Il 3 ottobre del 1991 usciva il film comico-poliziesco con Enrico Montesano e Renato Pozzetto: Piedipiatti
Per rendere ancor più chiaro il confronto, così ieri abbiamo chiuso la seconda parte di questo speciale interamente dedicato al film, di genere ‘buddy’ tutto nostrano, ‘Piedipiatti’. Se fino adesso ci siamo esclusivamente soffermati su alcuni dettagli, basilari, tra il trailer dell’epoca e le fasi iniziali della pellicola, per un mero discorso di completezza, sarebbe più continuare a sviluppare questa analisi su altri piccoli dettagli, ma non prima di rettificare un errore che abbiamo trascritto durante la prima parte.
Precedentemente avevamo affermato che il successo del film, con ben sette miliardi delle vecchie lire dell’epoca, non garantì, comunque, la realizzazione del sequel, per motivi che fra non molto vi sveleremo. Ponendo l’accento su questo passaggio, avevamo persino sostenuto che fosse un peccato che la coppia Montesano – Pozzetto, dopo il primo successo arrivato quattro anni prima, nel 1987, con ‘Noi Uomini duri’, e confermato proprio trentacinque anni fa, i due non avessero, poi, lavorato più insieme. Sbagliato, abbiamo commesso un errore e chiediamo scusa di ciò.
Eppure, non giustificandoci affatto, motivando la mancanza di tale informazione dell’errata convinzione, indagando più affondo, siamo riusciti a scoprire che il loro effettivo terzo film, uscito tre anni più tardi, non andò neanche vicino al successo conseguiti, come ricordato più spesso, sia nel 1987 e sia nel 1991. Molto, probabilmente il film ‘Anche i commercialisti hanno un’anima’, del 1994, fu sbagliato perché molto probabilmente, sia il pubblico che la critica, si attendeva proprio il progetto che non venne mai portato a compimento: Piedipiatti 2.
Se il secondo episodio era tanto atteso, il primo rappresentò una vera e propria sorpresa per tutti quanti; un progetto cinematografico, scritto anche a più mani per quanto riguarda la sceneggiatura, che tentò di mantenere a galla la classica commedia all’italiana, seppur miscelata con ulteriori elementi non proprio nostrani. Un film, quello di Enrico Montesano e Renato Pozzetto, senza soluzione di pausa. Scene con il minutaggio giusto, che ostentava anche una sorta di montaggio veloce, non proprio appartenente al nostro modo di impostare questa magica tecnica della settima arte; e se le scene erano snelle e veloci i dialoghi erano altrettanto.
Con una serie impressionanti di battute, siamo sicuro se diciamo ciò, improvvisate e non solo da parte dello stesso Enrico Montesano ma anche dello stesso Renato Pozzetto, i quali diedero sfogo, molto probabilmente per l’ultima volta, dei loro personaggi e modi di essere davanti alla macchina da presa che li avevano resi immortali già all’epoca, riuscendo in una duplice involontaria missione.
La prima è quella di rendere indelebile il ricordo di questo film; la seconda di aver lasciato l’amaro in bocca del sequel mai realizzato. Lo sappiamo cari lettori ed appassionati di cinema cosa state pensando: semmai si fosse concretizzato ‘Piedipiatti 2’ il risultato non sarebbe stato lo stesso. Eppure, quei ben sette miliardi di incasso invocano ancora vendetta visto che il primo posto, di quella stagione cinematografica, gli venne soffiato dal successo di Roberto Benigni ‘Johnny Stecchino’.
Di sicuro tale operazione sul grande schermo meritava maggior e miglior sorte. A distanza di ben trentacinque anni il film, ancora adesso, gode di un’ottima salute. Alcune scene, alcuni momenti, per non dire anche, alcune battute sono invecchiate benissimo. Si sente ancora la freschezza di quel cinema, comico, ormai passato quasi nel dimenticatoio per la troppa rigidità dei giorni nostri.
Non è una polemica, cari lettori ed appassionati della settimana arte, è solo che all’epoca per realizzare un lungometraggio di quella portata e per lasciar spazio anche ad una buona dose di improvvisazione era chiaro a tutti che sussisteva maggior flessibilità e libertà. Dicevamo del montaggio, veloce e dinamico, dicevamo delle battute ed anche il modo in cui personaggio di Enrico Montesano si muove.
In ogni scena, rispetto a quello di Renato Pozzetto, è colui che si invento o trova qualsiasi escamotage per ottenere un’informazione, per evitare che l’aereo in cui si trova forzatamente decolla, per mettere una cimice. Un modus operandi del già leggendario Axel Foley di Eddie Murphy.
In tutto e per tutto, qualcuno di voi, potrebbe persino pensare che sia una sorta di copia, che sia una sorta di imitazione riuscita male. Invece no, al contrario. Era, quasi sicuramente, un omaggio, seppur non sbandierato ai quattro venti, ma sentito a quel personaggio afroamericano che tanto faceva sognare in quel periodo e ancora oggi, se vogliamo essere onesti.
Certamente c’è un abisso tra i quartieri luccicanti della città di Los Angeles degli anni 80, come quello di Beverly Hills, appunto, e la Milano di inizio anni ’90, che era ancora considerata ‘da bere’. Un film che era riuscito ad immortale l’ultimo grande periodo storico del nostro paese.
Ma prima di concludere, prima di terminare questo viaggio in una piccolissima parte del cinema italiano, vi abbiamo promesso che vi avremmo svelato il vero motivo per cui, il sequel, non venne mai e poi mai realizzato. Partiamo da un presupposto: le intenzioni c’erano ed entrambi gli attori erano propensi, fin dal principio a ritornare nei loro rispettivi ruoli. Il punto però è un altro. Se da un lato i due tornarono insieme a recitare tre anni più tardi, nel 1994 nel film ‘Anche i commercialisti hanno un’anima’, dall’altro lato il terzo film non produsse il risultato di ‘Noi Uomini duri’ e, appunto, ‘Piedipiatti’.
L’insuccesso del terzo film, molto probabilmente era legato al fatto che la gente si attendeva, in tutto e per tutto, il sequel del film del 1991 e non una storia che, visto gli effetti negativi, non garantì ai due attori di esprimersi al meglio o comunque di essere lo stessi con i loro personaggi.
‘Piedipiatti’, nella sua essenza, fu una grande impresa del cinema italiana non sfruttata a dovere nel corso degli anni, non solo con un sequel ovviamente della stessa qualità del primo, ma anche negli anni successivi non è stato mai e poi mai, ricordato o celebrato come meritava. D’altronde è vero che si era scontrato contro Benigni, in quel periodo, ma ciò non basta per non avergli garantito una seconda ‘vita’ cinematografica dopo l’uscita in quel lontano 3 ottobre 1991.