Il 6 Marzo del 1981 usciva in tutte le sale italiane: Occhio alla Penna

Celebrare i 45 anni di ‘Occhio alla penna’, nella sua essenza, ci permette anche di ricordare ed omaggiare in maniera diversa la figura e la carriera di Bud Spencer. D’altronde è risaputo che quando si pronuncia il suo nome alla mente vengono quasi sempre gli stessi titoli, le stesse scene, le stesse battute; un po’ come quando si parla di un cantante e ci vengono alla mente le sue canzoni più famose. La stessa avviene anche con lui e, per ovvie ragioni, non lo si di proposito, dimenticando istintivamente altre scene, altri lungometraggi e quindi anche altri titoli.

Così succede, spesso dobbiamo dire, per ‘Il Soldato di Ventura’, così sarà per il prossimo film che ricorderemo da domani in poi e così è avvenuto anche per questo film di inizio anni ’80. Qualcuno, forse, non lo prenderebbe neanche in considerazione perché è, fra tutti i titoli a cui Bud ha lavorato, quello meno famoso. Non siamo sicuri, però, che sia il meno famoso; magari quello meno celebrato, quello meno citato, ma ‘Occhio alla penna’ attira comunque l’attenzione per la sua diversificazione rispetto alle altre opere in cui, il popolare personaggio nato a Napoli, con cui si è fatto notare. Nonostante si regge su un’impalcatura tipica della struttura del genere western, l’altro genere, quello commedia, fuoriesce a sprazzi, alimentando non tanto la sensazione di un’operazione non proprio riuscita di fusione tra le due tipologie di cinema; semmai l’impressione è quella di aver voluto puntare di più su un genere rispetto ad un altro.

Ci sta d’altronde e considerando il dettaglio, non proprio rilevante, che lo stesso regista, Michele Lupo, avrebbe dovuto inizialmente dirigere ‘Il mio nome è Nessuno’ il collegamente è presto fatto.

Attenzione, cari lettori: non stiamo affatto dicendo che Bud Spencer abbia copiato il suo più grande amico; non esiste proprio, contemplando anche l’eterogeneità di entrambe le storie e dei messaggi insiti, nei due film, totalmente diversi l’uno dall’altro.

Non vale neanche tanto fare il gioco classico del paragone o del parallelismo tra il Nessuno di Terence Hill e il Doc di Bud Spencer perché andremo di sicuro fuori strada; oltreché a rivelarsi una strada completamente illogica. Certo, in entrambi i casi si tratta di personaggi con caratteristiche tipiche, nella loro essenza, della cultura cinematografica western: entrambi misteriosi ed entrambi con un codice personale di valori e di modi di essere e di fare.

Quello di Bud Spencer parte da un presupposto diverso, meno sfrontato, più saggio, trasformandosi in un eroe del tutto involontario quando decide di aiutare la cittadina nella quale si è rifugiato assieme al suo strano compagno di avventure.

Dicevamo che ‘Occhio alla Penna’, nella sua essenza è un western più che commedia: lo si vede anche nelle atmosfere, lo si nota da una scena in particolar in cui lo stesso Bud Spencer usa persino la pistola. Un momento di cinema che, se notato attentamente, sembra richiamare un’altra sequenza ben più famosa, ben più leggendaria.

Una serie di inquadrature, con gioco di suoni della natura, silenzio, primi piani ristretti e musica. Una scena in cui il regista decise che doveva scioccare gli americani con un Henry Fonda ben lontano da come lo avevano visto fino a quel momento. Si, il riferimento non è puramente casuale ma volontario da parte nostra: C’era una volta il west.

Abbiamo menzionato alle musiche. Da non sottovalutare nonostante all’ascolto vi sembrano a dir poco sempliciotte e più votate ad uno ascolto meno impegnativo e scanzonato. Non è tanto ascoltare che sia rilevante, quanto menzionare e ricordare chi sia stato l’autore. Una figura musicale che non ha alcun bisogno di presentazioni: il Maestro Ennio Morricone.

Lo stesso Morricone, quasi sicuramente, realizzò una colonna sonora che gli permise di rispettare le due anime della storia: quella tipicamente western e quella con toni da commedia, per non dire anche leggeri. Il leggendario compositore, d’altronde, proprio nel 1973 si occupò di firmare la colonna sonora anche del film con Terence Hill, quel piccolo gioiello di ‘Il mio nome è nessuno’.

Dicevamo, dunque, dei toni da western, con atmosfere rieccheggianti, quasi, quelle ben più leggendarie di Sergio Leone; ma se qualcuno potrebbe addirittura pensare ad una copia si sbaglia di grosso. Se si osserva con molta attenzione la storia del cinema e, in modo particolare, l’evoluzione dei suoi generi, si potrà notare che alcuni schemi, in determinati periodo, in particolari annate e per non dire anche decenni, che alcuni schermi, atmosfere, modi di strutturare la trama, i dialoghi e l’accompagnamento musicale tende sempre a ripetersi.

Ciò significa che una prima opera, realizzata in un certo modo, per diverso tempo, tenderà ad influenzare anche tutte le altre che saranno realizzate successivamente. Così è anche avvenuto per questo piccolo film, quasi dimenticato, ma se visto con una certa attenzione si scoprirà che lascia il segno durante la visione. Soprattutto per il finale. Non c’è una vera e propria rissa in cui la violenza medesima viene sbeffeggiata e non esiste neanche un scontro fin troppo cruento.

Anche in questo caso gli autori hanno voluto scegliere una via di mezzo, sia per non appesantire troppo la trama e sia, d’altro canto, non hanno voluto, non alleggerire, semmai rendere troppo superficiale l’ultima parte del film. Per Bud Spencer ‘Occhio alla penna’ rappresenta qualcosa di non troppo diverso rispetto a quanto ci aveva mostrato fino a quel momento.

Ostentando, anche, una sorta di volontà di realizzare opere non sempre ripetitive e fini a sé stesse, ma neanche tali da snaturare il suo stesso personaggio e, a sua volta, neanche quel particolare genere che era esploso dal primo ‘Trinità’ in poi: ‘pugni e schiaffi’. Un’operazione che lo portava a non tradire i suoi fans ma nemmeno, come logico che fosse, di non sembrare ripetitivo.

A distanza di ben quarantacinque anni ‘Occhio alla penna’ meriterebbe miglior menzione, nonostante non sia ritenuto, forse anche da parte dei suoi stessi fans, uno dei cavalli di battaglia mediante i quali viene sempre ricordato. Per non dire che è passato in sordina troppo velocemente per non venir considerato nel modo giusto.

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