In questo terzo speciale celebreremo i tre sequel che compongono per intero la prima saga, sul grande schermo, interamente dedicata a Superman

Nonostante la bravura di Vaughn, Mister Webster, questo il nome del nuovo nemico di Superman, mai apparso neanche nei fumetti, non reggeva il paragone non solo con il personaggio di Lex Luthor, ma nemmeno con quanto aveva mostrato, dal 1978 al 1980, Gene Hackman. nemmeno il cambio di sceneggiatura voluto dalla Warner, in cui il supereroe avrebbe dovuto scontrarsi contro un supercomputer salvò il progetto. Peccato, perché comunque, tutti lo ricordiamo per questa spettacolare scena.

Era ‘Bizzarro’, una doppia personalità di Kal-El che fuoriesce al contatto con una Kryptonite che lo trasforma in un essere malvagio. È anche vero che, se vi ricordata bene la scena, il personaggio di Richard Pryor, nel cercare gli elementi che componevano il pezzo di asteroide nocivo all’uomo di Krypton, inserì il tabacco visto che non trovava quello originale.

In definitiva, Superman III, in patria, raggiunse solamente 60 milioni di dollari. Una cifra troppo bassa, visto che i precedenti avevano oltrepassato la soglia dei 100 milioni di dollari. D’altronde c’è una curiosità da non dimenticare: in quel terzo capitolo era presente, giovanissima, la futura Martha Clark Kent della serie televisiva ‘Smallville’, dei primi anni 2000. Stiamo parlando dell’attrice Annette O’Toole.

La batosta economica, registrata al botteghino, da parte dello storico produttore Ilya Salkind lo convinse a cedere i diritti all’allora nascente casa di produzione Canon Group, con molte ambizioni; anche troppo, oseremmo direi noi.

Eppure, la piccola major, le cui intenzioni erano quelle di fare il grande salto di qualità, riuscì, con un budget di soli 36 milioni di dollari, di ingaggiare lo storico cast. Quindi si registrò anche il ritorno dello stesso Hackman nei panni di Lex Luthor.

In un primo momento lo stesso Reeve non aveva alcuna voglia di riprendere il ruolo, dopo la batosta del 1983. Ma i vertici della casa di produzione lo convinsero con un’allettante proposta: ovvero quella di poter lavorare allo sviluppo della trama.

Reeve accettò senza esitazione, a quel punto, ma cercando di farsi aiutare da Tom Mankievz, l’artefice della sceneggiatura dei primi due film. quest’ultimo rifiutò, suggerendo all’attore di sfruttare il tema della corsa agli armamenti. Anche in questo caso l’idea non male, ma venne sfruttata malissimo anche per un altro particolare.

I nuovi produttori, infatti, erano addirittura riusciti a coinvolgere nel progetto, la stessa squadra di esperti in effetti speciali che avevano lavorato sia con Donner che con Lester. Cosa successe? Si innescò una questione salariale che non andò per niente a buon fine in seguito, ormai, la storia la conosciamo.

La storia dei peggiori effetti speciali della saga che non riesce neanche a salvare un momento che poteva essere sfruttato meglio: la Statua della Libertà sollevata dall’uomo nucleare. Quest’ultimo personaggio, nella sostanza, non era nuovo al mondo dei fumetti, come lo era stato Mister Webster nel capitolo precedente. Anzi, in origine l’uomo nucleare rappresentava un altro Superman malvagio. Questa volta Reeve si rifiutò, molto probabilmente per evitare di ripetere quanto fatto proprio nel precedente capitolo.

Per quanto riguarda gli incassi? Vi ricordate del budget a disposizione? 36 milioni di dollari. Si, avete letto bene: la stessa cifra che venne stanziata per la produzione. Chiaramente non bastò e il progetto per il possibile quinto film naufragò ancor prima di iniziare.

Eppure, dopo questi ulteriori fallimenti al botteghino, Reeve diede sempre la sua disponibilità a tornare o quantomeno di essere sempre lui il supereroe per antonomasia e per certi versi, nella sua vita al di fuori dal set, lo fu veramente come ormai tutti sanno. Giusto trenta lunghi anni fa, una brutta caduta da cavallo lo rese paralizzato dal collo in giù e il sogno di rivederlo con il costume e mantello svanì per sempre.

Il personaggio di Superman, sul grande schermo, non riapparve più per tanto e tanto tempo. Anzi, addirittura, ciò che accadde allo stesso attore venne visto come una sorta di maledizione: infatti nel lontano 1959, un altro interprete storico dell’eroe dei fumetti venne trovato morto, in circostanze misteriose, con un foro di proiettile in testa. Si chiamava George Reeves, che coincidenza quasi lo stesso cognome, e all’epoca si parlò di suicidio, ma la vicenda non venne mai chiarita del tutto.

Ciò non toglie che la storia, raccontata fino a questo momento, sui film di Superman al cinema non è in realtà terminata qui. Ci sarebbe, appunto, quel lungo capitolo suddiviso, anche questo, in ulteriori tre parti dove viene raccontato quel falso lungo silenzio in cui si cercava di farlo tornare sul grande schermo a partire dalla fine degli anni ’90, fino ai due film dei primi due decenni del nuovo millennio.

Ma questa, appunto, è tutta un’altra storia in cui il mito e la leggenda di Christopher Reeve continua a troneggiare su tutti coloro che arriveranno dopo di lui cercando, non tanto di spodestarlo, semmai di non sfigurare e di non farlo rimpiangere agli occhi del pubblico.

Di tutto questo e di altro ancora verrà affrontato in quello che sarà, nei fatti, il quarto speciale interamente dedicato alla mitologia cinematografica dell’eroe di Metropolis, la cui natura altruista lo porta ad essere amato in tutto il mondo. eppure, non possiamo terminare questo terzo appuntamento senza lasciarvi, comunque, con un piccolo giudizio su questi tre film e, allo stesso tempo, sulla saga in generale.

Di certo esprimere, nella totalità, un giudizio positivo non sarebbe giusto, considerando ugualmente due fattori da non sottovalutare in nessun caso: ovvero quello che all’epoca non c’era la progettualità di oggi. Nel senso che in questa epoca di remake e di reboot è più facile realizzare una saga rispetto ai decenni precedenti.

‘Superman II’ ne è un chiaro esempio di anticipazione di quello che abbiamo visto con la Marvel Cinematic Universe. E realizzare un sequel era già una gran fortuna, figuriamoci, poi, averli realizzati addirittura altri due e con quelle problematiche. Di certo, dunque, non possiamo dire che tutti e quattro siano della stessa qualità. L’unica che potrebbe tenere testa ai primi due è proprio il terzo, mentre il quarto ha rappresentato l’ultimo colpo di una saga che, semmai pensata fin dall’inizio, poteva continuare per altri anni ancora e invece è andata così.

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