La lunga recensione del biopic uscito il weekend scorso, interamente dedicato a Pino Daniele

Lo diciamo da tempo: l’epoca cinematografica che stiamo vivendo è piena di remake, reboot, sequel e biopic. Questi ultimi, nella sostanza, potrebbero, però rappresentare la parte sana della settima arte. Ma badate bene, abbiamo usato il condizionale. Nel senso che dovrebbero portare e rappresentare, ripetendoci con la parola, quella ventata di novità che, alla fin fine, manca ed anche parecchio sul grande schermo. Rimanendo nell’universo dell’ultimo genere cinematografico menzionato, nel weekend da poco passato, è uscito un film, tutto nostrano ed allo stesso tempo molto atteso. Lo sappiamo già, cari lettori, appassionati di cinema e di musica.

Siamo a mercoledì e non verso il prossimo fine settimana, che scatterà dopodomani. Se avete notato abbiamo indicato gli appassionati del cinema e della musica. Dunque, questo particolare appuntamento con Retrospettiva in Musica, legato a ‘Storie di cinema’, avrà tutto il sapore di un viaggio musicale, certo, ma con le tipiche sfumature cinematografiche e di quelle pellicole, come si diceva un tempo, che hanno la capacità, sia nel bene che nel male, di riportarci indietro nel tempo.

Di riportarci in un determinato periodo storico, non solo per il mondo delle sette note, in cui alcuni di noi erano ancora adolescenti o erano appena nati. In un periodo storico in cui in una delle città più difficili del mondo, ma che è conosciuta da tutto il mondo, ha regalato i natali ad uno degli autori musicali più leggendari di sempre: Pino Daniele.

Proprio la settimana scorsa, sia in anteprima che in via del tutto ufficiale, nei nostri cinema, è approdato il biopic a lui dedicato, il cui titolo richiama, direttamente, uno dei suoi brani più iconici: Je so’ pazzo. Tratto non solo dalla vita del cantautore partenopeo, ma anche dalla biografia, ‘Pino Daniele. Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce’, scritto dal figlio dello stesso cantautore: Alessandro Daniele, figlio della leggenda, e diretto da Nicola Prosatore,

Il film non racconta tutta la vita dell’artista. Interpretato dal bravissimo Massimiliano Caiazzo, il film parte dai primi anni di vita fino ad arrivare ad uno dei momenti culmine della sua carriera. Per il momento, non ci sentiamo di spoilerarvi ancora nulla, ma neanche escludiamo che forse a fine recensione sveleremo fin dove si ferma la pellicola con tanto di quesito incorporato.

Su Pino Daniele, già quasi due anni fa, in occasione della doppia celebrazione di nascita e di scomparsa nel 2025, ci eravamo già occupati della sua parabola ormai entrata nella storia della musica italiana ed internazionale. Lo facemmo, all’inizio, con una serie di articoli, settimanali, per poi culminare con un reportage finale. Questa volta è diverso, in questa lunga recensione, in formato di speciale e con le classiche ed ormai istituzionali tre parti, il viaggio che compiremo, cari lettori, ha, come avete intuito, una doppia valenza.

Da una parte la realtà di quel vissuto non sempre mostrato attraverso le singole interviste ed altri momenti pubblici, dall’altra la ricostruzione storica e romanzata in un progetto o idea meramente cinematografica, che poteva essere gestito meglio. Ciò nonostante non ha determinato la qualità di questo biopic tanto atteso.

Partendo dal presupposto che ogni trasposizione cinematografica, che ogni film, interamente dedicato a qualsiasi personaggio storico o comunque realmente esistito, è naturale che qualche parte romanzata, su qualche dettaglio, fa sempre la sua bella figura nella costruzione della trama stessa; dal punto di vista di uno sviluppo che tende ad esaltare la forza e l’immagine del protagonista assoluto. E diciamo la verità, cari lettori, e senza neanche troppi giri di parole che, questo tipo di ragionamento, questa prospettiva, entra nel ben più classico ed ufficioso detto: ci sta.

Eppure, con quel ‘ci sta’, per chiunque conosce le regole della realizzazione di qualsiasi biopic, per non dire anche quelle più elementari regole in ambito cinematografico, sa benissimo quali possono essere le singole e cosiddette ‘licenze poetiche’ e quali sarebbero i momenti, giusti, per inserirli. Con questo dettaglio ci teniamo a precisare che non vogliamo insegnare nulla a nessuno e nemmeno ci permettiamo di farlo.

La stessa sceneggiatura, realizzata dallo stesso regista, insieme ad Edoardo Puma e lo stesso Alessandro Daniele, è davvero ottima. Presenta un ritmo abbastanza serrato, con inquadrature e dialoghi veloci, con uno stacco tra una scena e l’altra che non lascia spazio ad alcun tipo di pause. D’altronde per mantenere la figura giovane dello stesso Pino Daniele, è naturale che il film a lui dedicato deve essere altrettanto frizzante, brioso e abbastanza accattivante per tutti coloro che non lo hanno mai conosciuto.

Con questa espressione facciamo riferimento a tutti quei adolescenti che non hanno mai vissuto la sua epoca. Scelta, questa, molto condivisibile da parte nostra. Come lo è stata anche la scelta del cast; soprattutto di colui che, fin dal principio, ha dovuto reggere il peso di un ruolo così determinante per la sua carriera.

È vero, molte volte, durante lo sviluppo di tali operazioni nostalgiche, si parte sempre con un pregiudizio, con un preconcetto legato alla più semplice delle motivazioni: la paura di rimaner delusi che quella versione non sia la persona che abbiamo vissuto mediante le sue canzoni, le sue interviste ed i suoi concerti. Massimiliano Caiazzo riesce a sfatare questo tabù. Riesce ad andare oltre a quelle apparenze negative che prendono piede ogni volta che viene ufficializzato un annuncio di tale portata.

Ma, e quando c’è un ‘ma’, significa che qualcosa non ha davvero convinto in pieno e non stiamo facendo riferimento alla sua performance a quella degli altri attori presenti, che nel corso di questo speciale andremo a menzionare. Perché se è pur vero che la sceneggiatura ed il film sono di ottima qualità, che nel fine settimana appena trascorso ha garantito un ottimo riscontro al botteghino, dall’altro lato ci sono stati degli elementi che non hanno convinto appieno. Più che elementi ed entrando molto nello specifico si parla di alcuni dettagli non riportati, per non dire, ancora, sorvolati o comunque fin troppo romanzati. Un particolare da non sottovalutare. Perché alle volte la ricostruzione di un personaggio realmente esistito è ancora più importante dello sviluppo della trama stessa…

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