Altra prova convincente da parte dei nostri ragazzi al Saint Denis, contro la Francia di Zidane: 1 a 1 il risultato finale

Questa volta abbiamo voluto attendere l’esito del match di ieri. Non ci siamo addentrati con le solite introduzioni, in cui spesso succede, nell’articolo successivo, di ritrovarci a ripetere in sostanza tutto quello che si è detto la prima volta. Così, prima di lasciarvi alla nostra e comunque ampia analisi di Francia – Italia vi promettiamo che il commento delle altre partite di Nations League di questi giorni verranno approfondite per i due turni finali di novembre, come mera introduzione; questa volta effettiva.

Dunque, Mister Mancini, in base alle sue dichiarazioni riportate dai singoli mass media e testate giornalistiche ha semplicemente detto, ai suoi ragazzi, giocatevela… e in effetti gli azzurri non solo se la sono giocata: ma hanno affrontato a viso aperti i ragazzi di Zidane, per una sfida che ci ha riportato in quelle classiche atmosfere che ci mancano da troppo tempo. Quelle dei mondiali.

D’altronde, il match di ieri sera si è giocato nello stesso stadio di quel maledetto 3 luglio del 1998, quando i nostri sogni mondiali s’infransero contro la traversa, ai calci di rigore, colpita da Gigi Di Biagio. Ma allora erano i quarti di finale della Coppa del Mondo francese. Questa volta, invece, la Nations League. Dopo la scoppiettante vittoria, lunedì scorso, da parte degli azzurri contro la Turchia, per 4 a 1, molti hanno avanzato non tanto il dubbio, semmai fino a che punto saremmo riusciti nel resistere contro la potenza francese.

Ecco, il responso è stato più che positivo. Potremmo dire anche positivissimo, semmai avessimo anche vinto; considerando che i transalpini, per ovvie ragioni, sono ancora anni luce avanti a noi, considerando che era la prima di Zidane sulla panchina della Francia, appunto in casa, e considerando persino, che durante il secondo tempo siamo persino passati in svantaggio, l’1 a 1 ci stava tutto.

Una partita giocata con personalità, con intelligenza tattica e poco importa se qualche volta abbiamo commesso qualche piccola ingenuità. In questa fase di mera ricostruzione ci sta tutto. certo, potevamo addirittura passare in vantaggio noi, dopo 8 minuti dal fischio d’inizio del primo tempo con Kean. Appunto, Kean. Lo ammettiamo, il doppio centravanti ci sembra quasi inutile.

Eppure, il neo attaccante del Como, nonostante venga schierato come laterale avanzato, è l’unico che riesce a fare il gioco di attendere la palla o andarsela a prendere, coprirla per permettere l’inserimento dei suoi compagni di squadra e lanciarli. Un gioco che potrebbe fare anche lo stesso Pio Esposito. Ma entrambi non si pestano i piedi. Anzi, al contrario: con i loro movimenti riescono ad essere funzionali alla squadra ed al gioco di Mister Mancini.

Movimenti, ricordiamoci questa parola che rappresenta un dettaglio apparentemente poco insignificante e che significa una sola cosa, il ‘Mancio’, gioca con due centravanti puri, ma di movimento e non statici, non classici. Ad affiancarli c’è Sebastiano Esposito che anche questa sera non ha sbagliato partita. Come non l’ha sbagliata né Calafiori e né tantomeno neanche Kayode. Anzi, non si sono solamente limitati a difendere, come logico che sia, ma si sono immolati, più volte, per le loro naturali caratteristiche, nelle varie proiezioni offensive. Senza dimenticare Bastoni. Per lui altra prestazione da incorniciare. Seconda partita e seconda rete consecutiva dopo quella contro la Turchia. Le rivincite, soprattutto personali, il difensore dell’Inter se le sta prendendo tutte.

La sua rete è quella del pareggio, perché diciamo la verità: il nostro Gigio Donnarumma è un mostro di bravura, insuperabile, ma di fronte a quell’altro mostro transalpino di Michael Olise non poteva fare nulla quella punizione. Siamo sportivi: una punizione leggendaria e quest’aggettivo lo merita tutto. Come altrettanto leggendaria è stata anche la stessa performance tra i pali dello stesso portierone azzurro. Ha parato di tutto, tranne quello che era impossibile parare, la punizione di Olise, appunto.

Alla fine, le scelte di Mancini stanno avendo pian piano ragione, nonostante ci sia ancora tanto da lavorare. Ma dopo il brutto tonfo all’esordio contro il Belgio e la straripante vittoria contro la Turchia, questo pareggio ci permette non solo di salire a quattro punti e con la possibilità di tentare una bella risalita in classifica, ma cosa più importante è quella in cui la nostra autostima, quando scendiamo in campo, aumenta sempre di più. Non possiamo neanche tralasciare l’ottimo prova, da esordiente in Nazionale, di Vergara. ottima la fase di copertura e non solo.

Chiudiamo con questa convinzione: la via della guarigione è ancora lunga, anzi non ci stancheremo neanche di dire lunghissima, ma abbiamo imboccato la direzione giusta per tornare a quei livelli che ci ha sempre contraddistinto prima di questo lunghissimo periodo buio. Ed ora testa alla Turchia. Continuate così, ragazzi.

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