Da sessanta lunghi circola una strana teoria su Sir Paul McCartney

Sul finire della prima parte, ieri, vi avevamo lasciato con la frase: che gli stessi Beatles, secondo la leggenda i tre rimasti, avrebbe iniziato ad informare, quasi di nascosto, il pubblico mondiale, su quanto fosse accaduto al loro amico e compagno di avventure musicali. Come vedremo più avanti e come abbiamo lasciato intendere, sempre ieri nella prima parte, che questa bizzarra storia, ufficialmente, venne a galla dopo ben tre anni dagli eventi accaduti.

Non solo, la leggenda di Paul Is Dead, nel corso di questi lunghi sessanta anni, è stata caratterizzata da diverse versioni; sempre con dettagli l’una dall’altra. In quella che sembrerebbe la teoria generale, ovvero quella che, nel corso di questi sei decenni ha trovato più seguito, si riporterebbe questo tipo di cronologia delle singole fasi di questo strambo evento.

Infatti, si narra che la notte del 9 novembre 1966, un mercoledì che doveva rimanere anonimo, dettaglio da non sottovalutare, Paul McCartney, all’epoca ventiquattrenne, sarebbe uscito dalla sala prove, a Londra, dopo un violento litigio con gli altri tre Beatles. Una volta sarebbe salito sulla sua auto per tornare a casa, lungo il percorso avrebbe incrociato una giovane donna, autostoppista, facendola salire a bordo; la ragazza si chiamava Rita.

La medesima, una volta resasi conto che la persona al volante era uno dei Beatles, avrebbe avuto una reazione esagitata, distraendo ulteriormente lo stesso McCartney il quale era già stanco e nervoso di suo. La conseguenza? Non avrebbe notato il rosso del semaforo. Nel tentativo di evitare la collisione con un altro veicolo, il cantante avrebbe sterzato bruscamente portando l’auto a uscire di strada, schiantandosi contro un albero, uccidendo sul colpo entrambi i passeggeri e prendendo così fuoco; in questo modo il volto del Beatle sarebbe rimasto completamente sfigurato.

Sempre secondo la leggenda, alla notizia dell’improvvisa morte del bassista, il leader e frontman della band più famosa del mondo, John Lennon, e l’allora manager Brian Epstein, decisero di seppellirlo di nascosto per non comunicare un evento che sarebbe stato sicuramente molto traumatico per i fan e per non pregiudicare il futuro del gruppo all’apice del successo.

Avrebbero quindi cercato un sosia, individuandolo nell’attore scozzese William Stuart Campbell, che avrebbero poi convinto a sottoporsi ad operazioni di chirurgia plastica per accentuare la somiglianza con McCartney. In altre versioni il sosia è chiamato William Sheppard e sarebbe un ex poliziotto canadese.

A questo punto, cari lettori, nel tentativo di rendere l’operazione clandestina un successo irripetibile ancora oggi, i due avrebbero avuto bisogno di un certo periodo di tempo, giusto? Infatti, la sostituzione avvenne rinunciando temporaneamente alle esibizioni dal vivo. Quel ‘temporaneamente’, in realtà ebbe la durata di ben tre anni. Un triennio effettivo, ovvero dal 1966 fino al 1969, in cui i quattro ragazzi di Liverpool, non tennero nessun concerto dal vivo, eccetto per l’esibizione sul tetto della Apple Corps Ltd proprio del 1969; con lo scopo di non far notare la maggiore statura del sosia e dargli modo di apprendere al meglio l’imitazione delle movenze e della voce di Paul. Questo sempre secondo la leggenda.

Eppure, nel tentativo, soprattutto da parte nostra, di capirci e di farvi capire effettivamente qualcosa, casi lettori, dovremmo andare alla ricerca di un’altra origine che ha determinato la diffusione di questa stramba teoria: difatti, alcune cronache dell’epoca ci riportano una serie di notizie non proprio precise. Non proprio chiare che riguarderebbero lo stesso bassista dei Beatles.

Pare che la vera origine risalirebbe dalla confusione di alcune e diverse notizie di incidenti stradali in cui McCartney sarebbe stato coinvolto tra il 1965 e il 1967. Il primo ci viene riportato come una caduta dal motorino, venendo stato collocato temporalmente il 26 dicembre 1965; una seconda versione, invece, lo sposta proprio alla data del 9 novembre 1966 e riferisce che Paul si stava recando da una cugina in compagnia dell’amico Tara Browne.

Il bassista dei Beatles, in quel caso sempre secondo la leggenda, avrebbe guidato sotto l’influenza di sostanze proibite. A sua volta il quadro venne completato mediante alcune lievi lesioni riportate dal leggendario bassista di Liverpool: la rottura di un dente e una ferita al labbro.

Lesioni che coincidono con quelle visibili nei videoclip delle canzoni Rain e Paperback Writer trasmessi in televisione nel giugno 1966. Ma le strane voci che si sono rincorse in quel periodo non sono finite qui: infatti, il 7 gennaio del 1967 si diffuse la notizia di un incidente mortale; incidente mortale che a sua volta venne smentito dallo stesso ufficio stampa dei Beatles e da un articolo intitolato False rumour sul numero 43 della rivista interamente dedicata alla band, The Beatles Book.

Difatti, nel mese di settembre di sessanta anni fa, Tony Barrow, capo ufficio stampa dei Beatles, venne inondato di telefonate, di cui alcune solo allusive e mentre altre più esplicite, provenienti da redazioni di Fleet Street, ovvero la strada di Londra in cui hanno sede i più importanti quotidiani inglesi, che indagavano sullo stato di salute di Paul McCartney.

Gli esponenti della stampa britannica chiedevano conto di una strana voce messa in circolazione secondo cui il Beatle era morto. Barrow si assicurò che Paul fosse vivo e vegeto e richiamò i giornali comunicando le perfette condizioni di salute del musicista, quindi per i successivi tre anni la voce andò scomparendo.

Come già specificato in precedenza, la situazione iniziò a sfuggire di mano a tutto il giorno 12 ottobre del 1969. Russell Gibb, noto disc-jokey dell’epoca, durante una trasmissione radiofonica notturna sulla rete WKNR della città di Detroit, rivelò, ai suoi radioascoltatori, che la sera precedente aveva ricevuto una strana telefonata nella quale una misteriosa persona di nome Tom gli aveva confessato di essere a conoscenza di un clamoroso segreto sui quattro ragazzi di Liverpool. Ovvero che Paul McCartney era morto in un incidente stradale alle 5 del mattino di mercoledì 9 novembre 1966.

Dunque, si ritornò a punto e a capo con questa vicenda che sembrava ormai conclusa. Invece, a riprova delle sue affermazioni, il misterioso individuo indicava numerosi indizi presenti nei dischi dei Beatles. Era solamente l’inizio di tutto…

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