Tra oggi e domani si rinnovano le ricorrenze del 1° e 2 Novembre

Dai reportage e speciali della settimana appena, il nuovo è già istituzionale appuntamento della domenica è pronto anche in questo primo giorno dell’undicesimo mese dell’anno: novembre. E si sa che dopo oggi e dopo domani scatta, nell’immediato, il periodo natalizio. Non importa se si tratta dal 3 novembre in poi; sappiamo solamente che, passato questo mese appena inaugurato, ci sarà prima il nostro classico anniversario e per noi saranno ‘sei’; ma non ci pensiamo.

Già da oggi abbiamo testa a quello che sarà non solo da martedì, ma anche dal prossimo 24 novembre. Infatti, fra due martedì prenderà il via la quinta edizione dello Special Christmas, dal primo dicembre la seconda edizione dello ‘Special Month’ e la seconda edizione interamente dedicata all’ultima settimana dell’anno.

I tre grandi ed ultimi appuntamenti di questo 2026 i quali, rispetto alle edizioni precedenti, saranno portatrici di una novità in più. Lo schema è quello applicato durante lo ‘Special Summer’ in cui cerchiamo di recuperare alcune celebrazioni saltate in questo lungo periodo; in modo da completare il ricordo di alcuni eventi da non dimenticare.

Non solo: questo appuntamento non finisce qui: infatti ora ci soffermeremo sull’importanza storica e di tradizione che non deve essere mai accantonata dei primi due giorni di questo mese. Non solo stiamo anche pensando che, proprio domani, ovvero lunedì, il classico appuntamento musicale forse non ci sarà. È rinviato al primo giorno della settimana prossima. Oggi e domani ci concentriamo su una piccola analisi relativa a due ricorrenze che ci riguardano da vicino; infatti, trascorso il giorno di Halloween il periodo di festa non termina, almeno per noi.

In Italia sussiste un’altra tradizione, meno commerciale, e ben più radicata nella nostra storia che, alle volte, sembra non gli diamo la giusta attenzione. È giusto, in alcuni contesti, importare feste e tradizioni di altri paesi, senza mai dimenticare le nostre.

Citando il grande Totò, con la sua ‘A’ livella’ è usanza, tra il 1° e 2 novembre, celebrare Ognissanti e il Giorno dei Morti, non inteso come il 31 ottobre americano, anche se un leggero collegamento, come scoprirete più avanti. Partendo dal presupposto che questo articolo non vuole fungere da mero trattato storico sulle origini, ma solamente riportare alcune informazioni storiche fondamentali. Dicevamo, dunque, feste e tradizioni religiose, feste e tradizioni che portano alla riflessione e al ricordo di chi non c’è più nella nostra vita.

Il 1° novembre, per alcune chiese, si celebrano la gloria e l’onore di tutti i santi, anche di quelli non ancora canonizzati. Una tradizione antica che risale, addirittura, intorno al IV secolo. Le origini risalgono alla città turca di Antiochia, le celebrazioni cadono la domenica successiva alla Pentecoste, ovvero la celebrazione dell’effusione dello Spirito Santo cade sette domeniche dopo a quella di Pasqua.

In un primo momento la data scelta era quella del 13 maggio. Successivamente fu il Pontefice Gregorio III° che scelse il 1° novembre come data, anniversario, in cui venne consacrata una Cappella a San Pietro dove erano conservate le reliquie dei santi apostoli e di tutti santi, martiri e confessori. Fu, invece, Papa Gregorio VI, nell’835 a richiedere al Re Luigi il Pio di stabilire che la data 1° novembre diventasse precetto per decreto.

Qualche anno più tardi l’antropologo scozzese James Frazier affermò che questa festa, prima di essere cristallizzata in precetto, originariamente veniva celebrata in Inghilterra e soprattutto in Irlanda il 31 di ottobre. Si, in questo caso c’è un leggero collegamento alla festa di Halloween. Si ipotizza, storicamente, che fu la stessa Chiesa ad allinearsi scegliendo tale data ma per dare una migliore continuità cristiana con ‘Samhain’, festa di tradizione celtica.

In molte occasioni le stesse tradizioni del 1° novembre vengono quasi confuse con il Giorno dei Morti, appunto 2 novembre. Inteso come giornata da dedicare a chi non c’è più, passando al cimitero per una visita, pulire la tomba, lasciando dei fiori freschi. Un’usanza, anche questa, che nasce nell’antichità. Precisamente da un rito bizantino attraverso cui si celebravano tutti i morti e che avveniva nella prima domenica di sessagesima, ovvero sessanta giorni prima della Pasqua; tra il mese di gennaio e quello di febbraio.

L’idea di fondo di questa tradizione non è uguale per ogni religione. Se si potrebbe partire con il considerare le anime dei defunti come se fossero ‘vive’ e che si trovano in un altro luogo, rimanendo sempre in contatto con i vivi; questo almeno per la religione pagane. Per la Bibbia tutto ciò non è previsto. Ne è un esempio lampante il libro ‘Qoelet’, di religione ebraica, nella quale gli uomini morti non siano in grado di percepire nulla, nonostante si trovino in un’altra dimensione.

Però l’idea della convinzione dell’immortalità dell’anima è un pensiero che non ha solo accarezzato l’occidente. Anche l’oriente, diciamo così, non è stato a guardare, precisando oltremodo che la medesima filosofia orientale, sul tema, ha di fatto ispirato, per non dire integrato, quella occidentale.

Non si può terminare senza menzionare il libro intitolato ‘Il culto dei morti’, scritto da J. Garnier, proprio sulle origini di tale culto, risalente per la precisione dalla preistoria e l’epoca romana, e che una prova è data dalle incisioni rupestri della Val Camonica. Qui sotto un passo del testo:

“…Ne è prova la celebrazione di una grande festa dei morti in memoria di quell’avvenimento, non solo da parte di nazioni più o meno in comunicazione le une con le altre, ma di altre lontanissime e separate sia da oceani che da secoli. Per di più questa festa è celebrata da tutti più o meno lo stesso giorno in cui secondo il racconto di Mosè ebbe luogo il Diluvio, e cioè il diciassettesimo giorno del secondo mese, il mese che all’incirca corrisponde al nostro novembre…”.

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