Il 18 Marzo del 1981 venne lanciato in tv un supereroe davvero particolare

Lo ammettiamo: non è la prima volta che celebriamo questo iconico show televisivo. Il primo articolo che gli dedicammo risale, addirittura, a cinque anni fa: era il 17 dicembre del 2021. In quell’occasione, quasi tardivamente, celebrammo il quarantennale del primo passaggio televisivo avvenuto nel marzo del 1981. Ma, sempre in quell’occasione, era la seconda volta che nel giorno della settimana scelto, ovvero quello del venerdì, avevamo deciso di unire le due rubriche come ‘Forever 80s’ e quella interamente dedicata alle ‘Serie Tv’.

Con il passare di questo lungo quinquennio abbiamo fatto intendere, che quella seconda volta non è stata l’ultima in merito a tale operazione, nel senso che questi due spazi avrebbero occupato una posizione rilevante nel giornale e proprio nel sesto giorno della settimana. In questa occasione, invece, recuperiamo quello che oggi si tratta di un quarantacinquesimo anniversario che, in questo 2026, abbiamo saltato. Una celebrazione doverosa che per certi versi rievoca, senza troppi giri di parole, un telefilm diventato, con il tempo, storico, per non dire: cult.

Uno show televisivo ispirato al mondo del fumetto, con la giusta dose di fantasy, action ed ironia; con l’ultima parola intendiamo far riferimento alla parodia del supereroe. Di quelli che volano e hanno una forza sovrumana ma che, all’atto pratico, combinano solamente disastri. Ma come sempre, fermiamoci e andiamo con ordine. Con estremo ordine, perché mai come questa volta, l’ulteriore precisazione ci sta calza veramente a pennello.

Dunque, prendete un supereroe. Non uno qualsiasi, non di quelli classici, non quelli istituzionali. Di quei supereroi e personaggi mediante i quali siamo cresciuti con le loro avventure a fumetti, prima, e successivamente con le singole e rispettive trasposizioni sul piccolo e grande schermo. Ma un supereroe con la classica doppia identità, sennò che senso avrebbe chiamarlo così? Non credete? Nella vita di tutti i giorni è un anonimo professore di liceo, del classico liceo americano e, ogni volta che il dovere lo chiamava, indossava un costume che gli permetteva di avere delle abilità particolari; compreso persino quella di volare.

Si proprio così. Il costume? Nulla di eccezionale. Una sgargiante tuta rossa, con uno strano simbolo sul petto, ed un mantello completamente nero sulle spalle, solo ai bordi una impercettibile striscia rossa. In merito alla non eccezionalità del costume è da ricercare nel semplice motivo che gli è stato donato, prestato, per non dire anche: affidato, diciamo così, da alcuni alieni con tanto di manuale delle istruzioni.

Quindi a questo punto, cari lettori, penserete che con il tempo l’improbabile protagonista di questa stramba serie di storia sia riuscito a diventare un novello Superman? Tanto da fare invidia la versione originale? La risposta non è proprio positiva, ma neanche tanto negativa.

Potremmo affermare che con alcune abilità, senza l’ausilio del manuale, è riuscito a trovare le cosiddette contromisure, cavandosela in qualche modo; il problema, a dire il vero, non è neanche quando deve decollare, quando deve librarsi in volo, no: quello sembra esser diventato per lui un vero gioco da ragazzi.

Il punto è quando deve atterrare. Quando lo fa, il docente di storia si ritrova sempre con la faccia contro una parete di qualche palazzo o si ritrova a sbattere contro qualche cartellone pubblicitario e nel vederlo ti strappa più di un sorriso. Anzi, no: ti strappa più di una risata. Si ride a crepapelle. È inevitabile. Allora, cari lettori, la domanda sorge davvero spontanea: si tratta di una parodia, forse indiretta, dell’eroe proveniente dal pianeta Krypton?

Quasi sicuramente, il giorno 18 marzo del 1981 i primi telespettatori americani che si accomodarono sul divano per assistere al pilot di quella che era conosciuta, in lingua originale, con il titolo di The Greatest American Hero, si rivolsero la stessa identica domanda che abbiamo trascritto anche noi e, di sicuro, con tono altrettanto sarcastico, si sono chiesti: Che tipo di personaggio hanno cacciato dal cilindro magico?

Da noi, questo particolare show televisivo, approdò un biennio più tardi, nel 1983 sulle allora reti televisive del gruppo Fininvest quando purtroppo, negli Stati Uniti d’America, la produzione era giunta al termine per motivi che più avanti scopriremo. Come capita spesso, con i vari passaggi televisivi internazionali, il titolo originale non sempre viene mantenuto.

Considerando la caratteristica principale del personaggio i nostri dialoghisti tennero presente, di più, la goffaggine con il quale l’eroe di turno cercava di destreggiarsi ed agire, più che per i poteri che lo stesso costume gli conferiva. Ecco perché venne scelto il titolo, ironico e al tempo stesso iconico, di Ralph Supermaxieroe.

A ricoprire il ruolo del personaggio principale, del professor Ralph Hanley, era l’attore William Katt, notissimo già all’epoca, per aver lavorato a due opere cinematografiche considerate, nel corso degli anni successivi, veri pilastri della storia del grande schermo e non solo del decennio 1970.

Titoli come ‘Carrie’, prima e leggendaria trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo del Re del Brivido, Stephen King, e ‘Un mercoledì da Leoni’ del 1978. Diretto dal regista John Milius, il film cult narra la storia tre giovani ed aitanti surfisti, si mettono in luce nell’Estate 1962. Divenuti i beniamini dello stravagante Bear, un artigiano produttore di tavole, affrontano la vita scegliendo strade diverse. In quell’occasione, William Katt, recitò insieme agli altri due iconici attori Jan Michael Vincent e Gary Busey.

Tornando all’attore principale, William Katt, il quale proprio quest’anno ha spento le settantacinque candeline, alcuni di voi cari lettori, sicuramente, lo ricorderete anche in alcuni episodi della serie ‘Perry Mason’, quando il leggendario personaggio interpretato da Raymond Burr ritornò in televisione dopo diversi anni. C’è dell’altro su William Katt: pochi sanno che era il figlio dell’attrice che interpretava la segretaria dello storico avvocato, Barbara Hale, nella serie originale prodotto negli anni ’60; anche questo show televisivo è considerato un must non solo per coloro che amano le serie di ambientazione forense, ma per tutti coloro che amano le serie televisive in generale.

Altro dettaglio apparentemente irrilevante lo collega, nella sua essenza e più di quanto si potrebbe pensare, al mondo dei fumetti. Per un po’ di tempo molti hanno creduto che The Greatest American Hero, sia come titolo originale e sia come idea di base per il telefilm, provenisse da una serie di fumetti omonima…

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