Un reportage interamente dedicato allo storico personaggio che regalò a Bruce Willis la consacrazione mondiale
Alla fine ‘Trappola di Cristallo’ fu davvero un grosso successo commerciale e, soprattutto, anche per un altro particolare apparentemente irrilevante, un dettaglio quasi mai sottolineato nel modo giusto. Un dettaglio che si riallaccia all’iniziale sfiducia che stava avvolgendo lo stesso Bruce Willis.
Infatti, l’attore ormai settantenne e tristemente malato, rispetto ai colleghi come Stallone e Schwarzenegger, non presentava il classico fisico scolpito da muscoli. Lui, Bruce Willis, si presentava sempre rispetto agli altri due colleghi quasi come un mingherlino e dunque poco credibile per quella parte.
Invece, l’attore stupì tutti creando e mostrando un personaggio che aveva dalla sua, oltreché la giusta dose d’ironia, simpaticamente cinica alle volte, anche l’agilità ed una naturale strafottenza e furbizia per far fronte a quella situazione completamente proibitiva.
Fu a sua volta, ‘Trappola di Cristallo’, un action movie che ridisegnò, per alcuni versi, i canoni del genere. Non è un caso che alcune pellicole d’azione, realizzate qualche anno più tardi, ricalcavano quasi la stessa struttura narrativa. Come, per esempio, ‘Trappola in alto mare’ con Steven Seagal, tanto per citarne qualcuno. Non solo, ci fu un altro aspetto che venne modificato nella storia: il finale. Nel libro di Thorp non fu a lieto fine, mentre nel film sì. A tal punto che si poté giustificare l’utilizzo di una canzone natalizia.
In questo si potrebbe trovare un ulteriore parallelismo con il reduce del Viet-Nam più famoso della storia del cinema: Rambo. Come sottolineato più volte, anche in altri ed appositi speciali, nel romanzo di David Morrel, il protagonista principale muore non lasciando spazio, da punto di vista letterario, un proseguo. Cosa che accade, invece, sul grande schermo. Medesima sorte, positiva s’intende, per John McClane, anche se il protagonista di Thorp si chiama in un altro modo ed è tutta un’altra persona. E per un paradosso, entrambi i personaggi immaginari terminano la loro corsa al quinto capitolo cinematografico.
Infatti, ‘Trappola di Cristallo’, da quel 15 luglio di oltre 35 anni fa, ottenne un grandissimo successo di pubblico, considerando anche il plauso della critica per aver scommesso su un attore non solo per metà sconosciuto, ma anche sorprendentemente credibile nel ruolo del protagonista da action movie. Lanciando, così, definitivamente la carriera di Bruce Willis nell’olimpo dei grandi e non solo del genere action.
Un ultimo dettaglio riguardante non tanto il primo capitolo di Die Hard o tutta la saga, ma solamente in primi due film: quelli datati 1988, appunto, e quello del 1990, sul quale rinviamo l’analisi più avanti in questo reportage, visto che era più giusto dedicare ampiamente spazio al capostipite di questo franchise, partendo tra l’altro da una curiosità non proprio di poco conto.
Da ben 35 anni a questa parte alcuni cinefili, specialmente quelli relativi all’action movie, quindi esperti del genere, sono portati a credere, erroneamente, che ‘Trappola di Cristiallo’, sia il primo vero e assoluto film d’azione natalizio della storia del cinema. È vera in parte a metà questa considerazione.
Sei anni prima Sylvester Stallone arrivò prima di tutto con il famoso reduce del Viet-Nam, Rambo. Se ricordate bene il film, il periodo di ambientazione è quello natalizio o quantomeno in giorni in cui ci si sta avvicinando alla sacra celebrazione. Semmai, per essere ancor più equilibrati, ci sarebbe da precisare che il primo di film di ‘Rambo’ è un film natalizio in via indiretta. Mentre ‘Trappola di Cristallo’ lo è in maniera diretta, non a caso i protagonisti, durante la scena finale, si scambiano persino gli auguri di buon Natale.
Ecco proprio quest’ultimo particolare rappresenta, nella sua essenza, il vero fulcro delle nostre conclusioni per questo speciale: ossia quando i protagonisti si scambiano gli auguri di buon Natale e, per i titoli di coda, partono le note proprio di un classico natalizio da ascoltare sotto l’albero.
Prima di soffermarci sull’aspetto prettamente musicale, ci sono altri dettagli che ancora non sono stati affrontati. Ritornando all’incredibile successo del film, per esempio, lo stesso Bruce Willis affermò, alcuni anni più tardi, che non avrebbe mai voluto realizzare un sequel.
Come sappiamo si ritrovò, non chissà quanto volontariamente, a realizzarne altri quattro episodi, di cui due, proprio in questo 2025 che sta per concludersi, hanno raggiunto ‘compleanni’ di notevole importanza. Infatti, ’58 minuti per morire’ e ‘Duri a morire’ hanno toccato quota, rispettivamente: 35 e 30 anni. È inutile sottolineare, anche in questo caso, il successo di entrambi i capitoli.
Di certo, non ci possiamo dimenticare anche del quarto episodio che, com’è già ricordato in precedenza, venne realizzato molti anni più tardi: nel 2007. In quest’ultima parte di analisi, d’altronde, non ci soffermeremo su quale degli ulteriori capitoli sia il migliore o quantomeno se la gioca con il capostipite. Questo dettaglio sarà rivelato solo in maniera indiretta, considerando che tutta la nostra attenzione rivolta, soprattutto, ai primi due sequel in cui, il nostro caro vecchio amico John McClane, in ’58 minuti per morire’ si ritrova a liberare un intero aeroporto preso in ostaggio da alcuni terroristi; mentre nel film 1995 deve fermare un pazzo che fa esplodere bombe nella città di New York.
Se nell’episodio del 1990 vengono confermati la maggior parte dei personaggi principali, come quello di Reginald Veljohnson, di Bonnie Bedelia e del cinico giornalista televisivo, con l’inserimento del nostro Franco Nero nei panni del villain di turno. Nel terzo capitolo si cambia totalmente registro.
Dentro Samuel L. Jackson, nel ruolo di un negoziante disilluso dalle forze dell’ordine e dalla società americana in generale che si ritrova catapultato, in modo del tutto involontario, a salvare la città con McClane a causa di una rogna che lo stesso poliziotto, anni prima, si legò al dito: il fratello del terrorista/rapinatore, ucciso nel primo film. Il nuovo villain venne interpretato da un superlativo Jeremy Irons, il quale non fa rimpiangere il suo illustre predecessore: Alan Rickman.
La sensazione che emerge durante la visione di questi due capitoli è che il terzo film rappresentava, chissà quanto volontariamente, la chiusura di un cerchio con la pellicola distribuita nei cinema nel 1988…