90 Anni fa nasceva il leggendario attore de ‘La Casa nella Prateria’

Quando penso a Michael Landon, nella nostra mente affiora un’immagine ben precisa: calore, protezione, casa. Inconfondibile con i suoi ricci, le bretelle e il sorriso smagliante, Landon ha prestato il volto per circa 10 anni al personaggio di Charles Ingalls, protagonista de La Casa nella Prateria, continuando ancora oggi a rappresentare un riferimento importante per vecchie e nuove generazioni.

Michael Landon ci ha lasciati troppo presto, ma il suo iconico Pa’ e la visione di fede e ottimismo che ci ha trasmesso con La casa nella prateria costituiscono un’eredità tanto forte da rendere la serie immortale. Sono infatti ormai anni che le varie stagioni vanno in onda ininterrottamente su Canale 27, forti del grande sostegno che ricevono dal pubblico più maturo e da quello più giovane. Io posso dire di aver conosciuto Michael Landon proprio grazie alle avventure a Walt Grove, circa 30 anni dopo la prima messa in onda.

Landon aveva concepito la serie attorno a valori semplici e profondi: la famiglia, la solidarietà, la forza di rialzarsi dopo ogni caduta. Li aveva raccontati in un modo che resta attuale ancora oggi. Ci affascina tuttora vedere come i suoi personaggi reagiscono alla vita. Charles Ingalls era ai nostri occhi la figura del padre ideale: incarnava la forza tranquilla, l’uomo che lavorava sodo alla segheria, che intagliava il legno al chiaro di luna e che trovava sempre la parola giusta per rassicurare.

Probabilmente, il vero segreto di La casa nella prateria sta proprio nella fusione perfetta tra l’uomo Michael Landon e il personaggio di Charles Ingalls. Landon non si è limitato a recitare una parte: ha plasmato Charles Ingalls a sua immagine e somiglianza, trasferendo sullo schermo i suoi principi, le sue fragilità e una visione chiarissima di cosa dovesse rappresentare quella figura paterna per milioni di telespettatori. Bisogna dire che nel libro originale di Laura Ingalls Wilder, Charles era una figura più schiva e pragmatica.

Fu Landon a trasformarlo nell’icona pop che amiamo: un uomo forte ma capace di commuoversi, lavoratore instancabile ma presente e incredibilmente moderno nel suo modo di pensare e agire. Charles Ingalls è diventato così il “padre d’America”, proprio perché dietro le sue bretelle c’era un autore e attore che credeva profondamente nel potere rassicurante della famiglia e della speranza.

Michael Landon aveva una grande voglia di raccontare la famiglia, necessità che derivava probabilmente dalla sua vita privata. Cresciuto con una madre affetta da gravi problemi di salute mentale e incline a tentativi di suicidio, il giovane Eugene trovava rifugio nell’atletica leggera (fu un eccellente lanciatore di giavellotto) e nella fantasia, che lo portò a coniare il nome d’arte Michael Landon. Quando creò il personaggio di Charles Ingalls e l’universo di Walt Grove, Landon mise in scena la famiglia che avrebbe sempre voluto avere. La Prateria non era un semplice esercizio di stile, ma una vera e propria cura personale trasformata in opera d’arte. Ed effettivamente, penso che tutti noi ci siamo sentiti al sicuro guardando le scene con la famiglia Ingalls riunita o seguendo le avventure che Laura viveva con il suo Pa’.

Michael Landon è stato anche l’uomo dei record, visto che ha dominato per quasi quattro decenni i palinsesti americani, conquistando il pubblico come protagonista di tre serie di enorme successo.

Come già detto, purtroppo Landon ci ha lasciati troppo presto, nel luglio del 1991. Eppure, a distanza di decenni, basta rivedere una scena in cui Charles prende il violino per suonare davanti al camino per ritrovare quella stessa sensazione di pace.

Michael Landon ci ha insegnato che la vera ricchezza non sta in ciò che si possiede, ma negli affetti che si sanno custodire. E finché continueremo a ricordarlo mentre cammina a passi lunghi tra l’erba alta della prateria, quella casa in legno sui colli non chiuderà mai le sue porte.

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