La lunga recensione del biopic uscito il weekend scorso, interamente dedicato a Pino Daniele

Purtroppo non è solo questo, con questa espressione, ieri, abbiamo chiuso la seconda parte dello speciale che comprende la lunga recensione del biopic interamente dedicato alla figura di Pino Daniele, Je so pazzo. Una pellicola che nonostante l’ottimo risultato ottenuto al botteghino in merito ad altre situazioni ha scontentato a molti: fan, addetti ai lavori e soprattutto coloro che lo stesso Pino lo avevamo realmente conosciuto.

Non a caso, sempre ieri, avevamo riportato alcune parole del produttore discografico Claudio Poggi, in cui, senza mezze troppi giri di parole, aveva bocciato il modo in cui il suo amico era stato rappresentato. Ma come detto, sempre ieri, non è solo questo. C’è ancora dell’altro che ha lasciato parecchio perplessi. Seppur vero che in giovane età lo stesso cantautore andò a vivere con le zie, causa di situazioni economiche non proprie felici della famiglia, non sembra tanto vero il rapporto che lo stesso Pino avesse con il padre.

Nel senso che non convince proprio nel modo in cui lo stesso genitore, al di là degli errori comuni a qualsiasi genitore, sia stato mostrato. La sensazione è anche quella di intuire che si sia voluto forzare la mano per esaltare, come espresso in precedenza, le alcune doti o comunque la figura medesima del protagonista della storia. Un padre troppo ‘estremizzato’ con un figlio con demoni che forse, nella realtà di tutti i giorni, neanche gli appartenevano.

Demoni che lo portarono, sempre nel film, a litigare con i membri storici della sua seconda ed ultima band: i Napoli Centrale. Ovviamente ciò non toglie che qualche volta, nella realtà, lo stesso Pino Daniele con James Senese o Tullio De Piscopo o Rino Zurzolo non abbia avuto qualche discussione.

Ma un atteggiamento che lo stesso Pino avrebbe avuto nei confronti di quelli che poi diventeranno i suoi migliori amici è sembrato fuorviante ai fini di far conoscere, alle nuove generazioni, la figura medesima del leggendario cantautore partenopeo. Abbiamo menzionato la parola ‘amici’. Bene, chiunque di voi abbia visto il film in questi giorni, avrà di certo notato, tra le tante assenze tra di personaggi che gravitavano intorno a Pino Daniele, c’è un’assenza che ha fatto storcere il naso a molti: quella di Massimo Troisi. E non dite che non ci avete fatto caso, cari lettori, perché è troppo palese.

Di certo si potrebbe scoprire del perché di tale scelta. I motivi possono essere, comunque, i più disparati: dalla stessa famiglia dell’attore scomparso tragicamente il 4 giugno del 1994 nel non voler inserire la figura di Massimo nel biopic; la difficoltà degli stessi produttori di non esser riusciti a trovare un interprete in grado di far rivivere Troisi accanto a Pino Daniele. Come anche la scelta di voler concentrare il tutto sulla figura, medesima, del cantautore.

Premettendo che sul primo motivo la nostra è solo una congettura; in merito, invece, alla terza ipotesi, non si esclude che questa potrebbe essere quella più consona a come poi lo stesso film è stato sviluppato. Il punto però è un altro e non servono discorsi approfonditi per intuirlo.

Realizzando un biopic su tale figura era anche naturale soffermarsi molto su di lui e sulla sua evoluzione. Ma per molti versi, lo stesso Massimo Troisi, a quella stessa evoluzione che Pino Daniele ha avuto non è stato esente. Si pensi, per esempio, non tanto alle colonne sonore per i lungometraggi dell’attore di San Giorgio a Cremano, ma al loro incontro durante la registrazione della leggendaria trasmissione, Rai, ‘Non Stop’.

Forse la scelta di inserire Troisi avrebbe rubato spazio allo sviluppo della storia personale dello stesso bluesman napoletano? Poteva rappresentare un vero rischio, ma non farlo apparire neanche per un secondo, allo stesso tempo, ha innescato l’altro rischio forse non tanto calcolato: quello delle polemiche. Magari sarebbero bastati anche pochi minuti, con tanto di scena che poteva trasformarsi in un nuovo cult tutto italiano.

Non vogliamo insinuare che gli stessi sceneggiatori non abbiamo avuto coraggio, perché ne hanno avuto eccome; e di sicuro qualche scelta portata avanti ha determinato l’esclusione di altri momenti che potevano essere inseriti nella pellicola e la sensazione che emerge ad una settimana dall’uscita ufficiale ormai è quella di un’occasione davvero sprecata. Sprecata per tutti questi piccoli dettagli sui quali ci siamo dovuti soffermare.

Dettagli che hanno rovinato un’opera cinematografica che poteva essere, nella sua essenza, persino monumentale. Va bene, ci siamo lasciati prendere un po’ la mano con i trionfalismi, eppure questa nostra convinzione parte, anche, dal semplice fatto che il film stesso non ha presentato difetti tecnici, ma solamente narrativi, che non è un elemento di poco conto. Sebbene si parli di film, in questo particolare appuntamento di ‘Retrospettiva in Musica’, connesso a ‘Storie di Cinema’, sembra che ci siamo dimenticati della musica e delle canzoni di Pino Daniele.

Invece no, dei suoi brani non ci siamo mai e poi mai dimenticati, come non ci siamo mai e poi mai dimenticati dei suoi dischi. E nel menzionare, in maniera totalmente indiretta è anche naturale, purtroppo per chi non è riuscito a vederlo ancora, il film non va oltre all’anno 1981. Chi conosce molto bene la storia di Pino Daniele si ricorderà, di preciso, che evento avvenne in quel preciso anno, ovvero nel giorno 19 settembre del 1981: il suo più grande concerto, gratuito, a Piazza Plebiscito.

Quell’evento live giunse dopo aver realizzato già tre album: il già citato Terra Mia, del 1977; l’omonimo Pino Daniele, che comprende la traccia che da titolo anche al film del 1979 e, appunto, Nero a Metà del 1980. La colonna sonora del film, dunque, è caratterizzata da quelle canzoni e da quei capolavori che hanno contraddistinto la vita artistica di Pino.

Per concludere e rifacendoci proprio al nostro titolo scelto per questo speciale, il film è veramente un biopic a metà; non c’è ne vogliano chi già lo ama, nonostante i pesanti difetti narrativi di cui è composto e caratterizzato. Ciò non toglie che sia di ottima qualità, ma la sensazione che è stata persa un’occasione in quel caso si è trasformata in certezza.

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