Il 7 marzo del 1986 usciva nelle sale cinematografiche il film cult con Christopher Lambert e Sean Connery
A partire dal 7 marzo di quaranta anni fa molti non si resero conto del mero potenziale del film; non colsero alcune sfumature, di atmosfera e di profondità di alcuni momenti, che la pellicola ideata, originariamente, da parte di Gregory Widen e diretta da Russel Mulcahy mostrava. Si può ben dire che ‘Highlander – L’ultimo Immortale’ è caduto nella classica trappola del ‘volevo essere tante cose ma non ci sono riuscito’. Nel senso di rappresentare un ibrido di tanti generi cinematografici non proprio incastrati nel modo giusto.
Fu questa la convinzione che inizialmente ebbero tutti dal 1986 in poi. A quanto meno per tutto il resto degli anni ’80. Infatti, il film non incassò molto al botteghino; solamente dodici milioni di dollari. Solo con il tempo, con i continui passaggi televisivi, locali, con il passaparola, la pellicola iniziò ad ottenere più credibilità rispetto al primo approdo sul grande schermo.
Certo, non è la prima volta che accade e non è stata l’ultima. Sono molti gli esempi di opere cinematografiche del passato che, dopo una prima uscita al cinema, non ottennero, fin da subito, consensi positivi, sia da parte della critica e sia da parte del pubblico. In questo caso fu il pubblico a decretarne il successo e crediamo, senza troppa sicurezza, per ben tre elementi. Tenendo presente una parola comune nel film, Highlander, in maniera tardiva ha conquistato la sua ‘reminiscenza’; quella che vi abbiamo spiegato durante la seconda parte di questo reportage.
Tre elementi che, in quel 7 marzo del 1986, non furono in grado di rendere questa opera cinematografica totalmente differente rispetto a quelle uscite o che dovevano uscire successivamente. D’altronde, osservandolo con molta attenzione la costruzione e lo sviluppo della trama, quel montaggio particolare, come già ricordato in precedenza, veloce quanto un videoclip, fece storcere il naso a molti; annoverandolo fra il film di serie B.
Invece, i tre elementi al quale stiamo facendo riferimento e che fra non molto partiremo con la loro analisi, rappresentano, ancora oggi, la riprova, di un’ide, di una visione e prospettiva, cinematografica s’intende, ben più ampia di quanto si potesse pensare.
Anche lo stesso Wyden, in una delle tante dichiarazioni che abbiamo riportato nella prima parte, a distanza di tempo si è meravigliato di come sia stato possibile, non tanto il successo tardivo della sua opera, ma un successo tale da considerarlo come un qualcosa a parte, da considerarlo come il suo protagonista: immortale.
I tre elementi rappresentano la spina dorsale della storia del film. Alcuni sono diretti e altri indiretti, nell’incominciare l’analisi, ci soffermiamo su quel dettaglio che non emerge nell’immediato e che in precedenza lo abbiamo indicato con l’espressione: ‘volevo essere tante cose ma non ci sono riuscito’.
Nel senso che il lungometraggio, in alcuni punti, non presenta solo le classiche caratteristiche dei generi fantastico, azione, avventura e drammatico. Ci sarebbero anche il genere ‘storico’ e, addirittura, ma solamente per una scena in particolare, e si evince solo dall’involontaria atmosfera creata dall’ambientazione ed accompagnamento musicale con un brano dei Queen.
stiamo scomodando il genere ‘noir’ nella scena girata in quello che oggi si chiama Peter McNunn Pub di New York. Un luogo, per tutti i fans del film diventato di culto, così anche come la canzone che rende giustizia a cosa lo stesso autore originale voleva lasciar trapelare in chi vedeva il film: il forte peso del tempo passato, insito nell’animo di Connor MaCleod, mostrato prima con delicatezza, per poi trasportare l’emotività verso immagini ancor più d’impatto come questa.
Con la morte di Heather siamo già entrati nella seconda fase del nostro approfondimento. Anzi, forse in maniera indiretta anche nella terza ed ultima fase. D’altronde, l’elemento musicale, non solo rappresentato dai brani dei Queen, ma anche dal compositore Michael Kamen determinano un’impronta epica alla storia, anche questa non colta del tutto quaranta anni fa. La morte di Heather, con Who Wants to live forever, mette in evidenza i due risvolti, sia positivi che negativi, di chi vive, sulla propria pelle, l’immortalità.
Essendo, nella realtà, un concetto meramente fantastico, meramente astratto, sarebbe veramente interessante provare la sensazione di essere immortali, di andare oltre il limite consentito del tempo che ci rimane e non avvertire mai quella sensazione di arrivare all’atto finale.
Atto finale, però, che è una realtà, è una spada di Damocle per quelli che stanno intorno a te; quindi ciò che sembra un dono si trasforma, con il trascorrere del tempo, in una vera e propria maledizione. Insomma, cari lettori, un paradosso. Un dettaglio non irrilevante e non lascia del tutto indifferente durante la visione del film.
lasciando perdere le spettacolari coreografie con le spade e gli effetti speciali, il film di Gregory Widen porta con sé questa morale. E no, questa volta non si tratta di visione soggettiva od oggettiva.
Questa volta abbiamo cercato di andare in profondità in quello che lo stesso autore voleva dire. Ciò non toglie che ognuno di noi può e deve avere una visione altrettanto personale della morale insita nel film. Una storia supportata da brani memorabili, che non integrano il lavoro di Kamen, non lo completano, anzi passano oltre. Lo superano, togliendo lo scettro, tra i fans, di musiche principali allo stesso compositore. Brani di puro hard rock che alimentano, non poco, il grado di epicità che anche lo stesso regista, Russel Mulcahy, voleva mostrare.
È vero, all’inizio di questo reportage si anche detto che avremmo lanciato un’occhiata al nuovo Highlander che verrà e che sarà. È inutile dire o quantomeno ricordare che a ricoprire il ruolo che fu di Christopher Lambert ci sarà Henry Cavill. Le considerazioni e le ipotesi che dovremmo sviluppare sono molte e allora lasciamo ancora passare qualche tempo, per poi occuparcene nel momento giusto.
Ma vi lasciamo solo, però, con una sorta di dubbio: visto che la nuova versione sarà, nei fatti, una trilogia i nuovi autori prenderanno in considerazione le idee sviluppate nella prima bozza da Widen e mai mostrate al pubblico? Non ci resta che attendere.