Simon Le Bon e il richiamo del Sud: a luglio i Duran Duran conquisteranno la Reggia di Caserta

Il pop-rock di Birmingham incontra l’arte della Campania. I Duran Duran hanno annunciato il loro ritorno in Italia con tre date: l’Arena di Verona il 7 luglio, Villa Manin a Codroipo l’11 luglio e, soprattutto, la tappa del 9 luglio alla Reggia di Caserta. Non è solo un concerto; è la fine di un tabù.

Per chi mastica la cronaca dei grandi live, il rapporto tra i “Fab Five” e il Sud Italia è un romanzo di occasioni perdute e ripieghi logistici. Tutto iniziò nel 1987, quando David Zard tentò invano di portarli al San Paolo di Napoli, finendo per “ripiegare” sullo stadio di Cava de’ Tirreni. Da lì, una sequenza di sfortune degne di un’appendice di Ordinary World: i due show al Palapartenope del 1988 cancellati per inagibilità (con deviazione d’emergenza al Palamaggiò), il set acustico al Teatro Augusteo di Napoli del 1993 mai portato in scena e, nello stesso anno, il forfait al Palapartenope per le corde vocali di Simon Le Bon. Persino nel 2008, all’Arena Flegrea, il sipario rimase chiuso.

Oggi, la band inglese che ha venduto 100 milioni di dischi e ridefinito l’estetica degli anni Ottanta torna con la formazione originale — Le Bon, John Taylor, Nick Rhodes e Roger Taylor — puntando al cuore del patrimonio UNESCO.

Il legame con la Campania, d’altro canto, è anche del tutto privato. Se il batterista Roger Taylor scelse Capodimonte per il suo “sì” a Giovanna Cantone nel 1984 e il Cilento per le nozze della figlia Ella l’anno scorso, Nick Rhodes è ormai un habitué tra Amalfi e i vicoli di Napoli. Negli ultimi anni è stato ‘avvistato’ al Museo di Capodimonte, alla Cappella di San Gennaro del Duomo partenopeo, al Grand Hotel Parker’s di Napoli e nelle strade del capoluogo campano. È sua, d’altronde, la foto della Reggia di Caserta che da anni viene proiettata durante l’esecuzione di Ordinary World nei tour mondiali: un presagio architettonico che ora diventa realtà.

«In scaletta ci sarà il nuovo singolo Free To Love, una summer song prodotta con Nile Rodgers che recupera la filosofia dei singoli “stand-alone” degli anni Ottanta», spiega Christian D’Antonio, autore della più autorevole biografia italiana del gruppo, firmata alcuni anni fa con Marcello Santone. Ma il vero feticcio per i fan sarà l’ombra del “ghost album” Reportage, il lavoro mai pubblicato con il chitarrista Andy Taylor nel 2006, di cui si attendono assaggi live proprio per il ventennale della sua genesi.

All’ombra della reggia del Vanvitelli è atteso il “Gotha” del duranismo italiano: non sarà solo un concerto, ma un raduno nazionale di esperti e collezionisti che hanno trasformato l’ammirazione per la band di Birmingham in una missione culturale, a partire da Luana Salvatore. Arriverà da Foggia la giornalista che ha fondato e dirige Rio Carnival, il magazine più longevo al mondo dedicato ai Duran Duran: nato come fanzine negli anni Ottanta, oggi è lo strumento d’archivio fondamentale per ricostruire l’evoluzione estetica e professionale del gruppo.

Dalla Sicilia sarà attesa Tiziana Coste, autrice dello speciale #myduran40life, mentre da Potenza è atteso Enzo Restaino, che attraverso la sua Ipnotica TV ha dedicato anni di programmazione radiotelevisiva ai successi di Le Bon e soci. Non mancherà il tocco artistico di Mimmo Saughelli: il bassista e cantautore di origini campane, oggi di stanza in Liguria, che per anni ha promosso eventi-tributo per celebrare il suono che ha cambiato il pop. Per questi “fedelissimi”, la tappa casertana non è solo musica, ma la chiusura di un cerchio attesa da quarant’anni.

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