In occasione del 25° anniversario dell’11 settembre celebriamo i 35° anni di Fuoco Assassino

Raccontare o celebrare l’anniversario di un film non è come vederlo. Specialmente quando si tratta di occasioni importante, che toccano, in un modo o in un altro tutti. Ciò vale anche per Backdraft, ciò vale anche per Fuoco Assassino, un’opera cinematografica su cui non abbiamo detto ancora tutto, con il dubbio amletico se sia il caso di completare la nostra analisi o lasciarla, un po’ come sanno fare i grandi registi hollywoodiani, lasciarvi con il dubbio e la curiosità su altri particolari per invogliarvi a vederlo. D’altronde, proprio perché si tratta di un film uscito trentacinque anni fa, diamo per scontato che tutti quanti voi, cari lettori, l’abbiate visto almeno una volta.

Ma se non fosse così, dovremmo avere, anche in questa sede, rispetto per tutti coloro che ancora non hanno mai avuto la fortuna di poterne ammirare la potenza epica delle immagini. Attenzione, però, non stiamo facendo riferimento ai classici momenti in cui gli effetti speciali la fanno da padrone.

No, stiamo facendo riferimento al potente messaggio implicito ed esplicito che la storia stessa vuole trasmettere a chiunque lo veda. L’elemento dell’assassino, in quanto fuoco provocato da un assassino con uno scopo ben preciso, è solo un escamotage per rendere la trama ancor più avvincente.

Un dettaglio avvincente e vincente, allo stesso tempo. Che non toglie spazio alla trama principale e non offusca neanche la vera essenza del messaggio di Wyden: ovvero quanto sia pericoloso il fuoco, dopo averlo visto proprio in prima persona grazie alla sua esperienza da pompiere.

Il fulcro, però, non è neanche rappresentato dal rapporto tra i due fratelli. Semmai, è quello di comprendere chi dei due sia il reale protagonista della storia, della vicenda. Per qualcuno potrebbe essere Robert De Niro, per qualcun altro addirittura Scott Glenn e per altri, secondo una logica ben determinata, anche lo stesso Kurt Russell. La verità, per chi ha visto il film almeno una volta, il vero protagonista è proprio Brian McFrey, con il suo continuo conflitto interiore nel voler o non voler, non tanto fare, ma essere un vigile del fuoco, soprattutto dopo aver visto la fine che è toccata a suo padre.

C’è un momento preciso, nel film, che lascia intendere molto più di questo semplice concetto e dove, lo stesso autore e regista, si spinge per far comprendere questa parte della storia non proprio tanto nascosta.

Se vi ricordate bene, tra la prima e la seconda parte di questo reportage, avevamo lasciato intendere che questo film non è il classico blockbuster tanto per attirare gente al cinema; non è un’opera cinematografica composta da un’unica storia, ma tante storie, da tante micro trame che si intersecano fino a convergere, quasi tutte, verso un’unica fine divisa in due.

Preparatevi, perché mai come questa volta siamo costretti a fare spoiler. Uno spoiler costituito dalla nostra parte scritta e dalla parte visiva, mediante le immagini del film condiviso da Youtube. Il duplice finale presenta una duplice svolta che tende a fondersi in unico momento, non tanto indiretto, in cui Brian, si ritrova nello stesso punto rimasto all’inizio del film. È andato avanti, è cresciuto, ha tentato diverse volte di essere un pompiere ma ha mollato, trovando altre strade, le quali non sono diventate quelle giuste. È ritornato sui suoi passi, non tanto perché ‘era rovinato’, come dice il fratello, me perché aveva ed un conto da saldare.

Il suo sblocco psicologico giunge quando ha intuito chi è l’assassino e per affrontarlo si mimetizza proprio come pompiere, dopo che ha già avvertito suo fratello Steven. Lo stesso Steven, alla fine, realizzerà che suo fratello è davvero un pompiere come lui e come loro padre. Come venti anni prima, però, lo stesso Brian si ritrova a lottare contro i demoni di un lutto che pensava di non voler più rivivere.

L’assassino viene fermato ma per motivi di cui non possiamo svelarvi, verso l’opinione pubblica, non viene diffusa tutta la verità in merito a quella vicenda. Il momento conclusivo è un perfetto vortice di nostalgia, consapevolezza ed epicità. Perché alla fine, nonostante tutto, la vita, in un modo o nell’altro deve sempre continuare e il protagonista principale, mediante le immagini che continuiamo a condividere, ha anche lui questa stessa consapevolezza e non si tira indietro quando la sua squadra riceve una chiamata per andare a spegnere un altro incendio, sicuro di aver spento il suo, quello interiore.

Costato solamente, si fa per dire, 40 milioni di dollari, Fuoco Assassino, all’epoca, ne incassò ben 150 milioni di dollari. Un successo mondiale che attirò l’attenzione della critica sullo stesso regista, il quale conquistò la sua consacrazione. Una consacrazione, come già sottolineato in precedenza, abbastanza strana, visto che il film, in tutti questi lunghi 35 anni, non è mai stato ricordato, celebrato o comunque ‘sponsorizzato’ come meritava. Neanche il titolo di film cult per questa pellicola. Niente di tutto ciò.

Nonostante sia quasi passato inosservato, molti anni più tardi, es esattamente nel 2019 venne realizzato persino un sequel che, per paradosso non è neanche arrivato a sfiorare il successo del primo. La storia prosegue in un modo del tutto particolare e Brian si ritrova ad essere istruttore di suo nipote, del figlio di Steven. Ma questo non è bastato ai molti ad accettare un secondo film di cui, senza troppi giri di parole, non aveva neanche più senso.

Fuoco Assassino ha dalla sua la forza di un’unica trama autoconclusiva, nonostante meritasse anche di aver un sequel nonostante, ripetiamo, non ce ne fosse alcun bisogno. In conclusione, per questo lunghissimo omaggio ai vigili del fuoco che morirono la mattina dell’11 settembre del 2001 e per tutti i vigli del fuoco del mondo, Backdraft, nella sostanza, è una metafora rivolta anche a tutti noi che non svolgiamo questo lavoro così pericoloso, tanto utile e tanto eroico.

Una metafora intesa come quel fuoco capace di distruggere noi stessi nel momento in cui, con la nostra mente, rimaniamo bloccati verso qualcosa senza neanche accorgersi che sia così, per poi trovare la forza di domare le fiamme che abbiamo dentro di noi per poter realizzare noi stessi e vivere in pace con noi stessi.

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