L’ultima parte del nostro umile e sentito omaggio al Capitano della Nazionale Italiana di Calcio e del Milan Franco Baresi
Nella giornata di oggi, esattamente questa mattina a Milano, nella Chiesa di Sant’Ambrogio, alle ore 11, si sono svolti i funerali di Franco Baresi. Inutile sottolineare come alla cerimonia erano presenti volti di un calcio di ieri e di oggi. Dei suoi ex compagni di squadra e i rappresentanti dei club di oggi. Fuori alla chiesa migliaia di persone, tifosi di ogni generazione del Milan e anche di persone semplicemente appassionate di un calcio che ormai non esiste più.
Lo sappiamo, è un’espressione abusata molto da noi e in più delle volte ci siamo ritrovati a ripeterla, consapevoli di essere molto lontano dalla retorica più becera; per fortuna. Dicevamo dei tifosi, dunque, che sono aumentati di numero in numero man mano che l’estremo saluto svolgeva con le sue fasi fino al termine. Ci sarebbe da dire fino al fischio finale, ma non si trattava di una partita. Si trattava di salutare oltreché il mito, la leggenda, il giocatore, il campione, il fuoriclasse, anche l’uomo. Un uomo rimasto nella memoria collettiva per il suo esempio dentro e fuori dal campo.
E sempre nella memoria collettiva, di tutti quanti noi, la partita per eccellenza o le partite memorabili per cui Franco Baresi è rimasto impresso sarebbero due. Certo, semmai si volesse fare una sorta di parallelismo con quelle del Milan e quelle della nazionale, è chiaro che con l’azzurro è solamente una la gara da ricordare. Mentre con la maglia rossonera, tra quelle 719 presenze, sono molte ma molte di più. E allora, nella mera dimensione riguardante il suo club è naturale che la mente vanno alle sfide giocate in Coppa dei Campioni e in Champions League, in campionato con i duelli diventati ormai leggendari e colonna portante della storia del nostro calcio.
Oltre a quelli contro l’Inter e, in cui il derby era anche un affare di famiglia, si ricordano Baresi Vs Platini, Baresi vs Zico, Baresi Vs Falcao, Baresi vs R. Baggio, Baresi vs Gullit, quando quest’ultimo si trasferì alla Sampdoria. E ancora: Baresi vs R. Mancini; Baresi vs Vialli, per poi arrivare a Baresi Vs Maradona. Il duello dei duelli, lo si potrebbe indicare, tant’è che, fra le tante occasioni in cui i due si scontrano, in campo, si intende, Diego, a fine partita, indossò proprio la sua maglietta, attribuendogli l’investitura di miglior difensore al mondo.
Invece, con la nazionale, in questo speciale, a più riprese, abbiamo menzionato, quasi alla noia, si potrebbe dire e senza dimenticare il reportage dedicato ai mondiali americani, la partita delle partite di Franco Baresi con la maglia azzurra è datata, senza troppi giri di parole, 17 luglio 1994. Volendo anche un po’ stemperare la tensione o la forte emozione che la sua scomparsa ha provocato in tutti noi, ci sovviene alla mente una delle rarissime apparizioni sul grande schermo.
Con Massimo Boldi diede vita ad uno dei momenti più divertenti del cinema italiano con questa battuta che lo stesso comico rivolge a lui: Caro Franco Baresi, come mai con tutti i miracoli che hai fatto in difesa non sei mai stato fatto santo? Lo sappiamo, siamo blasfemi. Ma lo siamo in maniera malinconicamente ironica. Eppure, questo momento comico, che ha il sapore amaro dell’inopportunità, ritorna nella nostra mente per collegarci proprio a quel giorno di metà luglio del 1994.
Anche se, per essere estremamente pignoli, sarebbe meglio fare un salto temporale solo di qualche giorno. Quasi un mese, sarebbe esatto dire. Era il 23 giugno di quello stesso anno e la nazionale italiana di calcio era impegnata nella seconda gara del girone E del mondiale americano, contro la Norvegia. Un match, dopo la sconfitta patito all’esordio contro l’Irlanda, da dentro o fuori.
Durante il secondo tempo Baresi si infortuna e in maniera significativa: rottura del menisco. Dunque, tutti quanti pensano, a rigor di logica, che il suo mondiale, la sua coppa del mondo fosse giunta, anzitempo, al capolinea. Invece no, contro tutto e tutti e appena tre settimane, sia dall’infortunio che dall’intervento, il leggendario numero 6 torna in campo proprio per affrontare, insieme ai suoi compagni di squadra, il Brasile in finale.
Franco Baresi non solamente scese in campo, nel forno di Pasadena, non solamente giocò: ma realizzò non una delle prestazioni da incorniciare ma la prestazione con la lettera maiuscola di tutta la sua carriera; in quei centoventi minuti si perse il conto di quante volte gli stessi giocatori brasiliani si trovarono davanti un muro, ovvero quel numero 6.
Tant’è tra le tante reazioni che ci sono state in questi giorni di lutto, in queste ore cariche di malinconia per un’altra epoca calcistica volta alla fine, proprio il centravanti verdeoro di quel giorno, con il numero 11 sulla schiena, non ha avuto alcuna difficoltà nel sostenere questa su convinzione su Baresi: Oggi il calcio si è svegliato più triste. Quando giocavo nel Psv, affrontai il Milan due volte e capii subito quanto fosse difficile superare Baresi. Poi ci ritrovammo nella finale del Mondiale del 1994, una delle partite più importanti della nostra vita. Posso dirlo con certezza: è stato il giocatore più difficile che abbia mai affrontato in carriera. Nel 1997 ho avuto l’onore di partecipare alla sua partita d’addio. Era di un altro livello! È stato il simbolo del Milan e della Nazionale italiana. Uno dei più grandi difensori centrali della storia.
Va tutto il mio rispetto per ciò che ha fatto per il calcio e il mio affetto alla sua famiglia e ai suoi amici. Che possa riposare in pace. Grazie, Baresi”.
E ancora, altre reazioni come quella di Paolo Maldini: “Mi hai protetto quando ero un bambino, mi hai guidato da ragazzo e mi hai ispirato da uomo. Sei stato il calciatore più forte con cui abbia mai avuto l’onore di giocare. Un abbraccio affettuoso a tutta la tua famiglia, in particolare a tua moglie Maura e ai tuoi figli, Edoardo e Giannandrea. Ci mancherai, Capitano. Ma la luce della tua stella continuerà ad accompagnarci per sempre”.
Soprattutto, il ricordo della figura di Franco Baresi non smetterà mai di essere tramandata di generazione in generazione, indipendentemente dal tifo di appartenenza.