“Prima di noi”, la serie televisiva Rai che racconta l’Italia attraverso una famiglia in 60 anni di storia

Non è solo una nuova serie televisiva, ma un vero progetto culturale. Prima di noi, presentata in conferenza stampa nei giorni scorsi, arriverà su Rai1 dal 4 gennaio per cinque domeniche consecutive con dieci episodi da 50 minuti. Un appuntamento ambizioso che riporta la grande saga familiare al centro della prima serata, con l’obiettivo dichiarato di raccontare l’Italia e la sua identità attraverso il Novecento.

Tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana (Sellerio), la serie attraversa sessant’anni di storia – dal 1917 al 1978 – seguendo le vicende della famiglia Sartori. Dal Friuli rurale alla Torino industriale, passando per le due guerre mondiali, il boom economico, l’urbanizzazione e gli anni di piombo, Prima di noi costruisce un affresco corale in cui la storia privata diventa specchio della Storia collettiva. È l’Italia nel suo farsi, segnata da slanci di progresso e da ferite mai del tutto rimarginate.

Al centro del racconto c’è Maurizio, soldato in fuga dopo la disfatta di Caporetto. La sua diserzione non è solo un atto individuale, ma l’origine di una colpa che attraversa le generazioni, trasmettendosi come un’eredità silenziosa fatta di vergogna, paura e rimozione. A fare da contrappunto è Nadia, figura femminile potente e fondativa, radice emotiva e morale della famiglia: è attraverso di lei che il destino dei Sartori si intreccia con quello del Paese, anticipandone traumi e trasformazioni.

Diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella e scritta da Giulia Calenda e Valia Santella, la serie riesce a tenere insieme intimità e coralità, racconto familiare e destino nazionale. Come emerso durante la presentazione, il progetto nasce dall’urgenza di guardare al passato per comprendere il presente, dando voce a un Nord Italia spesso poco esplorato sul piano narrativo: non solo motore economico, ma territorio complesso, attraversato da migrazioni interne, conflitti sociali e profonde trasformazioni culturali.

Il cast corale – che include Linda Caridi, Andrea Arcangeli, Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Elena Lietti, Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa e Romana Maggiora Vergano – ha sottolineato il lavoro su personaggi mai univoci, portatori di rabbia, desiderio di riscatto, fragilità e amore. Emozioni universali che rendono la serie profondamente contemporanea, pur restando saldamente ancorata alla ricostruzione storica.

Prodotta da Wildside (Gruppo Fremantle) con Rai Fiction e Rai Com, e con il contributo della FVG Film Commission – PromoTurismo FVG, Prima di noi è pensata anche per il pubblico internazionale, con le vendite curate da Rai Com. Ma il suo valore più profondo sta nella capacità di rivendicare il tempo lungo del racconto, in un panorama televisivo dominato dalla velocità e dalla frammentazione.

L’importanza della serie risiede proprio nella sua ambizione narrativa: mostrare come la Storia non sia astratta, ma viva nei corpi, nelle scelte e nei silenzi tramandati. Le grandi fratture del Novecento continuano a produrre effetti emotivi e sociali ancora oggi, e Prima di noi diventa così uno strumento di consapevolezza, soprattutto per le nuove generazioni spesso lontane da un racconto organico di quel secolo.

Centrale è anche il ruolo della famiglia, non idealizzata ma attraversata da segreti, fallimenti e gesti d’amore imperfetti. La colpa originaria di Maurizio diventa metafora di un Paese che ha spesso preferito il silenzio alla verità, suggerendo una riflessione attualissima: ciò che non viene elaborato ritorna, trasformandosi in inquietudine e incapacità di immaginare il futuro. In questo senso, la centralità delle figure femminili – a partire da Nadia – arricchisce il racconto, spostando lo sguardo dagli eroi ai sopravvissuti, da chi vince a chi resiste.

Dal punto di vista televisivo, Prima di noi rappresenta una sfida e un modello. Dimostra che è ancora possibile una serialità popolare ma non semplificata, capace di unire rigore storico, profondità psicologica e ambizione artistica. La scelta di Rai1 di proporre una saga di questo respiro in prima serata riafferma il ruolo del servizio pubblico come spazio di riflessione collettiva e custode della memoria nazionale.

Prima di noi non racconta solo ciò che siamo stati, ma ci interroga su chi siamo diventati. È una storia di eredità, identità e responsabilità, che ricorda come il futuro non nasca dal nulla, ma da ciò che abbiamo saputo – o non saputo – fare prima di noi. Un’opera necessaria, capace di restituire alla televisione generalista la sua funzione originaria: aiutare una comunità a riconoscersi, interrogarsi e provare a comprendersi.

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