Il sindacalista ed attivista polacco Lech Walesa, premio Nobel per la pace nel 1983 e leader del sindacato Solidarnosc, viene eletto presidente della Repubblica in Polonia. La sua elezione ha un doppio significato: la prima è che elezioni sono libere. La seconda è relativa al disfacimento del blocco comunista dei Paesi del Patto di Varsavia, a seguito del crollo del Muro di Berlino.

Tra il 1989 ed il 1991, ben nove dittature comuniste, compresa quella dell’Unione Sovietica, si dissolvono, sconvolgendo gli equilibri geopolitici dell’Europa. L’abbattimento dei regimi dittatoriali nei paesi satelliti dell’Unione Sovietica è anche il risultato dell’impotenza di Mosca. Difatti il regime comunista è impossibilitato d’intervenire energicamente per soffocare le spinte libertarie dei vari popoli dell’Europa Orientale.

I carri armati sovietici che sfilavano per le vie di Budapest nel 1956 e per quelle di Praga nel 1968, sono solo uno sbiadito ricordo. L’Urss è stata irrimediabilmente sconfitta alla fine della Guerra Fredda.
Tra gli uomini protagonisti della fine dell’era sovietica vi è anche Lech Walesa, leader del sindacato Solidarność, la prima organizzazione sindacale indipendente di quella parte d’Europa ad est del Muro.

Il 9 dicembre 1990 Walesa sconfigge alle elezioni il primo ministro Mazowiecki, diventando il primo capo di Stato liberamente eletto a Varsavia dopo 63 anni, il primo non comunista dopo 45 anni.
La transizione dal regime comunista ad una democrazie liberale è anche guardata con favore dal Vaticano, fu guidata da Walesa non senza poche difficoltà.

Nel corso della sua presidenza Walesa traghettò la Polonia attraverso la privatizzazione e la transizione verso un’economia di libero mercato, staccandosi progressivamente dall’area di influenza dell’Urss.
Negoziò con successo il ritiro delle truppe sovietiche dalla Polonia e una sostanziale riduzione dei debiti esteri, sostenendo l’entrata del Paese baltico nella Nato e nell’Unione Europea.

Tuttavia, alle successive elezioni del 1995 Lech Walesa non riuscirà ad essere rieletto. La sconfitta alle urne decreterà l’uscita di scena di una delle personalità più influenti della parte finale della guerra fredda.

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