Tra l’11 ed il 19 agosto del 1976 usciva nelle sale di tutto il mondo l’ultimo capolavoro di John Wayne

Ieri ci eravamo soffermati, in chiusura di seconda parte, su Miles Swarthout, figlio di Glendon, precisando che realizzare le sceneggiature tratte dai romanzi di suo padre non fu un compito tanto difficoltoso, anzi. Il lavoro che lo stesso Miles riuscì a portare a termine, in merito all’ultimo film di John Wayne, è sotto gli occhi di tutti. Non solo, secondo le cronache dell’epoca e a distanza di quasi quarant’anni dal romanzo originale, lo stesso Miles, nel 2014 e due anni prima che venisse a mancare, sviluppò e pubblicò persino il sequel del romanzo di suo padre; il sequel de ‘Il Pistolero’.

Nel continuare questo lungo viaggio tra i ricordi e l’analisi di un film e del periodo cinematografico che ormai non esiste più, emerge la necessità di fare chiarezza su un particolare sul quale, fino adesso, non abbiamo mai fatto del tutto chiarezza. Nell’occhiello del nostro lungo reportage abbiamo affermato che ‘Il pistolero’, è un film uscito tra l’11 ed il 19 agosto del 1976.

Dunque, penserete voi cari lettori, che non riuscendo celebrare il cinquantesimo anniversario sette giorni fa, ci siamo riusciti in questa settimana. In parte è vera questa conclusione; d’altra parte, invece, sono proprio le date che ci hanno aiutato nel pianificare meglio la pubblicazione del reportage, specificando, tra l’altro, che una prima vera data di rilascio risaliva, persino, il 21 luglio di quello stesso anno.

E allora i giorni che vanno dall’11 e 19 agosto? Quasi sicuramente il giorno di luglio si fa riferimento alla premiere, mentre l’11 agosto la normale uscita nelle sale cinematografiche americane, mentre quella del 19 agosto il film approdò nelle nostre sale cinematografiche. Una triplice uscita per celebrare e festeggiare, già all’epoca, quello che sarebbe stato l’ultima apparizione, sul grande schermo, di The Duke.

Ritornando sull’analisi del film, Il pistolero venne girato interamente nello stesso anno di uscita e in quel periodo, a John Wayne, non gli era ancora stato diagnosticato il male incurabile che lo avrebbe ucciso tre anni più tardi. Eppure, conviveva, diciamo così, con degli acciacchi fisici molto notevoli, senza dimenticare che era sempre stato un accanito fumatore. Non è un caso che qualche anno prima, esattamente nel 1964, lo stesso The Duke, subì un’importante operazione chirurgica a causa di un cancro al polmone sinistro.

The Shootist, questo il titolo originale del film, possiede un doppio significato. Non è solo quello del mito della frontiera del west che scompare, non è solo quello dell’ultimo duello, all’ultimo sangue, tra il protagonista principale e gli avversari di turno. Semmai, emergono temi come l’eredità che lasciamo alle nuove generazioni: nel senso del ricordo, dell’immagine di cosa c’è stato prima e cosa ci sarà dopo, nel momento in cui l’evento inevitabile giunge in maniera inarrestabile.

Ed è qui che entra in scena, almeno per la nostra analisi, il nome che fino adesso vi abbiamo tenuto nascosto. Un nome che, all’epoca, apparteneva ad un giovane attore considerato un talento emergente del mondo del cinema, il quale si stava facendo le ossa con una delle serie televisive più famose della storia del tubo catodico. Al giorno d’oggi è uno dei registi più apprezzati della sua generazione, grazie a titoli che hanno scritto pagine e pagine della storia del cinema. Nell’agosto di cinquanta anni fa il giovane talento e per tutti gli anni ’80 era semplicemente conosciuto per il personaggio dell’adolescente, degli anni ’50, Ricky Cunningham, protagonista del leggendario telefilm ‘Happy Days’. Si, cari lettori, avete capito di chi stiamo parlando: Ron Howard.

Una storia di cinema composta da tante altre piccole storie di cinema. È questa l’essenza del nostro reportage. Ed è questa l’essenza medesima de ‘Il Pistolero’, che ci alimenta una sensazione non tanto velata, non tanto romanzata, del semplice fatto che in questa pellicola sono presenti attori rappresentanti la vecchia guardia di un cinema, e del genere, che stava cedendo il passo ai nuovi modi di proporre storie sul grande schermo, oltreché a quelli che sarebbero stati i protagonisti e le stelle indiscusse del cinema che abbiamo ammirato nei decenni successivi.

Un modo di realizzare, sviluppare, produrre e proporre storie totalmente eterogeneo rispetto agli anni precedenti. Ciò nonostante non ha scoraggiato lo stesso produttore, sceneggiatore e regista a lavorare per un progetto che aveva il sapor ‘della vecchia maniera’, che aveva il gusto ‘della vecchia hollywood’; mantenere la trama, senza snaturarla per i tempi che stavano mutando e senza realizzare scene o momenti che per lo stile di John Wayne non c’entravano proprio nulla, rischiando di snaturare l’essenza medesima del suo personaggio.

Sempre ieri avevamo concluso la seconda parte con una delle tante scene del film. La nostra attenzione era ricaduta su quella in cui il pistolero si reca da una persona di sua conoscenza, ex pistolero anche lui, da quello che emerge dal dialogo, ma medico. Il personaggio ha il volto del leggendario James Stewart e come ricordato in precedenza, i due non si incontravano, su un set cinematografico, dal 1962; ovvero dai tempi dell’altrettanto ed iconico capolavoro dal titolo: L’uomo che uccise Liberty Valance.

In questa scena, sia John Wayne e sia James Stewart si soffermano sulla loro epoca che è ormai passata, che non sono più gli uomini di un tempo e che forse sarebbe meglio ritirarsi attendendo ciò che ormai non si può più evitare. Chiaramente nel pronunciare questi pensieri, queste parole, riportate da noi nella classica forma del riassunto, non sono proprio loro due, ma i loro personaggi in cui si rispecchiano soprattutto per una questione anagrafica.

All’uscita del film, John Wayne, aveva compiuto da poco sessantanove anni e dall’aspetto che aveva, rispetto a come si invecchia oggi, sembrava ancor più avanti con l’età. Per questo motivo la sua interpretazione rimane ancor più straordinaria; una performance che lo posiziona fra quelle più memorabili del grande schermo. Soprattutto, nella scena appena ricordata, supportato da un altrettanto decano della recitazione. Entrambi, in quelle inquadrature, sembravano quasi avere voglia di scambiarsi ricordi dei bei tempi andati. Non solo, la trama de ‘Il pistolero’, contrariamente quanto si potrebbe pensare, non è quella del 1800, ma di inizio ‘900…

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