l’attore racconta il suo percorso con la lucidità di chi ha alle spalle oltre venticinque anni di carriera ma conserva lo sguardo curioso di chi non smette mai di imparare.
C’è un filo invisibile ma tenace che lega Nando Irene alla sua terra, alla sua città e al suo mestiere. Un filo fatto di studio, memoria, emozione e continuo apprendimento. Attore noto al grande pubblico per il ruolo del maresciallo Lamacchia nella serie di successo Imma Tataranni – Sostituto procuratore e direttore artistico del Matera Film Festival, l’attore racconta il suo percorso con la lucidità di chi ha alle spalle oltre venticinque anni di carriera ma conserva lo sguardo curioso di chi non smette mai di imparare.
«Qualsiasi personaggio porta qualcosa di sé», spiega. «Studiandolo, si sviluppa, emergono diverse sfaccettature. È inevitabile che il background personale finisca dentro ogni interpretazione». Non è un caso, allora, che negli ultimi anni l’attore abbia spesso vestito i panni di personaggi lucani, da Sorelle a Imma Tataranni, in produzioni sempre più radicate nel territorio. Un territorio che oggi è diventato anche set, opportunità e racconto collettivo. «Il bello del mestiere dell’attore è che ti porta a viaggiare e a studiare sempre. Anche a 52 anni e dopo 25 anni di esperienza mi sento ancora un aspirante attore».
Il legame con Matera, però, non è solo professionale. È intimo, quasi viscerale. Dal 1987 vive nei Sassi, quando ancora erano poco abitati. «Ritrovarsi a girare una delle serie di punta di Rai 1 praticamente sotto casa, nei luoghi della mia adolescenza, è molto emozionate», racconta. In Imma Tataranni l’attore ha potuto dare pieno spazio alla sua identità, utilizzando la cadenza materana e adattando le battute all’intercalare locale. «Mi stimolano a farlo, mi incentivano».
Il maresciallo Lamacchia è cresciuto insieme alla serie. Nel tempo, è diventato uno dei volti centrali, segno di una caratterizzazione che ha convinto pubblico e autori. Una crescita che si inserisce nel successo più ampio della fiction, capace – secondo l’attore – di rompere lo stereotipo della donna del Sud. «Imma è una donna forte, indipendente, in carriera. Questo ha contribuito al successo anche al Nord e all’estero». La serie, vista anche in diversi Paesi europei, viaggia su ascolti medi di spettatori molto alti a puntata, intercettando un pubblico giovane e istruito. E poi c’è Matera, vera coprotagonista: «Come dice sempre il regista Francesco Amato, a Matera è difficile sbagliare inquadratura».
Un successo che nasce anche da una regia attenta e cinematografica, capace di valorizzare ogni dettaglio e ogni interprete. «Qui non esiste la “buona la prima”. Si ripete, si cerca la posa giusta, il tono giusto. È un’esperienza che mi ha dato tantissimo».
Lo stesso amore per il cinema e per il territorio ha spinto l’attore a dare vita, nel 2019, al Matera Film Festival. Nato quasi per necessità, in un momento difficile, il festival è cresciuto fino ad attirare ospiti internazionali come David Cronenberg, Terry Gilliam e Patty Jenkins. «Il brand Matera attira, ma il festival è soprattutto un’occasione per riportare la gente in sala e avvicinare i giovani al cinema». Con Matera Capitale Mediterranea della Cultura 2026, il progetto si amplia: laboratori, residenze artistiche, scambi culturali, scrittura creativa e persino sezioni itineranti del festival nei paesi della provincia, dove spesso mancano le sale cinematografiche.
Il 2026 si preannuncia un anno intenso anche sul piano personale. Sono in arrivo nuovi film, tra cui una produzione internazionale italo-inglese, e il ritorno al teatro, sua prima grande passione. «Sto preparando uno spettacolo teatrale che mi vedrà da solo sul palco».
Matera, ammette, gli ha portato fortuna. Ma la fortuna, da sola, non basta. «Servono basi solide: studiare, laurearsi, prepararsi. Ai giovani dico sempre che ci vuole anche talento». Parole semplici, ma pronunciate da chi ha trasformato la propria terra in una casa, un set e un orizzonte aperto sul mondo.