Dopo l’ennesimo fiasco delle nostre italiane in Champions ci viene da pensare che non siamo più capaci di imporci a grandi livelli?

3 a 4 e 3 a 1. No, non stiamo dando i numeri, cari lettori ed appassionato di calcio, vi stiamo riportando i due punteggi, negativi, ai quali le nostre due squadre, Inter e Napoli, sono andate incontro ieri sera. Qualcuno direbbe e neanche più a bassa voce: ‘Nulla di nuovo in quel di ‘Champions League’. Tanto il calcio italiano non tornerà mai più ai livelli di un tempo’, si proseguirebbe così il pensiero seppur nefasto ma ampiamente logico. Oggi, a Novanta minuti, appuntamento tutto interamente dedicato alla Champions League, ci soffermiamo sull’analisi di queste due sconfitte che, in base alla nostra prospettiva, sono anche frutto di un certo tipo di sfortuna.

Sfortuna che prende forma del palo, colpito in pieno, e dell’incrocio di pali che fa strozzare l’urlo di gioia in gola. Per non parlare di quando il pallone, come si dice in gergo, fa la barba al palo. Senza dimenticare, però, che queste sconfitte, al di là di ogni singola e semplice recriminazione, sono state anche figlie di ingenuità che a certi livelli sono impensabili che si materializzano.

Di certo, però ed allo stesso tempo, se ci sarebbe da assolvere qualcuno, senza essere di parte, lo facciamo eccome: Politano, per esempio. Il riferimento è relativo a quel suo maldestro retropassaggio nella gara di ieri, in Spagna, contro il Villareal. È pur vero che la sua è stata un’ingenuità gravissima: ma gli altri compagni di reparto dov’erano per cercare il pallone ed aiutarlo a tirarlo fuori da quella situazione?

Questo però non cambia il discorso sulla sconfitta di un Napoli che non è stato attento in alcune fasi difensive, come allo stesso tempo è stato persino sfortunato in determinate fasi di attacco. Di certo il rammarico cresce visto che, comunque, la squadra partenopea era persino passata in vantaggio.

Come è normale che, alla fine del match, tra allenatore e giocatori ci sia stato un confronto, i cui contenuti non sono stati resi noti. Ci sembra anche giusta la mentalità che quello che si dice negli spogliatoi rimanga negli spogliatoi. Non parliamo di un confronto acceso e che qualcuno ha assunto posizioni contrarie apriori verso qualcun altro; no, si parla di un semplice dialogo e basta.

Altro rammarico di cui vi dobbiamo tenere conto è anche quello della squadra neroazzurra. Il punteggio del match contro il Bruges ci riporta allo stadio Azteca di Città del Messico ma non erano i mondiali di calcio ma, appunto, la Champions League 2026/2027. Il Club Bruges affonda l’Inter con questo punteggio. Lo affonda, soprattutto, in casa, nella scala del calcio, in quel San Siro teatro di tante sfide leggendarie.

Anche questo lo è, ma non per gli stessi padroni di casa che commettono degli errori madornali, come quello di Martinez, e che, ad un certo punto, dopo che Tresoldi aveva completato la sua tripletta personale, non solo da giocatore del Bruges ma anche da tifoso milanista dichiarato, gli stessi ragazzi di Chivu sembra che non si abbiano più creduto; a parte il guizzo finale per ricorrere un po’ ai ripari.

Il discorso, in questo caso, è sempre lo stesso. Un discorso, questa volta, ampliato persino con un quesito: come mai non riusciamo a giocare alla stessa intensità delle altre squadre nelle coppe? Non solo relativo alla Champions League, ciò vale anche per l’Europa League e la Conference League.

Forse la risposta più logica è che non ci siamo mai e poi mai abituati a ciò e le prime sei giornate di questo campionato non bastano per essere avvezzi a tali tipi di ritmi. Purtroppo ci sarà da aspettare. Ma di ciò ne parleremo anche domani ad in Campo con FreeTopix, mentre Novanta Minuti ritornerà venerdì.

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