Il 6 giugno del 1986 usciva nelle sale cinematografiche il film con Arnold Schwarzenegger, che alimentava ancor di più la sfida con Sylvester Stallone

A riportarla così sembra che la trama, ad occhio e croce, sia un vero e proprio dramma poliziesco. Un giovane agente federale, assegnato alla custodia e protezione di un importante testimone contro il boss della malavita organizzata, viene assassinato insieme al testimone dopo un tragico attacco subito nel luogo che, originariamente, doveva rimanere segreto. Nel tentativo di rendergli giustizia il padre, anch’egli nel Fbi decide di non seguire più il normale protocollo, affidandosi ad un suo vecchio collega ed amico di vecchia data con l’intenzione di fare piazza pulita.

Quest’ultimo, dopo qualche apparente titubanza, accetta il pericolosissimo incarico con la sicurezza, una volta che la missione sia conclusa e il boss ucciso, di riprendere il suo posto come agente federale, visto che in precedenza era stato costretto, per un caso gestito male, ad accettare il ridimensionamento come sceriffo in una piccola contea americana.

Un soggetto cinematografico abbastanza interessante vero cari lettori? Diciamo che fino alla prima parte, ripetiamo, sembra quasi un vero e proprio dramma poliziesco in cui il vecchio agente federale cerca la vendetta a tutti i costi fino a quando non avrà pace. Il punto è proprio l’ingresso di colui che è stato ridimensionato come sceriffo a sovvertire i canoni tipici del dramma, per portarlo ad un livello di puro intrattenimento e nulla di più.

Soprattutto quando, come attore protagonista, ovvero colui che ricopre la parte dell’amico dell’anziano agente federale, è una vera montagna di muscoli. Siamo nella seconda metà degli anni ’80 e l’action movie è esploso in tutte le sue caratteristiche più pure e, da parte nostra, potremmo anche aggiungere tale dettaglio.

Da Sylvester Stallone ad Arnold Scwharzenegger, da ‘Cobra’ a ‘Codice Magnum’ potremmo dire il passo è veramente breve, soprattutto grazie alla cronaca dell’epoca che ci ricorda, dopo il 23 maggio del 1986, ovvero, data di uscita del film dello stesso Sly, al 6 giugno dello stesso anno. Si tratta, solo ed esclusivamente di una quindicina di giorni in più.

Sappiamo già cosa state pensando cari lettori e non lo diciamo subito, lasciateci prima sviluppare l’analisi di questo ennesimo action movie anni ’80; e se vogliamo anche di questo ennesimo cult movie di quel periodo. Dunque, se Stallone, dopo una lavorazione travagliata si presentò ai blocchi di partenza per la nuova puntata della sfida con la quercia austrica con un film cupo, come abbiamo potuto appurare nel reportage precedente, Schwarzenegger la musica, comunque, cambia.

Sempre azione, sempre inseguimenti, sempre sparatorie, anche spettacolari, e sempre quella sorta di carneficina che l’eroe di turno effettua nel finale. Una sorta di violenza giustificata, spettacolare e ristabilitrice di un torto subito. Uno schema che trovò ampio spazio anche in questo lungometraggio dell’attore di origine austriaca. D’altronde erano trascorsi quattro anni dal primo Conan, due anni dal leggendario primo Terminator e un anno dall’esagerato Commando, il buon vecchio Arnold, all’epoca ancora trentottenne, visto che il traguardo dei trentanove lo avrebbe raggiunto il 30 luglio di quello stesso anno, provava in tutti i modi a tenere il passo di Stallone, con il risultato che tra un po’ scopriremo.

Forte dei ruoli da eroe invincibile e forte dei tre successi indicati in precedenza ‘Codice Magnum’, dal punto di vista economico, avrebbe dovuto rappresentare l’ennesimo successo personale. Ma come sempre andiamo con ordine, per raccontarvi la storia di questo cult movie anni ’80. Per prima cosa il titolo originale della pellicola non è quello che abbiamo appena riportato o con la quale la conosciamo, ormai, da quaranta lunghi anni.

No, il titolo originale della sceneggiatura realizzata dalla coppia Gary Devore e Norman Wexler era ‘Raw Deal’, la cui traduzione in italiano equivale ad ‘Affare Crudo’. Lo sappiamo, i titoli originali, come qualsiasi altra espressione proveniente dalla lingua inglese, non vanno mai e poi mai tradotti alla lettera; solo che alle volte ci divertiamo a scoprire i significati, anche quelli più improbabili, di un titolo di un’opera cinematografica di una certa rilevanza.

Nell’economia della storia del cinema, Codice Magnum o Raw Deal come meglio preferite, serve più alla statistica per la sfida contro Stallone, che come rilevanza pura per il grande schermo. Attenzione, ciò non stiamo dicendo che questo film del buon Schwarzenegger non sia da considerare o da bocciare a priori. Al contrario, diciamo che non è uno dei titoli più iconici, nonostante in questa pellicola ci fa divertire e non poco; non solo con la buona dose di proiettili finali da destinare ai cattivi.

Ci sono anche un paio di battute, forse al giorno d’oggi un po’ discutibili, ma poco cambia, visto che ci troviamo al cospetto di una delle leggende del cinema action; l’altra è Stallone.

Dicevamo delle battute, quelle frasi ad effetto che, sempre in merito a quella sfida altrettanto leggendaria fra i due, sovverte il ‘teorema Stalloniano’, riportando l’action movie non più, quasi, sul piano autoriale, ma nella classica e naturale dimensione: quella del puro e semplice spettacolo. Un concetto che, per certi versi ci sembra alquanto familiare, seppur in maniera indiretta.

Riportiamo altri due nomi, i quali immessi nel contesto prettamente americano centrerebbero poco o niente; semmai per quanto concerne il genere di riferimento. Eppure, i nomi dei soggettisti Sergio Donati e Luciano Vincenzoni vi dicono qualcosa? Pensiamo di sì. No, non dovete cercare nel cassetto della vostra memoria relativo al cinema a stelle e strisce, semmai a quello fortemente connesso al cinema e, più precisamente, al genere inteso come ‘spaghetti – western’.

Si, proprio quella mitologia di cinema western, proprio quei racconti oltre al mito del vecchio west, rielaborati, rivisitati, per non dire reinventati, in chiave molto autoriale e, allo stesso tempo audace, dal nostro leggendario Sergio Leone. Sia Donati che Vincenzoni sono stati non solo i soggettisti ma anche gli sceneggiatori del mai dimenticato regista romano, scomparso tre anni dopo l’uscita di questo film.

No, Leone non è mai stato coinvolto per la lavorazione di ‘Raw Deal’. Ma allora perché questa opera cinematografica ha chiare origini italiane? Semplice, a produrre e a distribuire il film c’era la casa di produzione, appunto, di De Laurentiis ma a quanto pare, lo stesso attore austriaco, non ebbe un’ottima esperienza con quello che sembrava il nostro modo di lavorare…

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