Il Cavaliere Pallido, un film che 40 anni dopo continua ancora ad attirare l’attenzione
Nella storia del genere western nessuno è particolare come questa pellicola. Certo, direte voi cari lettori, non è neanche quello che può esser considerato come un vero ed assoluto capolavoro. Eppure, vi ripetiamo che è particolare, strano, forse anche un po’ non convenzionale. Per cosa? Vi chiederete sempre voi. Per la trama, per le sparatorie, per come vengono mostrati i cattivi? No, niente di tutto questo.
Semmai tutto ruota intorno ad un dettaglio che sembrerebbe superficiale ma non lo è, facendo apparire questa opera cinematografica, uscita esattamente, il 28 giugno del 1985 negli Stati Uniti d’America, mentre da noi solamente qualche mese più tardi, anzi, per essere precisi direttamente alla fine di quell’estate: il 5 settembre del 1985, proprio per la trama più misteriosa di sempre del genere di storie ambientate nel Far West.
Nulla a che vedere, tanto per citare un titolo di un certo spessore, con ‘La Leggenda di Liberty Valance’ o addirittura ‘Ombre rosse’. Ancora, ‘Il texano degli occhi di ghiaccio’ e via discorrendo, ben consapevoli che l’elenco è davvero interminabile o, perché no, elenco sterminato proprio come quelle classiche praterie che ci hanno sempre mostrato nei film, sia nel bene che nel male.
Il punto particolare della trama non è tanto in quello che fa parte del già visto, ossia un gruppo pacifico di pionieri, anche religioso o facenti parti delle future minoranze della grande nazione americana, come nel leggendario ‘I Magnifici 7’. In questo stiamo facendo riferimento a quello del 1960; interpretato da Yul Brynner, Steve McQueen, Charles Bronson, Eli Walach e Robert Vaghn e non al remake del 2016.
No, questo schema narrativo viene comunque ripetuto ma non è questo il dettaglio che ci interessa. È un particolare che riguarda il protagonista principale, il cosiddetto pistolero solitario che giunge, chissà da dove e apparentemente senza una meta per precisa, per aiutare i poveri malcapitati, vittime dalle continue vessazioni del prepotente di turno.
Questa volta i deboli sono rappresentati da alcuni ricercatori d’oro, i quali vengono difesi da un ‘Pale Rider’. Tale espressione in inglese è anche il titolo originale del film ad oggetto di questo speciale, la cui traduzione è semplicemente: Cavaliere Pallido. E nel 1985, quando ormai il western, come tipologia di film al cinema, aveva ormai esaurito ‘la sua corsa all’oro’ chi lo poteva interpretare per instillare verso il pubblico mondiale credibilità al progetto cinematografico?
Domanda inutile quanto scontata e che, a sua volta, determina anche una risposta che non ammette repliche mediante solo due parole per svelare il nome del leggendario attore: Clint Eastwood. E nei suoi confronti cos’altro si potrebbe dire dopo il reportage interamente dedicato a lui per i suoi 95 anni?
Beh, noi ci proviamo: non un nome, ma il nome; non una garanzia, ma la garanzia. Specialmente quando si parla di western, il genere che prima gli ha aperto la carriera sul piccolo schermo, con lo show televisivo ‘Rawhide’, e poi con il nostro immenso e leggendario Sergio Leone con il primo capitolo della trilogia del dollaro: Per un pugno di dollari, del 1964.
Ci sarebbe anche di più da dire nei confronti dell’attore nato a San Francisco: con lui, in quegli anni, nemmeno valeva un’altra espressione, ovvero quella intesa “dell’usato sicuro”. Perché il buon vecchio Clint, sempre all’epoca ed all’uscita di questo strano e misterioso western, si avviava a compiere ben 55 primavere ed era ancora ben saldo sulla sella della cresta dell’onda.
Prodotto dalla Malpaso, per non dire prodotto direttamente da lui visto che la menzionata casa di produzione era di sua proprietà, ‘Il Cavaliere Pallido’ raccontava una vicenda, come indicato in precedenza, in stile ‘Magnifici 7’, la cui missione di protezione dei più deboli, senza compenso questa volta, era affidata ad un unico cowboy più misterioso delle precedenti versioni che lo stesso attore aveva interpretato.
In via quasi diretta, Clint Eastwood, in questo film, riprende, a suo modo, il personaggio che lo lanciò nell’olimpo dei grandi venti anni prima, quello visto proprio nella trilogia di Sergio Leone. Questa volta, però, a rendere tutto ancor più misterioso era anche il contesto della storia e, soprattutto, anche di una preghiera, disperata, da parte di una giovane ragazza appartenente al gruppo dei ricercatori d’oro, i quali si erano stanziati in una determinata area per cercare fortuna. Le parole che si sentono all’inizio del film sono rivolte al Signore dopo che la stessa, dopo che il campo dove vive è stato oggetto di un pauroso attacco, gli hanno ucciso il cagnolino.
La sfortuna degli stessi ricercatori d’oro è rappresentata dal fatto che quello stesso pezzo di terra è finito nel mirino di un losco individuo; un affarista senza scrupoli che fa di tutto per intimidirli con ogni mezzo illecito. Il potente di turno si chiama Ray Lahood ed è proprietario di alcune miniere nella zona montuosa di Carbon Canyon, zona in cui gli stessi ricercatori d’oro si sono sistemati in maniera legale e senza alcun sotterfugio.
Il film, la cui sceneggiatura è stata realizzata da Michael Butler e Dennis Shryack, oltre ad esser stato prodotto, diretto ed interpretato dallo stesso Clint Eastwood sembra lanciare un messaggio che va oltre la semplice opera di mero intrattenimento. È un western atipico, con chiari e diretti riferimenti storici. A questo punto qualcuno di voi dirà che tali riferimenti sono da ricercare nella storia di quel periodo degli Stati Uniti d’America.
Ma soffermarsi solo ed esclusivamente alla cosiddetta era della Corsa all’oro iniziata nel 1849, anno in cui nacque una figura realmente esistita in quel periodo e che diede vita alla più celebre sparatoria del west che ha ispirato diversi film, ovvero lo sceriffo Wyatt Earp non basta. Ma di questa storia ve ne parleremo più avanti. Dunque, dicevamo dei riferimenti storici che non solo trovano conferma nel periodo di origini della nazione americana, no.
Le basi devono essere ricercate anche in testi particolari che hanno forgiato in modo indissolubile anche la nostra cultura. Un volume in particolare in cui in apertura di film vengono letti, addirittura, alcuni passi ben specifici proprio dalla ragazza dopo che ha subito il lutto del proprio cane ammazzato dagli uomini di Lahood. Ed è proprio in quel momento che appare il personaggio interpretato da Clint Eastwood…