Si forse abbiamo esagerato con le parole ieri. Chiunque, però, in quel 21 giugno del 1986 si fosse recato allo stadio o, perché no, si fosse sintonizzato sul primo canale che all’epoca permetteva la visione di quel match, forse, nonostante tutto, sarebbe consapevole del fatto che con l’espressione con la quale abbiamo chiuso la prima parte di questo reportage, non è poi così esagerata. 21 giugno. Osservate un po’ il caso. Una data che per il Brasile è fonte di gioia, visto ciò che accadde sedici anni prima, si tramutò in un incubo sedici anni più tardi.
Un incubo che riportò, la stessa selecao quattro anni indietro. Rispettivamente, dal numero delle partite giocate per ogni singola nazionale, equivaleva sempre ad un quarto di finale; ma nel 1982 qualcuno volle mettere in pratica la brillante idea dei gironi a tre per inaugurare la seconda fase per quel mondiale, poi successivamente mai più riproposti, facendo poi combaciare il singolo secondo match del girone, la numero cinque per ogni nazionale fino a quel momento, ai quarti di finale dell’edizione precedente. Si, perché con United 2026, i quarti di finale saranno la sesta tappa di avvicinamento per cercare di alzare la coppa del mondo di calcio.
Tornando indietro di quaranta anni, invece, il terzo quarto di finale che andiamo ad analizzare, raccontare, celebrare e, perché no, contemplarlo anche come uno dei migliori matches, in assoluto, del mondiale, rappresentava ancora la quinta tappa di avvicinamento per alzare il trofeo tanto ambito.
Ripetiamo, ‘teatro’ della sfida era quello di Guadaljara, nell’Estadio Jalisco, e le due nazionali? Scopriamole, riportando per filo e per segno le singole formazioni scelte dai loro rispettivi commissari tecnici. Ma anche in questo caso, come sempre, andiamo con ordine.
Bats, tra i pali; Amoros, Bossis, Battiston e Tusseau in difesa; Giresse, Fernandez e Tiganà, a centrocampo; Platini, trequartista; Rocheteau e Stopyrà, in attacco. Commissario Tecnico della nazionale francese: Henri Michel.
L’altra nazionale scese così in campo: Carlos Gallo, tra i pali; Josimar, Julio Cesar, Edinho e Branco a comporre il reparto difensivo; Alemao, Elzo e Junior a formare il trio di centrocampo; Socrates come rifinitore; Muller e Careca in attacco. Commissario Tecnico della nazionale brasiliana il mai dimenticato Tele Santana.
Dunque, vennero schierate così le due squadre, le quali diedero vita ad un’epica e leggendaria battaglia di cui, ancora oggi, viene considerata, addirittura, ‘La lotta del secolo’; non avrebbe neanche poi tanto stonato ‘Il Quarto di finale del secolo’. Ma non andiamo oltre, in fondo ci sarebbe da considerare anche un altro aspetto e non propriamente terreno.
Un dettaglio che ci permette di alimentare, se non ulteriormente, l’alone di leggenda che, insieme all’edizione del 1970, questa edizione del 1986 continua a conservare e, sempre in merito a tale particolare, continua ad attirare sempre di più le nuove generazioni vogliose, come giusto che sia, di scoprire il calcio di un tempo o comunque di andare a gettare anche un rapido sguardo in quei matches cosiddetti epocali.
Vero, Francia – Brasile o Brasile – Francia, come meglio preferite, non ha avuto, nel corso di questi quaranta lunghi anni, una particolare attenzione. Il motivo, in fondo, è presto svelato: essendo quarto di finale del 1986, automaticamente, nell’immaginario collettivo, Argentina – Inghilterra è considerato, da molti e quindi anche da addetti ai lavori, il quarto di finale per eccellenza, oscurando, così, il mito distaccato da Diego Armando Maradona.
Si, perché: ciò che accadde a Guadaljara non diciamo che sia paragonabile a quello che si materializzò allo Stadio Azteca sedici anni prima, ma quasi si avvicina. E quindi il dettaglio non propriamente terreno a cui stavamo facendo riferimento, magari, è comprensibile esser legato alle divinità, antiche, messicane che da qualche parte si divertivano a giocare a calcio. Forse il risultato, queste divinità, lo avevano previsto fin dall’inizio? Chissà.
Chissà se avevano previsto il vantaggio del Brasile, grazie ad un’azione rapida e magistrale, conclusa dal futuro centravanti del Napoli, Antonio Careca. Chissà, sempre loro, avevano previsto persino il pareggio Le Roi Michel Platini; tutto ciò solo nel primo tempo e inchiodando il punteggio sull’1 a 1 rubato da nessuno dai due schieramenti in campo.
Per poi far proseguire il match mediante una spirale di emozioni che solamente i cuori forti potevano permettersi di assistere. È vero, non ci furono altre reti, non ci furono la girandola di marcature come sedici anni prima, ma se prima abbiamo optato con il termine ‘Guerra’ e se, tutti indistintamente, hanno definito tale quarto di finale come la lotta del secolo, cari lettori, un motivo ci deve essere per forza.
Un motivo che si può ben scoprire mediante le immagini, non solo dei classici highlihts, persino delle sintesi e perché no, anche delle dirette dell’epoca su alcuni canali youtube. Uno spettacolo calcistico che poche volte si è visto nella storia dei mondiali di calcio.
Ci fu persino un rigore, nel corso dei novanta minuti, sbagliato dai brasiliani, per poi arrivare proprio alla famigerata lotteria dei rigori, dopo anche durante i tempi supplementari, sotto un sole cocente, le due squadre, invece di rallentare il ritmo, giocarono fino allo sfinimento rischiando si superarsi più e più volte, con pali e tiri fuori di poco.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non fu il brasile ad avere la meglio dagli undici metri. Strano, vero. Paradossalmente in quella sfida interminabile, sbagliò persino Michel Platini e quel giorno non era neanche solo il giorno, scusateci la ripetizione, del quarto di finale: ma era il suo compleanno e, per di più, nel modo in cui sbagliò il rigore, ci ricorda purtroppo qualcun altro otto anni più tardi.
Ma andiamo a scoprire l’ordine dei rigoristi, anticipandovi che si presentarono sul dischetto del rigore tutti e cinque per parte. Iniziamo dalla selezione brasiliana: Socrates, Alemao, Zico, Branco e Julio Cesar. Per la Francia invece: Stopyra, Amoros, Bellone, Platini e Fernandez.
Se tra le fila dei transalpini sbagliò il numero 10 per eccellenza del calcio francese, per quanto riguarda gli anni ’80, a condannare i brasiliani ci pensarono Socrates, e Julio Cesar. L’eroe della giornata, dunque, fu il portiere francese…