Sarto per Signora: la versione con Max Pisu e Chiara Salerno
I locali dell’ex chiesa Anglicana di Alassio hanno ospitato qualche settimana fa uno spettacolo che ha fatto divertire il pubblico di ogni età: “Sarto per signora”, il vaudeville frizzante di Georges Feydeau, messo in scena da una compagnia che ha saputo rispettare la tradizione pur modernizzando i dialoghi per il pubblico contemporaneo. La pièce racconta le disavventure del dottor Moulineaux, che dopo una gioventù libertina cerca di condurre una vita rispettabile con la moglie Yvonne, ma vecchi demoni e una paziente, Suzanne Aubin, lo trascinano in una girandola di equivoci e situazioni comiche, coinvolgendo amici, amanti, suocere e clienti di una sarta. Il ritmo serrato e le situazioni rocambolesche rendono lo spettacolo un classico intramontabile del teatro brillante francese.
Nel corso dell’intervista, Max Pisu e Chiara Salerno, due gli attori protagonisti, hanno raccontato il dietro le quinte della loro performance. Max Pisu ha spiegato: “c’è spazio per l’improvvisazione in questo spettacolo, ma è uno spettacolo corale soprattutto verso il finale quando siamo tutti in scena. Lì è un meccanismo che deve funzionare perfettamente. Ci sono spazi e momenti in cui non si può uscire perché è molto preciso”. Chiara Salerno aggiunge: “è una macchina da guerra lo spettacolo di Feydeau da questo punto di vista, i ritmi sono importantissimi. Nel teatro brillante i tempi sono sempre importanti: cambiano la battuta, se la dici fuori tempo, la stessa battuta comica arriva o meno. Direi che quello che Max ha detto è vero. C’è un margine di improvvisazione ma bisogna rispettare il testo”. Il fascino dei personaggi non è meno importante del ritmo serrato.
Pisu racconta: “alla fine il mio personaggio è talmente un cialtrone che diventa simpatico. È quel meccanismo lì che funziona. C’è empatia verso questo personaggio anche se alla fine è talmente esagerato. Il pubblico si rivede un po’ in questi argomenti e ride di quello”. Salerno concorda: “il personaggio è simpaticissimo. L’empatia con il personaggio si ha sempre. Fa parte dell’amore che abbiamo per questo mestiere. Non c’è altra ragione di farlo”. Gli attori hanno anche condiviso le sfide tecniche della performance. Pisu osserva: “spesso l’ascolto è molto più importante della recitazione. Quando magari qualcuno non ricorda la battuta e cambia, non ti aspetti quella battuta per rispondere ma devi capire che è arrivato il concetto, altrimenti ci si ferma”.
Salerno aggiunge: “qui c’è un meccanismo per cui se si sbaglia qualcosa bisogna subito essere bravi. Ci si aiuta sempre. È anche questo il bello della diretta. È anche una commedia brillante: si passa una bella serata, anche umanamente, stando tutti insieme. Andare a teatro è anche questo, è stare insieme”. Il risultato è stato un vaudeville perfettamente orchestrato, capace di far ridere senza tempo e di conquistare il pubblico con ritmo, comicità e umanità.