I gol che vi abbiamo mostrato ieri sono erano solamente un gustoso antipasto di quello che vi faremo ricordare oggi. Ma per il momento proseguiremo con l’analisi di ieri: prima di appropriarsi stabilmente del numero che identifica i grandi bomber, Gianluca indossò per un periodo la maglia numero 11, che all’epoca indicava la posizione dell’ala sinistra. Ma contrariamente a quanto si poteva pensare non era mancino. Calciava perfettamente con entrambi i piedi; svariava su tutto il fronte offensivo, perfetto sul gioco aereo e persino acrobatico.
Chi lo ricorda bene sul terreno di gioco sa perfettamente quanto fosse abile non solo nel finalizzare, ma anche nel servire assist illuminanti per i compagni di reparto, soprattutto come questo:
Vero, cari lettori e cari appassionati di calcio: la nostalgia si fa sentire prepotentemente, specialmente quando si rivedono le immagini del passato e i gol di un altro grande campione della nostra storia che ci ha lasciato troppo presto, Totò Schillaci, con cui Gianluca condivise l’avventura magica e agrodolce delle Notti Magiche di Italia ’90.
Tornando alla sua carriera e, più precisamente, in quelle primissime stagioni tra i professionisti con la Cremonese, quando era ancora un ragazzo pieno di sogni che si affacciava sul grande palcoscenico del calcio italiano, quale fu il suo reale impatto e le prime statistiche che lo iniziavano a caratterizzare?
Ricordando che dal 1978 al 1981 era stato tra le fila delle giovanili della squadra lombarda e proprio dalla stagione 1981/1982 gli era riuscito il balzo in prima squadra, esordendo in serie C1, Vialli collezionò due presenze senza realizzare alcuna rete. Normale, per un esordiente. La stagione successiva le presenze furono 31, riuscendo a gonfiare la rete per ben cinque volte.
Nella stagione 1982/83 Gianluca aumentò le presenze, rispetto all’annata precedente, con quattro partite in più, migliorando, persino e sensibilmente, il suo record personale di reti segnate: da 5 passò ad 8. Così anche nella stagione successiva, l’ultima con la squadra lombarda: 37 presenze e dieci reti. Ciò bastò a convincere non solo l’allora Presidente della Juventus, Gianni Agnelli, ma persino il leggendario Presidente della Sampdoria, Paolo Mantovani, il quale lo riuscì a strappare alla squadra di Torino grazie ad un accordo strappato prima che i bianconeri potessero affondare il colpo.
Da notare che l’evoluzione di Vialli, tra le fila blucerchiate, ebbe lo stesso sviluppo come nella Cremonese. Era la stagione 1984/1985. Con lui approdò anche il terzino destro Moreno Mannini dal Como. Per Gianluca, quel trasferimento, rappresentò l’ulteriore salto di qualità per la sua carriera. Era sinonimo di Serie A, dopo un anno di C1 e due nella serie cadetta, la Serie B.
Allora, il primo anno collezionò ben 28 presenze e solo 3 reti; nel secondo: sempre 28 presenze ma 6 gol; al terzo anno le presenze furono ancora 28 ma le reti continuavano ad aumentare, 12 realizzazioni. Solo nel quarto anno aumentarono le presenze, 30, ma la sua vena realizzativa diminuì di due reti in meno. Al quinto anno recuperò alla grande, con 14 reti in 30 presenze. Sesto anno: scese di nuovo a dieci reti con otto presenze in meno della stagione precedente. Ma nel settimo anno le scese per ben 26 volte in campo, diventando persino il capocannoniere non solo della sua squadra ma dell’intera Serie A con ben 19 reti. Era la stagione 1990/91, era l’anno dello storico e leggendario scudetto blucerchiato.
L’anno successivo, l’ultimo con la Sampdoria collezionò ben 31 presenze realizzando solamente 11 reti. Si trattava dell’ultimo campionato con la ‘Doria’. Un’ultima stagione che poteva terminare con la conquista della Coppa dei Campioni, persa agli ultimi minuti a causa di una punizione di Ronald Koman.
Una volta intuito che il suo ciclo alla Sampdoria fosse concluso decise, dopo tanti anni di continue resistenze, di trasferirsi alla Juventus. Piccola parentesi prima di soffermarci ancora una volta sulle statistiche. Nel decennio 1980, man mano che passavano le singole stagioni, Gianluca Vialli diventò sempre di più un punto di riferimento sia per i compagni di squadra che per i suoi stessi avversari.
Infatti, lo volevano il Milan di Berlusconi, la Juve di Agnelli, che poi riuscì a portarlo a Torino, ma anche il Napoli di Maradona. Lo stesso leggendario numero 10 più volte espresse il desiderio di giocare con lui. Ma nei quatto anni juventini, Vialli, partì alla stessa stregua del primo anno con la Cremonese e con la Sampdoria. Primo anno 32 presenze e 6 gol; secondo anno 10 presenze e 4 reti; il terzo anno 30 presenze e 17 reti, questo era l’anno dello scudetto juventino. Nel quarto ed ultimo anno 30 presenze e leggete attentamente: 11 reti, come l’ultima stagione con la Sampdoria. anche in questo caso si raggiunse l’atto finale della Champions League con rivincita e trionfo dopo quella persa quattro anni più tardi.
Infine, terminato il ciclo con la Juve si trasferì a Londra. Quest’ultima esperienza rappresentò una novità assoluta: sostituendo Ruud Gullit sulla panchina del Chelsea, Vialli divenne, contemporaneamente, allenatore e giocatore totalizzando 21 reti negli ultimi tre anni della sua carriera. Non si però non terminare con la parentesi nazionale, che meriterebbe uno speciale a parte. Giocò ben due mondiali, quello del 1986 e quello del 1990. Nel mezzo l’Europeo del 1988. Ma con l’arrivo di Sacchi si dovette allontanare dalla maglia azzurra.
Siamo giunti alla fine di questo viaggio straordinario nel mondo del calcio, di un calcio che fu, con la speranza che possa tornare in modi diversi. Una prima operazione nostalgica che ci ha permesso, grazie anche al Premio a lui intitolato, di riuscire, come si deve, a ricordarlo. Lo ammettiamo: non abbiamo detto tutto, ma non mancheranno occasioni per tornare a parlare di lui e ricordare le sue gesta in campo.
Come promesso, però, questa terza ed ultima parte ha un proseguo: un video in cui abbiamo raccolto tutti i momenti salienti del Premio Vialli… e ricordatevi che questa è solamente il primo appuntamento con ‘Nostalgie Calcistiche’. Buona Visione!!!