Secondo dei tre reportage interamente dedicati alla tragedia dell’11 settembre 2001
Forse, qualche tempo fa, non è stato un caso il cambio di rotta nella rubrica interamente dedicata agli Stati Uniti d’America, Usa Stories. Un titolo che suona meglio rispetto agli altri pallidi tentativi proposti in questi sei lunghi anni. No, non è stato un caso e per un semplice motivo: questa settimana, inaugurata già questa mattina con un primo reportage, sarà davvero particolare. Di celebrazioni, di anniversari ne abbiamo ricordati; ne abbiamo pubblicati di speciali e reportage. Mai, però, abbiamo aperto un’intera rubrica da dedicarci addirittura tre speciali o reportage, come meglio preferite. In questi giorni c’è una sola storia da raccontare, che nella sua complessità ne contempla tante altre; tante piccole storie comprese in quello che è il dramma e la tragedia del secolo; per non dire, del nuovo millennio.
Altre volte ci siamo soffermati con lo sguardo verso quello che, un tempo, era il vero skyline di New York. Lo si poteva ammirare da più parti, da più punti della metropoli; da più inquadrature cinematografiche e, perché no, da qualche descrizione di qualche autore di storie ambietate nella Grande Mela.
Diverse volte, nell’avvicinarsi di una data in particolare, ci siamo soffermati non tanto nel raccontare e ricordare, semmai a tentare di capire del perché, con tanto di punto interrogativo in bella evidenza ed allo stesso tempo, di alcuni risvolti storici che hanno portato a ciò che è successo, ormai, ben venticinque anni fa.
Che l’attacco alle Torri Gemelle di New York è di tutti è ormai un fatto acclarato, ma se intendiamo i singoli eventi, atti o fatti che hanno determinato quell’evento è, a sua volta, una conseguenza diretta di un qualcosa riguardante all’interno degli stessi Usa o quantomeno di qualsiasi cosa che riguardasse loro.
In questa lunga settimana, che finirà venerdì 11 settembre, vi faremo tornare indietro nel tempo e a quei attimi in cui, il mondo che conoscevamo, aveva completamente cessato di esistere, per sempre. Una ferita che rappresenta un mero spartiacque della storia. Al pari della caduta del muro di Berlino, datata 9 novembre 1989; giorno, mese ed anno in cui, secondo alcuni esperti, la storia aveva ripreso il suo cammino dopo l’irripetibile spensieratezza degli anni ’80.
Nel caso del 1989 si parlava di ulteriore speranza, nel caso del 2001 è come se la stessa si fosse assopita per poi scomparire, per alcuni, o dormiente, per altri, in attesa di riprendere il proprio cammino e per instillarci più fiducia nel futuro che ci aspetta. Appunto, il futuro. Da venticinque lunghi anni sembra che nessuno riesce a pronunciare con serenità questa semplice parola, ma carica di significato e di aspettative.
Come se ancora il peso di quello che accadde a New York non si sia mai e poi mai allentato. È anche naturale nel ricordare che di traumi, l’umanità, ne ha subiti, eccome; scossoni profondi che hanno sempre innescato una rezione contraria. Ovvero di non abbattersi e credere che qualcosa di meglio potesse arrivare, comunque.
Invece, da venticinque anni è come se tutti quanti noi, inconsciamente, siamo rimasti fermi a quel giorno. Come se, volendo anche cercare di non pensarci, la mente ripiombiamo in quel di Manhattan, in quel maledetto mattino di fine estate. Niente e nessuno ci toglierà dalla testa quello che tutti noi, in un modo o nell’altro, abbiamo visto e vissuto con i nostri occhi. Eppure, da quel crollo non ci siamo più ripresi. Nulla è stato più lo stesso: la situazione, invece di migliorare, pare irrimediabilmente peggiorata. Continuiamo ad aggrapparci, forse, ad un passato che sta diventando sempre più lontano nel tempo.
Ad un passato che non ci appartiene neanche più. E allora cosa ci appartiene oggi? Lo sappiamo, sembra che stiamo uscendo dal seminato, perdendo di vista il vero scopo, il vero obiettivo di questo lunghissimo reportage. Ovvero quelle di raccontare delle storie nella storia. Di raccontarvi la cronaca di quella giornata. Di raccontarvi anche di coloro che entrarono all’interno di quelle due Torri, con la consapevolezza di non tornare più a casa.
Di raccontarvi il mistero del Pentagono: c’è chi dice che fu colpito da un missile, chi da un aereo, addirittura da un elicottero degli stessi marine; eppure i frames della videocamera esterna dell’edificio non vennero mai fatti circolare quanto quelle che hanno interessato il World Trade Center. Non solo, in questi lunghissimi speciali, di cui uno inaugurato questa mattina, vi terremo conto anche di un film dedicato alla figura o alle figure eroiche dei pompieri di quella mattina.
No, non è quello che immaginate. Questa estate, durante uno dei nostri speciali lo avevamo annunciato e semmai vi siete dimenticati questo particolare, cari lettori, poco male, perché adesso saremo ancora più chiari in merito: nel reportage attuale, che doveva essere il primo e sostituire temporaneamente e solo per questo primo giorno della settimana ‘La canzone del lunedì’, sarà incentrato sulla cronaca di quella mattina; il successivo, che doveva essere il secondo ma sarà il terzo, è incentrato su alcune singole storie dell’11 settembre, la cui pubblicazione di prima parte avverrà alle15.59; mentre quello che doveva essere il terzo, ma è il primo come già specificato, è incentrato sul film ‘Fuoco Assassino’.
Anche questa prima parte di reportage vedrà chiudersi con un momento musicale, proveniente da uno dei tanti speciali pubblicato in passato. Quello dedicato a Bruce Speringesteen: In fondo lo dice anche il titolo stesso: ‘The Rising’, la riscossa. La riscossa, dunque, è quella relativa di una possibile ripresa dopo una botta tremenda, dopo una caduta, dopo un dramma avvenuto dopo una tragedia. Altre parole non ci sono per descrivere non solo il senso di questo brano, ma anche dell’intero dodicesimo lavoro di Bruce Springsteen il resto è solamente retorica ed ipocrisia.
The rising, dunque, fu un disco apprezzato dalla critica, seppur bacchettato su alcuni punti e per certi versi non fu una raccolta d’inediti qualsiasi; certo, l’occasione dell’11 settembre è stata molto ghiotta, non solo perché il Boss della musica mondiale ha potuto lanciare messaggi molto semplici, profondi e che hanno toccato e che toccano ancora il cuore di tutti noi.
Non solo, The Rising ha rappresentato in grande stile, per non dire anche in pompa magna, il suo grande ritorno dopo anni di silenzio o comunque di pubblicazione relative solo a raccolte dei suoi più grandi successi. Un disco che gli permise di avviare una sorta di seconda carriera, un secondo percorso professionale che lo portò ad essere ancora, fino ad oggi, il pilastro indissolubile della musica e fonte di ispirazione per chiunque vuole intraprendere la strada della musica…