La tormentata storia del ‘Secolo Breve’ è connotata da una lunga serie di attentati contro Capi di Stato e uomini delle istituzioni, come per esempio gli assassini di Umberto I, dell’Arciduca d’Austria Francesco Ferdinando e della moglie, di Alessandro I di Serbia e del Ministro Barthou. Di John Fitzgerald Kennedy oppure la strage di Via Fani ed il conseguente martirio di Aldo Moro.

In alcuni casi, l’uccisione delle vittime è stato il risultato sia di piani orditi con cura ed eseguiti con fredda determinazione, come per esempio a Via Fani. Altre volte invece, il delitto compiuto è apparso come il gesto isolato di un “cane sciolto”, che ha compiuto la missione omicidiaria senza alcuna connivenza o complicità, o almeno qualcuno ha tentato di camuffarli così.

Forse se Jack Ruby non avesse ucciso a sangue freddo Lee Harvey Oswald, la storia sarebbe sicuramente diversa.
Tuttavia, la storia degli attenti XX secolo non è esclusivamente un elenco di omicidi compiuti e di piani criminali conclusi con successo. Al suo interno, infatti, si annoverano anche episodi di attentati falliti o per tempestivi interventi della polizia o per intervento di eventi assolutamente incontrollabili e sfuggenti all’uomo.

Il più importante attentato fallito del ‘900 è sicuramente quello a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981, quando il turco Mehmet Ali Agca, un fanatico appartenente alla fazione dei Lupi Grigi, tentò di assassinarlo. Quel giorno, sessantaquattresimo anniversario dell’apparizione della Madonna di Fatima, alle ore 17.17, il Papa stava attraversando Piazza San Pietro per il consueto bagno di folla del mercoledì, quando fu attinto due proiettili esplosi da Ali Agca, appostato tra i fedeli e distante solo tre metri dall’obiettivo.

Uno dei proiettili fratturò l’indice della mano sinistra del Papa, mentre l’altro lo raggiunse all’addome, devastando il colon e danneggiando gravemente l’intestino tenue. Le immagini della papamobile che si allontana velocemente da Piazza San Pietro, attorniata dagli uomini della sicurezza vaticana, sono fin troppo note.

Quello che non sono conosciute, invece, sono una lunga sequela di decisioni repentine e circostanze straordinarie o mere coincidenze che hanno fato sì che il Papa non morisse e che sono state illustrate anche di recente in un libro di Antonio Preziosi, intitolato Il Papa deve morire. La storia dell’attentato a Giovanni Paolo II, San Paolo Edizioni, 2021.

Basta pensare alla decisione di Monsignor Dziwsz, segretario del Papa, di far trasportare il ferito non al vicino Policlinico di Roma bensì all’ Ospedale Gemelli, nosocomio più lontano da San Pietro, ma in cui è sempre disponibile una stanza per il Santo padre, per ogni evenienza.

A questo deve aggiungersi il trasporto del Papa su una vecchia ambulanza lanciata a folla velocità verso il Gemelli, senza scorta della polizia e con la sirena che si rompe, l’autista, infatti, dovrà farsi largo nel traffico a clacson spianato. Operato d’urgenza, con un intervento terminato a l’una di notte del 14 maggio, il Papa sarà salvato dai medici.


Molti grideranno al miracolo (o alla fortuna) visto che il proiettile che ha raggiunto il Papa all’addome ha sfiorato per pochi centimetri l’aorta e la colonna vertebrale. Nel primo caso il Papa sarebbe morto dissanguato, nel secondo sarebbe rimasto paralizzato a vita.

“Una mano ha sparato ed una mano ha deviato la pallottola” commenterà Giovanni Paolo II, che poi si recerà anche a Fatima per ringraziare la Madonna di avergli salvato la vita, disponendo anche che la pallottola che lo ha quasi ucciso sia incastonata nella corona che adorna la statua della Vergine Maria.

Il successivo 27 dicembre del 1983, Wojtyla volle poi far visita ad Ali Ağca, detenuto nel carcere di Rebibbia.
I due parlarono da soli e il contenuto della loro conversazione non è conosciuto. “Ho parlato con lui come si parla con un fratello, al quale ho perdonato e che gode della mia fiducia”, furono le parole del Pontefice.
Restano ancora oscuri molti aspetti del fallito attento, come per esempio la circostanza se Ali Agca
abbia agito da solo o con la complicità di alcuno.

Oscuri rimangono ancora i mandanti (se ve ne furono e chi furono) che anni di indagini non
riusciranno mai a chiarire. L’eventuale coinvolgimento dei servizi segreti dei paesi del blocco sovietico è materia di dibattito per conferenzieri e storici da tavolino, mancando sul punto una verità giudiziaria. Certamente, citando liberamente Tommaso Besozzi, “di sicuro c’è solo che il Papa non è morto”.

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