Da sessanta lunghi circola una strana teoria su Sir Paul McCartney

Cari lettori ed appassionati della musica, di storia della musica, questa volta l’occasione di oggi è veramente ghiotta. Non sarà il classico racconto di una delle tante ed irripetibili parabolae del mondo delle sette note. Il reportage che viene inaugurato oggi, soprattutto non proprio nel classico giorno indicato ufficialmente a partire dallo scorso quattro ottobre, ci permetterà di intraprendere, tutti quanti noi, un viaggio che va oltre le classiche leggende a cui siamo abituati a ricordare e a celebrare.

D’altronde si sa che per alimentare il mito, con lo scopo di evitare di far perdere la memoria di un personaggio iconico, di evitare che la gente si possa dimenticare di qualcuno che in modo particolare ha infiammato generazioni di fans quando era all’apice e ancora in vita, si continui a parlare non solo proseguendo la diffusione delle sue opere musicali.

Alle volte serve qualcosa di più. Alle volte una morte, seppur misteriosa, aiuta molto di più rispetto al classico annuncio di un ritorno tanto atteso sulle scene. Tanto per citarne uno a caso: Michael Jackson, il Re del Pop per antonomasia, quando decise di gridare al mondo il suo ritorno sulle scene la gente comune, diciamo la verità, non lo aveva mai e poi mai dimenticato.

Eppure, alla vigilia di quello che doveva essere il primo concerto di quella che doveva la sua nuova ed ultima tourneé di concerti, The King Of Pop venne a mancare; improvvisamente. Da quel momento in poi vennero diffusi, alla velocità della luce, video e voci incontrollate secondo cui lo stesso Jackson aveva semplicemente fatto finta di tirare le cuoia, per poi spassarsela chissà dove.

Il modus operando, diciamo così, ricordò qualcun altro molto prima di lui. Difatti, prima del maledetto 25 giugno 2009, o benedetto per lo stesso ragazzone dello stato dell’Indiana, il mondo della musica venne sconvolto dalla data del 16 agosto del 1977. Trentadue anni prima un altro sovrano musicale decise, a quanto sembra, di effettuare la medesima finta. Ovvero di sparire fingendosi morto per il mondo intero: stiamo parlando di Elvis Presley.

Proprio a causa della stessa dinamica, si disse anche che Michael Jackson abbia ‘copiato’, non si sa quanto volontariamente il suo predecessore, nonché suocero mai e poi mai conosciuto; almeno le cronache dell’epoca ci dicono questo. Ma nulla in confronto a quello che sarebbe accaduto la notte del 9 novembre del 1966. Un evento che sarebbe venuto poi a galla ben tre anni più tardi, ovvero nel 1969. Ma com’è che diciamo spesso? Fermiamoci e andiamo con ordine.

Sì, perché nessun altro nome leggendario ha raggiunto le vette di colui che è legato da ben sessanta lunghi anni da questo mistero, alimentato quasi per scherzo. Nel pantheon di coloro che avrebbero fatto finta di passare miglior vita non ci sono solamente i due esempi già citati, questa volta in ordine cronologico, ovvero Elvis Presley e Michael Jackson; ma anche leggende come Tupac Shakur e Jim Morrison, tanto per citarne altri.

Ma il protagonista di questa assurda leggenda va oltre la morte. Qualcuno di voi dirà: grazie, anche lui avrà inscenato la propria scomparsa e magari si sta godendo il frutto delle sue fatiche musicali in santa pace in qualche posto sperduto del mondo.

Magari, vi risponderemo noi, cari lettori. Perché in questo caso di tratterebbe una leggenda della musica che sarebbe morta a causa di un incidente stradale venendo sostituito da un sosia. Ebbene quel nome, colui che si porta dietro questa storia assurda, particolare, bizzarra ed uscita da qualche sceneggiatura di qualche talentuoso autore di Hollywood è conosciuto per aver fatto parte, prima, della band musicale per eccellenza.

Quella band musicale che dagli anni ’60 in poi è diventata non solo oggetto di culto, per ogni fan, ma punto di riferimento per tutti coloro che hanno voluto intraprendere la medesima carriera o quanto meno di provarci: i Beatles. Composta da quattro componenti, secondo la leggenda in quella notte del 9 novembre del 1966, il gruppo musicale famoso quanto Elvis Presley in quegli anni perse uno dei fondatori e non solo. Colui che sarebbe scomparso, in quella stessa notte, condivideva con il leader del complesso, uno dei talenti musicali fuori dal comune.

Infatti, se George Harrison e Ringo Starr sono sempre stati considerati ‘minori’ rispetto a John Lennon e Paul McCartney, era alquanto complicato, soprattutto dal punto la logica della realtà che ci circonda, riuscire a rimpiazzare qualcuno che avesse non più o meno, ma lo stesso talento e qualità musicale al pari dell’originale. Per essere abbastanza pignoli, semmai fosse morto John Lennon nel 1966, invece che nel 1980, cosa sarebbe accaduto alla band?

Sarebbe riuscita a rintracciare in poco tempo un sosia capace di non far rimpiangere l’originale, permettendo anche di occultare la scomparsa stessa? Ma ciò non è successo a John Lennon, che come sappiamo venne a mancare la notte dell’8 dicembre del 1980. Tutto ciò, invece, sarebbe accaduto a Sir Paul McCartney.  La sua vicenda è meglio conosciuta come ‘La Leggenda della morte di Paul McCartney’ o meglio con l’acronimo più iconico: P.I.D. ovvero ‘Paul Is Dead’.

Tale leggenda è persino conosciuta come una teoria del complotto sul mondo del rock. Una particolare leggenda metropolitana che incominciò a circolare a partire dal 1969, come già accennato in precedenza. La versione sarebbe questa: il musicista e cantautore inglese Paul McCartney, bassista dei Beatles, e che fino a quel momento aveva già donato alla storia della musica degli immensi capolavori e che poi sarebbe divenuto anche un artista solista in seguito allo scioglimento del gruppo, sarebbe morto nel 1966 a causa di un terribile incidente stradale e che, per questo motivo, sia stato sostituito da un sosia in tutte le apparizioni pubbliche da quel momento in poi. Certo, riportata in questo modo tutta l’intera vicenda possiede il mero sapore della burla vera e propria.

Eppure, a sostegno della tesi vengono indicati dei labili ed equivoci indizi, come certi presunti messaggi nascosti negli anni dai Beatles all’interno delle loro opere. Nel senso che gli stessi Beatles ci avrebbero informato di nascosto di questo strano evento luttuoso…  

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