Domani saranno 70 anni da quel leggendario rifiuto nell’autobus che cambiò radicalmente la storia degli Stati Uniti d’America

Gli eventi citati nella parte precedente di questo lungo reportage hanno, in gran parte, come mera conseguenza, determinato quella reazione che era già in atto nella comunità afroamericana, come già ricordato più volte fino a questo momento e non solo. infatti, oltre a tanti di loro che tentarono di far innescare quella stessa miccia, almeno sull’autobus, non ci sono solo l’attivista Claudette Colvin ma anche la stessa Rosa Parks, ma di questo ve ne parleremo in maniera ancor più dettagliata, ritornando, nuovamente, a raccontare alcuni dettagli della vita della futura ‘Madre dei diritti civili’ negli Stati Uniti d’America.

Dunque, Rosa Louise Parks durante i suoi primi anni di vita non godé nell’immediato di ottima saluta: purtroppo soffrì per alcuni anni di tonsillite e fortunatamente di riprese. I suoi genitori, gente umile come già specificato in precedenza, svolgevano lavori come il falegname e l’insegnante di scuola elementare. Intuendo che la sua esistenza non sarebbe stata semplice, non tanto per le condizioni economiche, quanto, purtroppo, per il colore della pelle non si perse d’animo.

Il suo cognome, dunque, cambiò all’età di soli 19 anni quando si sposò con il barbiere Raymond Parks, ecco perché tutti quanti la conosciamo universalmente come Rosa Parks. Una volta sposatasi trovò lavoro come sarta e, allo stesso tempo, lo stesso Raymond la introdusse all’attivismo per i diritti civili. Non solo, Raymond invogliò la donna a completare gli studi.

Il primo caso, diciamo così, di cui la Parks si occupò o che comunque iniziò a prendere a cuore fu quello conosciuto con il nome di Scottsboro Boys: si trattava di ben nove ragazzi afroamericani, tra i 13 ed il 19 anni i quali, dopo una rissa su un treno, vennero accusati ingiustamente di aver usato, addirittura, violenza su due ragazze bianche, a cui la stessa Parks diede un duplice sostegno, sia emotivo che concreto, partecipando ed organizzando iniziative in favore della loro liberazione.

In precedenza, abbiamo detto che sapeva di essere arrestata. Ciò che forse non si attendeva fu la reazione della gente, non solo intesa come comunità nera, ma anche del resto della nazione che non rimase più impassibile. Il fatto di essere sorpresa era dovuto dal fatto che, in passato, molte altre persone afroamericane tentarono una reazione senza mai e poi mai provocare l’onda emotiva per il suo stesso arresto.

Il periodo in cui, Rosa, seguì tale vicenda risale a due anni prima che terminò gli studi, ovvero nel 1931. Una volta compiuto i 20 anni, la giovane donna riuscì a conseguire il diploma, ovvero nel 1933. Eppure, la futura madre dei diritti civili non rimase in pianta stabile nel luogo natio. Sua madre, come detto insegnante di scuola elementare, per qualche tempo si trasferì a Detroit, nello Stato del Michigan.

In quella città, del nord industrializzato degli Stati Uniti d’America, Rosa Parks intuì la reale differenza tra il luogo in cui era venuta al mondo e ‘Il resto dell’America’. nel 1943, dunque 10 anni dopo, al termine del percorso dei propri studi venne nominata segretaria della sezione locale per la promozione e il progresso della comunità afroamericana, ovvero la Naacp. Da quel momento in poi, il suo attivismo, sarà ancor più ufficiale e, se vogliamo, ancor più concreto rispetto alle volte precedenti. Ma torniamo a quel leggendario 1° dicembre del 1955, chiarendo non fu la Parks a tentare di scardinare quel tipo di sistema rappresentato dalle ignobili leggi Jim Crow.

Prima di lei, in ordine cronologico, diciamo, ci provò un’altra attivista per il movimento dei diritti civili di nome Claudette Colvin. Era nove mesi prima, il 2 marzo del 1955. Ma nel suo caso, la mossa della stessa Colvin, non portò ancora a nulla.

Senza dimenticare, poi, come più volte ricordato in questo reportage che nello stesso anno, quindi e, purtroppo, pochi mesi prima dalla tragica morte dell’undicenne Emmett Till, il cui corpo venne ritrovato nel fiume Tallahasse dopo due bianchi lo pestarono a sangue dopo che il ragazzino, l’unica colpa, aveva fischiettato ad una donna bianca.

Ritornato a Claudette Colvin, rispetto a Rosa Parks, quest’ultima, che lo scorso 5 settembre ha compiuto i suoi 85 anni, venne solamente arrestata e nulla di più. Non avvenne tutto quello che poi accadde. I 381 giorni di boicottaggio degli autobus ci furono con l’ammanettamento della Parks e, nella sua essenza, rappresentò un chiaro segnale che qualcosa era realmente cambiato. Che il livello di sopportazione da parte della comunità afroamericana era ormai giunto oltre il livello di soglia già da un bel po’.

D’altronde, già prima di quell’inizio del mese di dicembre, la Parks, diciamo così, aveva già puntato quell’autobus o almeno così sembra. Infatti, leggenda vuole che la donna, qualche tempo prima, vedendosi obbligata a rimanere in piedi per tutto il tragitto all’interno del bus e per non sentirsi richiamare, non salì attendendo la corsa successiva. Quindi, si potrebbe dire che già fra i due ci fu una sorta di primo scontro. Una sorta di prima avvisaglia che la bomba, almeno in senso positivo, stava finalmente per esplodere.

La protesta, che venne innescata come conseguenza, terminò quando la Corte Suprema, il 13 novembre del 1956, quindi l’anno successivo, diede ragione alla comunità afroamericana cancellando, per sempre, la segregazione razziale nei luoghi pubblici negli Stati del sud. Abrogando per sempre quell’ignominioso ‘Separati ma eguali’, permettendo agli stessi Stati Uniti d’America iniziarono quel lentissimo processo, che dura ancora oggi, che porterebbe alla eliminazione del pregiudizio razziale o quantomeno di contenerlo il più possibile.

Il suo gesto ribelle, non violento, fermo e determinato rappresentò il via a quella rivoluzione dopo secoli di soprusi. Il boicottaggio contro la società degli autobus venne fatto in modalità pacifica. Soprattutto quel gesto significava la rivendicazione dei propri diritti. Nessun accenno di violenza, nemmeno una parola fuori posto. Solo una disobbedienza civile già applicata dal Mahatma Gandhi per liberare l’India dalla presenza dell’impero britannico sul territorio.

Ma ritornando agli eventi che hanno, poi, portato a quel rifiuto: avete notato la data di decesso o quantomeno di ritrovamento del corpo di quel povero ragazzo? Ebbene, molti storici, a distanza di lunghi sette decenni, considerano quell’ennesimo evento tragico come la vera e propria goccia che ha fatto traboccare il vaso…

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