Dopo aver riproposto lo speciale di un paio di anni fa, interamente dedicato, al gol del secolo di Diego Armando Maradona, siamo giunti alle battute finale anche per la celebrazione dei quaranta anni di Messico ’86. Un ultimo appuntamento su quell’edizione in cui vi racconteremo gli ultimi atti di un campionato del mondo che, ancora oggi, è la colonna portante della storia dei mondiali di calcio. Un ultimo appuntamento, suddiviso in ben cinque parti, in cui completeremo il quadro dei quarti di finale, passeremo in rassegna le due semifinali e le due finali, sia quella per il 3° posto e sia quella per l’assegnazione del titolo.

In questo rush finale ci soffermeremo anche, come giusto che sia, su un’altra partita considerata, a nostro avviso, uno dei migliori quarti di finale della storia di questa manifestazione. Se Argentina – Inghilterra ha fatto scuola a sé, ha fatto storia a sé per i motivi riportati mediante lo speciale ripubblicato qualche giorno fa, in quel turno ben preciso ad eliminazione diretta, composto da ben quattro partite, le cronache sportive dell’epoca ci ricordano che in quel di Guadalajara altre due nazionali regalarono emozioni molto forti e solo ai propri tifosi.

Ma come sempre andiamo con ordine: tralasciando, come detto, la già ampiamente analizzata e celebrata Argentina – Inghilterra, le altre sfide dei quarti erano Brasile – Francia; Germania Ovest – Messico e Spagna – Belgio. Partiremo proprio da quest’ultima, per non seguire volontariamente l’ordine previsto dal calendario che venne stilato, molto tempo prima dal massimo organo del calcio mondiale, per quelle due giornate del 21 e 22 giugno.

Facendo il riassunto delle puntate precedenti, sia la Spagna che il Belgio erano usciti vittoriosi dalle rispettive sfide degli ottavi di finale, più in scioltezza per le furie rosse, ovvero gli spagnoli, contro la Danimarca; più difficoltosa, per quanto concerne i diavoli rossi, ovvero quelli del Belgio contro l’allora Unione Sovietica.

Quando le sue rappresentative nazionali si sfidano a Puebla, nell’Estadio Cuauthemoc, nessuno dei risultati finale delle due precedenti partite che le avevano riguardato si ripete. Né il 5 a 1, come contro la Danimarca, da parte della Spagna, e il 4 a 3 da parte del Belgio, contro l’Unione Sovietica. Semmai, sia per quanto riguarda i 90 minuti e la mezz’ora successiva, il match termina con un equilibrato 1 a 1 firmato prima da Cuelemans, per i diavoli rossi, e poi materializzato da Senor, a soli cinque minuti dal novantesimo.

Il Dio del calcio, dunque, decise che quella sfida doveva risolvere nel modo più crudele possibile, e non ne inizieremo a sapere qualcosa dalle edizioni successive, mediante la lotteria dei rigori. Fu l’errore dal dischetto dagli undici metri da parte dello spagnolo Eloy, come secondo rigorista a condannare i suoi compagni di squadra. Le perfette esecuzioni sia dello stesso Senor, che aveva agguantato il pareggio, seguito da Chendo, Butragueno e Victor non evitarono l’eliminazione degli iberici.

Mentre tutti i rigoristi dei Diavoli Rossi non si fecero ipnotizzare dal portiere avversario. Ecco la sequenza dei calciatori che si presentarono sul dischetto: Claesen, Scifo, Broos, Vervoot, L. Van Der Elst.

L’incrocio della prima semifinale, dopo aver ricordato questa partita, lo possiamo tranquillamente anticipare: Argentina – Belgio. Per quanto riguarda le altre due sfide dei quarti finali, la seconda semifinale avrebbe visto la composizione tra le vincenti delle sfide: Germania Ovest – Messico e Francia Brasile. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche queste due sfide terminarono allo stesso identico modo: sempre ai rigori.

Solo che per quanto riguarda i padroni di casa del Messico, i quali bissarono la qualificazione ai quarti come accadde sedici anni prima, nel primo mondiale casalingo, le cronache dell’epoca ci portano a notare un dettaglio non proprio irrilevante. Tornando per un attimo al mondiale messicano del 1970, i padroni di casa, in quell’edizione, incrociarono il loro cammino, proprio ai quarti di finale, la futura finalista del torneo: noi dell’Italia.

Tranquilli, non rincareremo la dose dopo il mini-speciale dedicato appositamente alla quaterna che il Brasile, supersonico di Pelè, ci rifilo in quel 21 giugno del 1970, ma notando attentamente l’andamento, proprio di questi due mondiali messicani, è stato molto curioso aver scoperto che, in terra messicana, chi incontra i padroni di casa e li elimina, perde la finale.

Si, proprio così cari lettori: avete letto non bene, ma benissimo. Ciò significa che: nel 1970 vincemmo contro il Messico e perdemmo contro il Brasile, nel 1986 anche la Germania Ovest riuscì a passare il turno contro i padroni di casa, sudando e non poco, per poi, come vedremo nel corso di questo lunghissimo reportage, uscire sconfitti nella finale del 29 giugno contro l’Argentina.

Dunque, si ripeterà la stessa situazione anche nell’attuale terzo mondiale messicano? Semmai lo stesso Messico riuscirà ad approdare ai quarti di finale quale nazionale incrocerà? Una delle papabili alla vittoria finale o una sorprendente rappresentativa nazionale? E se poi fosse lo stesso Messico a superare il turno ed approdare, storicamente, alle semifinali? Cosa accadrebbe se fossero proprio i ragazzi di Aguirre a perdere la Coppa?

Lo sappiamo, stiamo letteralmente fantasticando e in fondo ci sta, ma nel menzionare l’attuale Commissario Tecnico del Tricolor, non dobbiamo assolutamente dimenticare che quest’ultimo, proprio quaranta anni fa, era anche lui presente in campo in quel di San Nicolas De Los Garza e precisamente nell’Estadio Universitario. E insieme al ben più famoso ed iconico compagno di squadra, nonché giocatore del Real Madrid, e centravanti Hugo Sanchez non riuscirono ad evitare la beffa dei rigori.

Se i tedeschi Allofs, Brehme, Matthaus e Littbarski non fallirono l’appuntamento con la storia, per approdare in semifinale, dalla parte messicana solo Negrete non sbagliò il tiro dagli undici metri, a differenza di Quirante e Servin. Il risultato fu di 4 a 1 nella sfida dagli undici metri, ma durante i novante minuti ed i tempi supplementari il tabellone luminoso dello stadio rimase, per tutto il tempo, inchiodato sullo 0 a 0.

I tedeschi, come detto, approdando in semifinale si ritrovarono a disputare, per dirla con il gergo cinematografico, una sorta di remake della semifinale giocata quattro anni prima. La stessa nazionale era uscita indenne dalla guerra di Guadalajara: Francia – Brasile…

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