Il 2 giugno del 1981 moriva prematuramente il popolare talento musicale di Crotone, mai e poi dimenticato nel corso di questi anni
Difatti, tutti quanti noi ricordiamo lo stesso Rino Gaetano per un unico brano, ‘Ma il cielo è sempre più blu’, in cui, lo stesso cantautore, offre uno spaccato di vita del nostro paese tra l’ironico, malinconico e il riflessivo. Un brano, la cui incisione originale, è di addirittura di 8 minuti e 23 secondi, suddivisa, furbamente, in parte uno e parte due.
Un evergreen che, anche da parte nostra, non abbiamo mai perso occasione di ricordare e celebrare ogni qualvolta cadeva la data del 2 giugno, giorno della sua tragica scomparsa e di cui oggi sono quarantacinque anni esatti. A parte la nostra umile e piccola celebrazione è doveroso ricordarne un’altra. Cinque anni fa, in occasione dei quaranta anni dalla scomparsa, il giornalista e scrittore Michelangelo Iossa, dedicò un piccolo testo proprio al cantautore nato a Crotone, dal titolo ‘Sotto un cielo sempre più blu’; ecco il titolo al quale abbiamo fatto menzionare durante la seconda parte di questo reportage.
Dicevamo del testo, dunque. Piccolo e semplice da leggere, con un linguaggio diretto e che ci riporta fin da subito negli in cui Rino Gaetano è nato, cresciuto, è diventato qualcuno ed è scomparso. Uno spaccato di vita e di un’epoca passata, non solo della musica ma anche della nostra società.
Un libro, quello di Michelangelo Iossa, suddiviso in ben dieci capitoli, senza dimenticare le classiche appendici e senza dimenticare la certosina organizzazione interna agli stessi capitoli. Potremmo definirli piccoli paragrafi o, addirittura, sottocapitoli, ma non sarebbe giusto. Semmai, è più equo considerare quelle piccole finestre grafiche che racchiudono un’ulteriore spiegazione, delle mere schede integrative o di mero approfondimento, connesse, ovviamente, al capitolo di appartenenza.
Un piccolo testo che ci permette di scoprire in maniera diretta ogni singolo aneddoto, anche quello apparentemente meno rilevante, sullo stesso Rino Gaetano. Un testo dal titolo evocativo, un titolo che ci permette di giungere all’ultima nota su questo umilissimo pentagramma virtuale dedicato a Rino e su cui è impossibile evitare di parlare: la sua tragica scomparsa.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, non faremo congetture altamente fantasiose; ci potremmo concentrare, come normale e logico che sia, sulle informazioni e dettagli che sono emersi nel corso di questi ultimi quarantacinque anni, ma la realtà sappiamo che non basta.
Non basta anche per una questione di opportunità. Soffermarci, proprio oggi, sue quelle che potrebbero essere delle mere ipotesi, illazioni o comunque teorie strampalate, apparirebbe, forse, come una sorta di mancanza di rispetto nei suoi confronti e, soprattutto, della sua memoria. Ciò non toglie che ci sia qualcosa che non torna è chiaro a tutti. forse sono solo delle maledette coincidenze, forse il destino, come spesso accade in queste situazioni, ama giocare con le vite di certi personaggi entrati, ormai, in un vortice più grande di loro. Sta di fatto che una certa canzone lascia alquanto perplessi, sbigottiti e con tante domande senza risposta.
Soprattutto, oltre a citare nuovamente, la misteriosa ‘Ballata di Renzo’, più di qualcuno suggerisce l’incisione di un’ulteriore canzone, i cui riferimenti a note personalità dell’epoca erano fin troppo diretti. E allora cosa scritto di quelli oggi? Bella domanda, ci rispondiamo; si, lo facciamo da soli, consapevoli che questo è anche il vostro sentire comune, cari lettori.
Eppure, per molti quel ‘Nuntereggae più’ è, appunto, qualcosa in più di una semplice canzone ironica, burlona e divertente. Potremmo avanzare l’ipotesi che manifestava la vera insoddisfazione del popolo italiano verso alcuni personaggi dell’epoca? Ma se fosse così: si arriverebbe veramente a tanto? Cioè ad ucciderlo? Nel suo caso si parla di incidente. E allora cosa è veramente successo in quella frazione di secondi prima dell’impatto mortale? Un colpo di sonno improvviso?
Ripetiamo, le ipotesi si sono susseguite nel corso di questi lunghi quarantacinque anni in maniera incontrollata, tanto da perdere il conto di quelle che effettivamente potrebbero essere reali e di quelle che potrebbero essere, tranquillamente, delle fantasie che neanche lo scrittore più dotato riuscirebbe a tirar fuori dal proprio e naturale cilindro magico.
È naturale, a questo, cari lettori chiedervi di cosa pensiamo noi. in verità, come tutti voi rimaniamo immersi nell’immenso oceano delle congetture e nulla di più. E scriviamo così non tanto per non esporci, non tanto per non rischiare di perdere il nostro proverbiale equilibrio; non ci spingiamo più in là proprio perché, strano a dirlo per un giornale di mera cultura, né sappiamo quanto voi.
Non ci teniamo ad acchiappare like o ad avere una visita o visualizzazione in più nel nostro sito riportando o giocando su fatti realmente accaduti. Potremmo farlo: ma a cosa servirebbe? A nulla. Ciò che al momento importa, ciò che al momento è davvero rilevante è il ricordo e la ricostruzione svolta fino adesso, anche molto semplicistica, di un’epoca musicale che ancora ci fa parlare e sognare. Un’epoca in cui, rispetto al giorno d’oggi, era più facile imbattersi in personaggi particolari, originali; totalmente fuori dagli schemi e ciò valeva anche per lui.
Rino Gaetano, nella sua essenza, che si sentisse cantante, cantautore o semplicemente solo autore, è stato e, al tempo stesso, ha anche un unicum nel suo genere. Se qualcuno vorrebbe impegnarsi in qualche ricerca in cui emergerebbero delle dichiarazioni particolari, possiamo affermare il ragazzo nato a Crotone parlare mediante le sue note, i suoi testi e quindi i suoi versi.
Da qui si ritorna a Nuntereggae più. Una canzone che doveva partecipare la Festival di Sanremo di quell’anno ma, secondo i vertici Rai, era troppo diretta; troppo forte, seppur dai toni irriverenti e comici, per presentarla ad una manifestazione di quella portata. Poi come abbiamo visto nacque la leggenda di ‘Gianna’. Dopo quel 2 giugno il vuoto totale. Nessuno è riuscito a proporre testi e musica come faceva lui. Nessuno ha avuto, da madre natura, quella sana follia di tentare. Forse è anche per questo che ci manca, forse è anche per questo che non vogliamo rassegnarci alla sua morte. Un mito che muore per un banale incidente. Non può essere. D’altronde i miti e le leggende non muoiono mai anche quando il corpo non esiste più.