia. I giovani, per non dire anche gli amanti del calcio per antonomasia, quasi sicuramente, dovrebbero fermarsi ad ammirare non solo quello che è stato quel match, ma per scoprire quello che un tempo era considerato il calcio.

Un calcio più lento, senza V.A.R., senza ingaggi stratosferici, ma più tecnico e sicuramente più romantico. Italia – Germania 4 a 3 e 56 anni dopo la leggenda continua a vivere attraverso i racconti di chi non dimentica e di chi continua a parlare e scrivere riguardo a quella che ormai è considerata ‘La partita del Secolo’.

Eppure non è un caso, ma proprio in Messico, tra le due edizioni, si sono verificati matches e gesta le quali, nel corso degli anni, sono stati indicati con l’appellativo ‘ del secolo’. Infatti, se Italia – Germania, come abbiamo visto, è considerata il match del secolo, in quella stessa edizione si è persino avuta anche la parata del secolo: Gordon Banks, estremo difensore dell’Inghilterra su colpo di testa di Pelé.

Per poi ricordare anche la finta del secolo, dello stesso numero 10 brasiliano contro l’Uruguay, che semmai fosse riuscito addirittura a segnare avrebbe fatto crollare lo stadio. Possiamo anche indicare, purtroppo per noi, anche un secondo colpo di testa, questa volta a buon fine, sempre di Pelè nella finale del 21 giugno del 1970: per il colpo di testa del secolo.

E nel 1986? Beh! Lo ammettiamo, la memoria viene subito indirizzata al 22 giugno di quello stesso anno. Sempre lo Stadio Azteca di Città del Messico e sempre un numero 10 sudamericano, argentino, che decise di partire da centrocampo per annichilire i proprio avversari del momento e non solo: gli inglesi.

Stiamo parlando di Diego Armando Maradona e su cui, come già anticipato in uno di questi speciali, fra non molto riproporremo lo speciale che dedicammo proprio al gol del secolo, all’epoca della pubblicazione si parlava del trentottesimo anniversario, in questo caso del quarantesimo anniversario. Ciò che viene spontaneo chiedersi, per l’edizione che si sta svolgendo, ci sarà qualche altra finta, gol, giocata, parata o partita che, per quanto riguarda questo secolo, sarà ritenuto tale?

E semmai si materializzerà sul campo, chi sarà il protagonista? Qualche giovane talento, qualche giovane fuoriclasse o coloro che ormai, per evidenti motivi anagrafici dopo questo appuntamento cederanno il passo alle nuove generazioni? È come se, soprattutto si parla proprio dello Stadio Azteca, le antiche divinità messicane si divertono anche loro a giocare a pallone. D’altronde, come biasimarli? Ma torniamo ai due mondiali del passato.

Dopo tutto quello che si è detto fino adesso, cos’altro aggiungere? Di certo, ci sarebbe bisogno, anche per divertirci un po’, nell’andare a scoprire quante reti furono realizzate tra i quarti di finale del 1970 e gli ottavi di finale del 1986.

Operazione che di sicuro non mancheremo di realizzare in questa sede, considerando che, per quanto concerne i quarti di finali del 1970, il numero delle reti realizzate saranno riproposte come confronto di quelle realizzate nei quarti di finale del 1986. Eppure, prima di iniziare ci sarebbe anche un’ulteriore curiosità. Non avete notato nulla tra un’edizione e l’altra in terra messicana?

Nel 1970 dalla prima fase si passò direttamente ai quarti di finale, proprio come inaugurazione della seconda fase del torneo; nel 1986 ci furono i veri e proprio ottavi di finale. Mentre quest’anno? Ci sono sia gli ottavi che i quarti, ma preceduti dalla novità, per qualcuno un po’ troppo forzata, dei sedicesimi di finale. Dunque, tentare di effettuare un vero e proprio parallelismo o anche un semplice paragone tra le singole edizioni, in merito ai gol realizzati, mostrerà, in via definitiva, un vero e proprio squilibrio tra gli stessi dati che vi riporteremo.

Infatti, per i quarti di finale del 1970 vennero realizzati ben diciassette reti. Mentre negli ottavi di finale del 1986? 26 reti, ma solo perché si trattava di un turno eliminatorio che comprendeva più squadre e quindi più partite. Nonostante ciò, i quarti di finale di sedici anni prima non hanno sfigurato. Eppure, in definitiva, potremmo anche soffermarci ancora una volta su Maradona e Pelè, ma non è questo il momento per farlo.

Semmai, non solo per dovere di cronaca, appare più logico soffermarci sulla fallimentare spedizione della nostra nazionale in terra messicana del 1986; la sua corsa si fermò direttamente agli ottavi di finale di quella competizione, non riuscendo più a difendere il titolo. Andando oltre alle possibili apparenze iniziali, era chiaro che dopo il 1982 lo stesso calcio italiano, in ambito di nazionale, stava mostrando un forte calo.

La leggendaria vittoria in terra spagnola aveva fatto perdere ulteriori stimoli che portò non solo alla deludente seconda spedizione messicana, ma la nostra nazionale non si qualificò neanche ai precedenti Europei di calcio in terra francese. L’allora Commissario Tecnico Enzo Bearzot commise l’errore di non svecchiare la squadra e affidandosi, a rigor di logica, agli uomini che lo avevano portato in trionfo quattro anni prima.

Il punto però era che gente come Scirea, Bruno Conti e lo stesso ‘Spillo’ Altobelli non erano più quelli di quattro anni prima. In compenso, però, in quella stessa rosa di giocatori iniziavano a farsi largo nomi come Ferdinando De Napoli e Gianluca Vialli. Per uno strano scherzo del destino c’era Baresi, ma non Franco ma il fratello Giuseppe.

Dunque, era chiaro che Bearzot non aveva intuito che dopo Spagna 1982 c’era da costruire un nuovo gruppo, una nuova nazionale e non mantenere gli stessi per riconoscenza. Forse di sicuro non avremmo rivinto il mondiale, ma molto probabilmente saremmo andati più avanti in quella stessa competizione.

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