In occasione del 25° anniversario dell’11 settembre celebriamo i 35° anni di Fuoco Assassino
Era naturale che ieri, in chiusura di prima parte, ci siamo soffermati sull’esplicazione del termine che funge da titolo, originale, diretto dal leggendario regista Ron Howard. Una spiegazione, forse troppo tecnica, che ci ha permesso, comunque, di chiarire il significato della parola in questione. Di certo, se i nostri doppiatori, considerati ancora oggi i migliori del mondo, avrebbero optato per la versione originale non si sa, sul grande schermo, quale sarebbe stato l’effetto. Forse solo ‘Backdraft’ avrebbe fatto centro nel cuore degli amanti del cinema nostrani?
O addirittura di presentarlo con l’esatta traduzione della stessa espressione? Ovvero ‘Fiammata di Ritorno’. Eppure, la scelta di Fuoco Assassino parte da una considerazione, da un dettaglio apparentemente irrilevante. Ossia quello di incuriosire lo spettatore. Partendo dal presupposto che nella sua essenza, il fuoco, è di fatto assassino, il punto era quello di lasciar intendere e di lasciar incuriosire il pubblico italiano affinché si riversasse nelle sale per scoprire in che modo, per i protagonisti del film, si sarebbe rivelato letale.
Ma se qualcuno, però, vorrebbe esclusivamente bollare questo film come il classico blockbuster americano si sbaglia di grosso. C’è molto di più del solito cliché legato all’action puro, al thriller e agli effetti speciali. Fuoco Assassino è una storia di vita, una storia in cui chiunque svolga quel mestiere o indossa anche un altro tipo di divisa si può tranquillamente riconoscere.
Durante la prima parte di ieri, avevamo accennato ad una sorta di tradizione o quantomeno una prassi, non scritta, che negli Stati Uniti d’America vengono viste un po’ come le classiche tradizioni di famiglia. Certo, cari lettori: questo tipo di discorso avviene anche da noi; ma volete mettere il radicale pensiero di alcune strade che vengono prese non tanto perché si devono portare avanti, ma per il semplice motivo che si avverte, quasi la naturale esigenza e predisposizione, nel continuare su quella strada.
Apparente piccola digressione: dopo gli attacchi dell’11 settembre del 2001 e, molto probabilmente, cinque o sei anni più tardi a quell’evento, su uno dei tanti nostri canali televisivi venne lanciato un documentario i cui protagonisti, pompieri ed agenti di polizia, raccontavano di come indossassero la divisa non tanto per fare qualcosa nella vita e, dunque, portavano avanti il nome di famiglia ‘tanto per’, ma perché sentivano la responsabilità nello svolgere quell’attività. Una responsabilità voluta nel profondo del loro cuore.
Nel film di Ron Howard questo particolare emerge fin da subito e basta lanciare uno sguardo anche alla trama stessa: Chicago 1971, due fratelli sono sempre in competizione fra loro. Un bel giorno, entrambi nella caserma dove lavoro il loro vecchio, tipica espressione americana, arriva una chiamata. Niente di chi, classica routine giornaliera per Dennis McCafrey, tenente della squadra 17 del corpo dei vigili del fuoco della città americana.
Sono tutti pronti, loro padre, i suoi colleghi e chiaramente anche i fratelli. A vedere il loro vecchio che spegne gli incendi è stato sempre presente Steven, quello più grande. Per uno strano scherzo del destino, quella volta, ad accompagnare suo padre è Brian, il fratello più piccolo. Tutto normale, tutto secondo i piani. E poi che male c’è se ogni tanto, come si dovrebbe fare tra fratelli, ci sia un cambio. Tant’è che Dennis dice a suo figlio più grande: Ah Steven tu sei venuto altre volte, lascia andare tuo fratello.
E così fu. Brian sale sul camion, mentre Steven rimane nella caserma ad attendere il loro ritorno. Ripetiamo, tanto è la normalità e nessuno deve pensare che non lo sia, sennò questo lavoro è meglio non pensare, appunto, di farlo. Anche quando si arriva sul luogo dell’incendio nulla fa pensare che qualcosa potrebbe andare storto. Guarda caso proprio come l’11 settembre del 2001 nessuno si sarebbe mai immaginato un evento del genere.
Nel caso, del film, però l’intervento dei ragazzi di Dennis McCafrey riguarda solo ed esclusivamente un incendio di routine e non di un attacco terroristico, eppure il destino ci mette sempre lo zampino, marchiando per sempre l’esistenza di uno dei piccoli protagonisti, fino a quel momento. Accade che Dennis Macafreey muore per salvare un suo collega, un suo amico che non si rende che stava per commettere un errore madornale.
L’errore alla fine viene commesso ma a pagarne il prezzo è proprio il padre dei due ragazzi. La scena, di forte drammaticità nella sua essenza, ritrae il piccolo Brian con addosso una giacca da pompiere e tra le mani il classico elmetto con le lacrime aglio. La scena cambia e cambia persino l’epoca: venti anni più tardi. Entrambi i fratelli sono cresciuti. Uno dei due è diventato, guarda caso, tenente come suo padre l’altro, invece e fino a quel momento, non è riuscito a dare alla propria vita una direzione precisa e ben definitiva.
Indovinate chi è dei due colui che ha cambiato una moltitudine di lavori prima di riprovarci? È Brian, il quale ritorna sulla vecchia strada dopo diversi fallimenti personali. Ci riprova, però, sperando che il destino inizi anche un po’ ha cambiare per lui, con la speranza che suo fratello non si metta in mezzo per quanto riguarda nell’assegnazione alle caserme alla fine del corso.
E in effetti accade proprio che Steven di pone di traverso, facendo entrare nella sua caserma proprio suo fratello per tenerlo d’occhio e cercare di ostacolarlo. Almeno sembra questo il motivo del suo esser entrato in azione. La sera stessa che Brian ottiene il diploma da vigile del fuoco, nei paraggi alla festa, c’è una chiamata: una forte esplosione mette in moto i ragazzi della 17. I nuovi ragazzi della 17, capitanati proprio da Steven. Tra di loro, però, c’è un veterano, proprio il vecchio amico e collega di Dennis. Colui che commise l’errore fatale in cui il vigile del fuoco perse la vita.
A quel punto la chiamata per quale tipo di incendio era? Un incendo che ha provocato una morte tanto spettacolare, da ciò che si vede nella scena, quanto misteriosa. A quanto sembra, quell’esplosione, darà il via ad una lista di altre persone assassinate misteriosamente, proprio con il fuoco…