In questa settimana, precisamente di martedì, è stato il suo compleanno. Di sicuro lo ha festeggiato, perché è ancora tra noi fortunatamente. Ogni suo fan, e non solo, gli ha dedicato un post di calorosi auguri per le sue settantaquattro primavere. Da parte nostra, invece, non dedicargli nemmeno un articolo, seppur tardivo su di lui, equivale, come diciamo spesso, ad un vero e proprio delitto. Eppure, lui, nella sua immensa e lunga carriera di scrittore più che raccontare i delitti e fornirci, attraverso i suoi personaggi, la chiave del mistero collegato semmai, sempre nel mistero ci ha fatto vivere, per non dire viaggiare. Un mistero non attinente alla logica reale, ma al soprannaturale.

Ce lo ha descritto in tutte i modi e con diverse forme. Da autoarticolati che diventano minaccia per l’umanità a causa di una cometa di passaggio, ad un pagliaccio assassino. Da una macchina anni ’50 con vita propria fino a farci tornare indietro nel tempo tra gli anni ’50 e i ’60 per cercare di cancellare una ferita aperta nel passato. Senza dimenticare una lettrice impazzita che si vendica sullo scrittore, colpevole di averle ucciso la sua protagonista preferita. Sono solamente alcune delle trame, inquietanti, del Re del Brivido; all’anagrafe: Stephen King. Autore, a quanto sembra, di un’ottantina di opere, almeno fino a questo momento, tra romanzi e racconti.

Quest’anno sono usciti altri suoi libri. Non sempre in forma di romanzi. A maggio è stato pubblicato quello che doveva essere la sua ultima fatica. Un saggio sulle armi, edito da una casa editrice di Scampia. Che bel colpo per quei ragazzi, come annunciammo diversi mesi addietro in un articolo tutto dedicato a loro. Ma dicevamo di ‘Guns’ che doveva essere, appunto, il suo ultimo lavoro per quest’anno. Invece, no. I fans più accaniti sono in attesa e di ‘Billy Summers’.

Prima di questo piccolo saggio, il Re del Brivido, si era presentato, sempre nelle librerie lo scorso 2 marzo negli Stati Uniti d’America, con un romanzo la cui trama ricalca, solo in apparenza, il famoso film del 1999, con Bruce Willis, ‘Il sesto senso’. ‘Later’ è il titolo e il protagonista è un ragazzo che all’età di soli 6 anni scopre di possedere il dono o la sventura di vedere le anime di coloro che sono morti.

Oltre ad elementi in comune con l’opera cinematografica di M. Night Shyamalan, la maggior parte della critica ha notato la presenza di elementi in comune con un’altra storia tanto amata dai lettori e il cui autore risulta essere sempre lo stesso King. Anche questa storia ha avuto una trasposizione cinematografica, ovvero: ‘Stand by me’. ‘Later’ è quindi un altro romanzo sull’adolescenza e l’importanza di comprendere e distinguere da ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Una storia sul soprannaturale da scoprire e da apprezzare.

Come sicuramente sarà da scoprire e da apprezzare il titolo tanto atteso, per quanto riguarda noi, che approderà nelle librerie nel mese di novembre; considerando che negli Usa è già uscito. ‘Billy Summers’ come detto è il titolo ed è anche il nome del protagonista di quella che sembra una novella senza elementi soprannaturali, senza quel mistero a cui ci ha sempre abituato lo scrittore dello Stato del Maine.

Il personaggio principale è un cecchino infallibile; il migliore nel suo genere. Ha una particolarità rispetto a tutti gli altri killer di professione: ammazza solo persone che se lo meritano. La storia inizierebbe quando quest’ultimo decide di ritirarsi, posando il fucile al chiodo; ed è proprio in quel momento che tutto gli gira storto. Rispetto a ‘Later’, Stephen King con il romanzo che uscirà a novembre torna quasi al suo standard abituale di numero di pagine. Ciò non significa che il romanzo uscito a marzo, proprio per il numero ristretto di pagine, possa essere inteso meno convincente come i precedenti, al contrario Stephen King non ha mai perso la sua capacità di raccontare storie in un modo che nessuno è riuscito ad eguagliare.

Ovviamente la nostra è solamente un’impressione, umile e magari non molto rilevante da considerare. Ma quando si affronta la lettura di un suo romanzo, un racconto, c’è la forte sensazione di immaginarlo davanti a noi, seduto su una poltrona sistemata accanto ad un camino acceso, pronto a narrarci in maniera semplice storie oscure e di oscurità. Ne è un tipico esempio ‘It’.

La trama di questo suo immenso capolavoro letterario pubblicato nel lontano 1986 è conosciuta da tutti. È impossibile che nessuno non abbia mai sentito parlare; cosa diversa è magari trovare qualcuno che ancora non ha avuto la fortuna di leggerlo. Ma al di là di questo particolare il romanzo stesso deve essere letto in funzione non della trama principale: il pagliaccio soprannaturale che miete giovani vittime nella cittadina di Derry.

Esiste una sottotrama non banale, profonda e che rappresenta il vero fulcro della storia. L’oscurità stessa, quella descritta tra le pagine del romanzo, è si parte integrante dell’agire del pagliaccio assassino ma si deve andare oltre: alle paure inconsce di ogni personaggio. Angosce mai sopite nel tempo e che quando affiorano devono essere affrontate e superate, come a dire che i mostri sono dentro di noi e non al di fuori del nostro io.

In sostanza è questa la vera essenza delle sue storie: l’elemento psicologico. Basti pensare a ‘Christine – la macchina infernale’, a ‘Misery’, a ’22 novembre 1963’ per alcuni versi, a ‘Shining’ e ‘La zona morta’ e tanti altri. Elemento psicologico e soprannaturale miscelati per trame esplosive, dalle quali ogni lettore può riconoscere la propria paura.

Ripetiamo: è una nostra impressione e chissà che non abbia veramente sviluppato i suoi romanzi con questa prospettiva ipotizzata? Non si sa però se poi ‘abbia volutamente portare avanti una volta scoperta, semmai si fosse reso conto di questo particolare presente nelle sue storie. Sta di fatto che la lettura di ogni suo romanzo ci porta alla scoperta dell’ignoto che regna dentro noi e chissà se ciò vale anche per ‘Billy Summers’, come per tutti gli altri romanzi scritti che abbiamo e che non ci stancheremo mai di farlo in futuro.

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