Primo appuntamento che inaugura la prima serie di articoli in questa rubrica

Può essere utile cercare di fornire una definizione di ‘paesaggio’ per individuare in termini netti e puntuali la perimetrazione di questo genere artistico che, troppo spesso, viene confuso con altri generi che certamente gli s’appartengono o ne costituiscono, ancor meglio, delle specifiche angolazioni particolari, come avviene nel caso della ‘veduta’, del ‘paesismo’, dello ‘scorcio’, dello ‘sfondo’ ecc.

Il paesaggio è il luogo dello spirito in cui si colloca un contesto territoriale che esiste, evidentemente, indipendentemente dall’artista, dal romanziere, dal poeta dal fotografo. L’artista coglie del paesaggio tutte le peculiarità, quando procede, con i suoi mezzi espressivi, alla sua rappresentazione e restituzione figurativa.

Ma il paesaggio – in quanto tale e come visione integrata del territorio e delle sue trasformazioni – occorre ribadire che è innanzitutto una categoria dello spirito, costituisce un ‘valore’ in sé e la sensibilità culturale contemporanea, non a caso, ha avvertito la necessità di proteggere il paesaggio anche con l’opportuna tutela dell’intervento legislativo che trova precedenti storici importanti già nella legislazione ottocentesca di alcuni stati preunitari come lo Stato Pontificio ed il Regno delle Due Sicilie.

Il paesaggio comprende, per tutte le ragioni di ordine culturale e morale che possono ben intuirsi, anche ciò che costituisce la presenza del ‘fattore umano’ nel territorio, determinando, pertanto, la considerazione del paesaggio non come un semplice modi di rappresentare la natura in un particolare contesto locale, ma come il prodotto d’un’interazione tra l’uomo e lo spazio in cui vivi fino a potere identificare tale spazio come ‘ambiente’.

Il paesaggio è, quindi, in tale prospettiva, il luogo in cui s’addensa la testimonianza vivente d’un rapporto che è, al tempo stesso, storico e naturalistico ed in cui, secondo il peso che vi assume il fattore umano, si danno le individuazioni partite di specifici segmenti paesaggistici che vanno da quelli d’ambiente urbano a quelli esclusivamente naturali, in relazione, appunto, alla maggiore o minore incidenza del contributo fornito dall’intervento e dalla presenza dell’uomo sul territorio.

Più correttamente, insomma, nel mondo delle arti figurative, bisognerebbe parlare di ‘pittura di paesaggio’ e non semplicemente di ‘paesaggio’. Siamo, comunque avvertiti che la locuzione più breve di ‘paesaggio’ è quella di comune accezione ed anche noi, pertanto, decidiamo di adottarla senza riserve. Abbiamo dato cenno ad altri termini che valgono come definizioni specifiche, nell’ambito delle arti figurative, di una rappresentazione di aspetti particolari delle determinazioni territoriali, e cercheremo, sinteticamente, di darne ragione. La ‘veduta’ è una rappresentazione di un contesto territoriale osservato con la puntuale intenzione di definirne un ‘punto di vista’.

La veduta può essere prettamente ‘naturalistica’, quando raffigura una porzione di territorio in cui l’intervento dell’uomo sia sostanzialmente assente, mentre può essere ‘urbana’, quando la veduta si dirige ad una rappresentazione della città. Il ‘paesismo’ indica, invece, un atteggiamento ed una propensione dell’artista a dirigere i suoi interessi figurativi verso un genere specifico che è quello, appunto, del paesaggio, osservando il territorio con una capacità di lettura che accentua la disposizione ad una sua descrizione anodina, prescindendo da quell’additamento dei ‘valori’ che fanno di un’opera di paesaggio una vera e propria dichiarazione di Weltanshauung.

‘Lo scorcio’ è un particolarissimo mod d’intendere l’accostamento figurativo al territorio che l’artista sceglie nel mettere in rilievo un’angolazione specifica. Non è detto che lo scorcio debba sempre essere limitato e circoscritto in un breve orizzonte: ciò che ne definisce la peculiarità è il suo volgersi ad evidenziare un taglio ben definito che, evidentemente, risponde ad un’esigenza comunicativa ben precisa nelle intenzioni dell’artista (o del suo committente). Anche per lo scorcio vale la distinzione tra naturalistico ed urbano.

Lo ‘sfondo’ è la raffigurazione d’un contesto ambientale. È, in pratica lo scenario su cui si svolge l’azione prevalente che caratterizza l’inventio di un dipinto. Nell’artista che sa ben calibrare la portata del suo intervento creativo, lo sfondo non è mai ininfluente e ad esso non va mai dedicata minor cura esecutiva.

Può avvenire, talvolta, che lo sfondo si proponga con una sorta di indipendenza comunicativa, riuscendo a presentarsi con una sua propria autonomia poetica e che può avvenire lo ‘sfondo’ si proponga, addirittura, con maggior rilievo, nell’articolazione dell’insieme dell’opera, rispetto ai contenuti dell’inventio stessa d’un dipinto.

Un esempio facilmente proponibile, a tal proposito, è quello della lunetta della Fuga in Egitto di Annibale Carracci (Roma, Galleria Doria), in cui l’essenza significativa della scena appare minimalizzata all’interno d’una straordinaria descrizione paesaggistico-ambientale che tutto sovrasta.

In alcuni casi è possibile avere una netta distinzione d’intervento creativo tra ‘sfondo’ ed ‘inventio’ quando avviene che gli esecutori delle due parti siano due artisti diversi.

Nel corso dei secoli dal Cinquecento al Settecento sono, infatti, numerosissimi i casi in cui si assiste all’intervento di alcuni specialisti che procedono a curare di un determinato dipinto esclusivamente lo ‘sfondo’ paesaggistico.

La cosa non deve stupire. È possibile, infatti, osservare che l’incidenza sempre più grande che assume lo studio della natura, a partire proprio dal Rinascimento, determina la necessità di una rappresentazione della natura stessa in termini autonomi ed indipendenti rispetto alla figura dell’uomo.

Si fa strada, così, lo specialismo della produzione di ‘sfondi’, che assumono il rilievo di branca autonoma della pittura, e ciò accredita, evidentemente, l’impiego di artisti spiccatamente versati in tale pratica anche all’interno di opere di carattere più ampio.

Tutte le distinzioni, che ci è parso, opportuno additare, non intaccano, però, nella sostanza, la definizione più ampia della pittura paesaggistica come genere specifico che si occupa della descrizione di un contesto territoriale privilegiandone la rappresentazione degli aspetti e delle peculiarità naturalistiche ed ambientali.

Con la locuzione di ‘pittura di paesaggio’ o, più brevemente, col termine di ‘paesaggio’, andiamo additando, pertanto, tutto l’insieme delle varietà di determinazioni storiche ed espressive che il genere copre.

CONTINUA MERCOLEDI’ PROSSIMO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *