La lunga recensione del biopic uscito il weekend scorso, interamente dedicato a Pino Daniele
Sul finire della prima parte di ieri avevamo concluso con questa espressione: la ricostruzione di un personaggio realmente esistito è ancor più importante della trama stessa. Scritto in questo modo, tale concetto, potrebbe non avere alcuna rispondenza con la realtà narrativa, nel momento in cui la medesima prende forma mediante l’operazione di scrittura; tralasciando l’ulteriore dettaglio che alle volte, alcuni passaggi di trama, vengono anche studiati a tavolino.
Ma se è vero, come abbiamo già precisato in precedenza, che alcune doti, alcune caratteristiche del personaggio principali debbano essere esaltate, dall’altro lato neanche si deve giocare troppo con una certa immagine o visione che potrebbero far, a sua volta, esaltare, ma in negativo, alcune caratteristiche, legate ad una visione oggettiva e pregiudizievole vigente da tempo immemore.
Per essere ancor più chiari riportiamo due dichiarazioni di qualcuno che, in tempi non sospetti e che avevamo persino avuto l’onore di incontrare mediante evento dedicato proprio a Pino Daniele, in cui, senza troppi giri di parole, lancia questo messaggio inequivocabile: ‘Il Vero Pino Daniele non era così’ e ‘Volete conoscere Pino Daniele? Ascoltate la sua musica’. Stiamo parlando di Claudio Poggi, scopritore e produttore discografico di quella magica delle sette note intitolato ‘Terra Mia’. Ovvero il primo disco di Pino Daniele.
Se lo storico produttore non ha usato mezze misure nel dire la sua, nel far intendere come in realtà la pensa, dobbiamo ammettere che, per quanto possiamo capirne di musica o quantomeno per quanto possiamo essere esperti dell’intero universo del leggendario cantautore nato il 19 marzo del 1955 e scomparso la notte tra il 4 ed il 5 gennaio del 2005, possiamo dire che neanche noi ci stiamo girando tanto in torno.
Anzi, non tanto per rincarare la dose, semmai per usare della buona e classica ironia, che non guasta mai, potremmo persino pubblicare tale speciale anche sotto la rubrica ‘Parole Schiette’. Ma quello spazio ci è utile per altre tematiche ben più rilevanti di un semplice biopic.
Che non se la prenda, dovunque lui, il caro Pino Daniele, nonostante, nei fatti, tra un accordo di chitarra e qualche verso miscelato tra qualche espressione napoletane e l’inglese americano, è riuscito nella magia non tanto di parlare di Napoli: ma di descriverla fino a farcela vivere e vedere; è questo dettaglio non è assolutamente irrilevante. Anzi, al contrario.
Eppure, se nella prima parte abbiamo ammesso, senza alcun problema che il film ha funzionato, nell’essenza più tecnica possibile, cos’è che è andato veramente storto? Solitamente a questa domanda si risponde con un classico: è andato tutto storto. Ma se confermassimo queste parole allora il sottotitolo scelto per questo speciale non avrebbe senso. Un sottotitolo con il quale abbiamo giocato proprio con il titolo di un altro suo leggendario disco, uscito qualche anno più tardi a ‘Terra mia’. Noi abbiamo fruito della denominazione: Un Biopic a Metà, mentre il titolo originale del disco era: Nero a metà.
D’altronde, anche siamo stati ispirati da cotanta forza autoriale di Pino. No, non ci permettiamo di dargli del tu; non abbiamo mai avuto confidenza con la leggenda in persona. Leggenda che gli amici, prima di essere ciò che poi è diventato per tutti quanti noi, veniva soprannominato, affettuosamente, con il diminuitivo di ‘Pinotto’. Dunque, dicevamo: cosa veramente non ha funzionato?
Se in alcuni biopic di suoi colleghi più illustri come Freddie Mercury e Michael Jackson ad innescare forti polemiche, per non dire anche aspre polemiche, sono stati alcuni dettagli non riportati fedelmente o anche alcune situazioni, diciamo così, volutamente dimenticate, in questo caso ad innescare la scure, non tanto della critica più istituzionale, ma dei fan veri e propri e, soprattutto, anche da parte di chi lo ha conosciuto, è proprio quella del pubblico.
Un pubblico, composto soprattutto dai fan più fedeli, che si è sentito tradito dal modo in cui non solo lo stesso Pino Daniele è stato ritratto, ma persino alcune persone, fondamentali nella sua esistenza, che gravitavano intorno a lui. Persone che ne condizionarono l’esistenza. Ma come sempre andiamo con ordine, soffermandoci, per il momento su altri aspetti dello stesso film.
Aspetti come il cast e il periodo esatto in cui il biopic medesimo si sviluppa. Vero, faremo un po’ di spoiler; ma giunti a questo punto appare anche un po’ inevitabile visto che speriamo che tutti quanti voi lo abbiate già visto. Per non guastarvi troppo la visione, cercheremo di non andare troppo oltre con le rivelazioni. Partiamo dal cast: risaputo che Pino Daniele viene interpretato da Massimiliano Caiazzo, gli altri attori, che hanno regalato una super performance dal punto di vista recitativo sono: Giovanni Ludeno nei panni di Gennaro Daniele, padre del cantante.
A seguire: Mariasole Pollio, nel ruolo di Dorina Giangrande ovvero la prima moglie del cantante; Giampiero De Concilio, nei panni del produttore discografico Claudio Poggi. Ancora: Leonardo Bianconi nel ruolo di Willer ‘Willy’ David. Senza dimenticare: Paolo Aguzzi, Peppino Di Capri; Giuseppe Brunetti, Rosario Jermano; Andrè Garofalo, James Senese; Riccardo Betteghella, Rino Zurzolo; Luca Chikovani, Tony Esposito; Antonio Truppo, Bianca Lamberti; Monica Nappo, Lia Lamberti.
Queste ultime due attrici prestano il volto alle zie che accolsero, nella loro casa, Pino Daniele durante i primi anni di vita; anni in cui la sua vera famiglia biologica non poteva permettersi di mantenerlo come doveva e come voleva. Proprio da questo punto sembra che la sceneggiatura non abbia mantenuto fede alla realtà dei fatti, non sia stata coerente con alcuni dettagli della realtà dell’epoca.
Che Pino Daniele, quando era solo un bambino, venne affidato alle zie è, nei fatti, la verità assoluta, ma il modo in cui viene descritto, in seguito, il padre che poi determinerebbe quella sorta di adozione forzata che non convince.
Come non convince neanche il fatto che le stesse zie premevano affinché lui facesse la domanda per entrare nell’Alitalia, quando, da più parti, è sempre stato sostenuto che le stesse donne invogliavano ed incoraggiavano lo stesso Pino Daniele nel non demordere nel suo intento di sfondare nel mondo della musica. Ma purtroppo non è solo questo…