Questa è la prima parte del nostro umile e sentito omaggio al Capitano della Nazionale Italiana di Calcio e del Milan Franco Baresi
In un primo momento volevamo stare in silenzio e affidare tutta la nostra partecipazione per il dolore che aveva colpito il calcio italiano l’altro ieri, venerdì 31 luglio. Sempre in un primo tempo, prima che giungesse per tutti una notizia che non si pensava che fosse reale già nella serata di mercoledì 29 luglio, noi di FreeTopix Magazine stavamo approntando la pubblicazione di un mini-speciale interamente dedicato ai primi cento del club del Presidente Aurelio De Laurentiis, il Napoli.
Un centenario diventato ufficiale proprio ieri, sabato 1° agosto. Ma di fronte a determinate notizie, davanti ad epoche calcistiche che si salutano per non tornare mai più nelle nostre vite, abbiamo ritenuto giusto fermarci anche noi e rinviare, ancora per qualche giorno, la festa, almeno tra le nostre pagine virtuali, della squadra partenopea, che in verità è già iniziata e che proseguirà fino al maggio del 2027, per motivi che vi spiegheremo quando sarà il momento, per rendere omaggio al Capitano Della Nostra Nazionale Italiana di Calcio Franco Baresi.
Iconica e leggendaria bandiera del Milan, di quel Milan del Presidente Berlusconi e di Arrigo Sacchi ma soprattutto di una squadra veramente stellare; la sua scomparsa, avvenuta nella notte del 31 luglio del 2026 ha gettato l’intero mondo del calcio in un vortice di pensieri, di immagini, di ricordi e di un vuoto difficile da colmare.
Per chiunque pronunci il suo nome sa perfettamente, in maniera inconscia, che è sinonimo e rappresentante, allo stesso tempo, non solo di un calcio che non esiste più; un calcio in cui iniziava la carriera con una maglia e che lo stesso percorso da professionista terminava con la medesima casacca.
Molti di voi direbbero, cari lettori, che si trattava di un calcio diverso. Un calcio in cui le domeniche giocavano tutte le squadre. Tutte ed indistintamente alle ore 15, con l’ulteriore tradizionale attesa di 90° minuto, in cui tutti noi si riunivamo in famiglia non tanto per conoscere i risultati, su cui più o meno eravamo già informati, per vedere, per la prima volta in assoluta, tutte le reti realizzati in quell’intera giornata di campionato. Niente spezzatino, come si dice oggi.
Dunque, no, non ce la sentivamo di stare in silenzio e di non dedicargli praticamente nulla. Vero, abbiamo pubblicato qualcosa sui social; ma le storie ed i post su Instagram o Facebook non potranno mai e poi mai sostituire la rilevanza di un articolo vero o di un mini-speciale, di uno speciale o persino di un reportage. Per il momento per Franco Baresi abbiamo optato per uno speciale che inizia questa mattina, proprio di domenica tra l’altro, e che terrà banco fino martedì pomeriggio, qualche ora dopo dei suoi funerali, che si terranno nella storica Chiesa di Sant’Ambrogio a Milano. Uno speciale che ha un unico scopo: quello di cercare di raccontare un po’ la sua storia, immensa ed irripetibile, mediante le numerose reazioni, di queste ore colme di nostalgia, di chi lo ha conosciuto, di chi ci ha giocato insieme, tra Milan e Nazionale, e di chi lo ha sempre rispettato come avversario.
Ecco, soffermiamoci su questo punto, su questa parola: avversario. Per chi non tifava nel club per il quale giocava era normale vederlo come tale, ma non era proprio così. Persino i tifosi dell’Inter, i quali avevano un motivo in più per bollarlo come nemico giurato numero 1 della domenica non lo vedevano come uno che lo volevano vedere sempre sconfitto.
Franco Baresi non incuteva rispetto, lo plasmava ai suoi compagni di squadra ed avversari, mediante il suo carisma; mediante il suo silenzioso carisma. Un comportamento mite, schivo, lontano da qualsiasi tipi di protagonismi, fuori e dentro il campo, un carisma ed una sicurezza che la potevi avvertire anche attraverso lo schermo di un televisore, quando la telecamera lo ritraeva in qualche primo piano o solo quello del suo viso.
Una storia, la sua, che dopo l’annuncio della sua scomparsa, avvenuta ufficialmente alle 07 e 31 di venerdì, tutti quanti, indistintamente, hanno iniziato a raccontare e a celebrare. La prima reazione non poteva che essere quella del Milan con questo messaggio:
“La Storia del Milan è in lacrime. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club”. Da quel momento il calcio si ferma nel raccoglimento. Lo ricordano Real Madrid, Barcellona, la Uefa, le ‘rivali’ di Serie A, persino la politica esprime il proprio cordoglio per la sua scomparsa. Per non parlare per i più, ovvero i suoi ex compagni di squadra. “Ciao Franco, oggi provo la stessa sensazione di quando, per un qualsiasi motivo, non potevi scendere in campo al nostro fianco: come faremo senza il nostro Capitano?”, il toccante e intimo ricordo di Paolo Maldini. “Mi hai insegnato a lottare fino all’ultimo respiro – prosegue Maldini -, cosa significhino l’attaccamento alla maglia e il valore di essere un vero leader. Lo hai fatto con l’esempio, ogni giorno: poche parole, ma tantissimi fatti. Mi hai protetto quando ero un bambino, mi hai guidato da ragazzo e mi hai ispirato da uomo. Sei stato il calciatore più forte con cui abbia mai avuto l’onore di giocare. Ci mancherai, Capitano. Ma la luce della tua stella continuerà ad accompagnarci per sempre”.
Reazioni, frasi, ricordi, momenti, attimi che vengono passati al setaccio dal momento della notizia e che, ancora oggi, continuano quasi come una sorte di veglia non proprio ufficiale. La veglia, appunto. Non si hanno ancora notizia dell’organizzazione della camera ardente; forse è ancora troppo presto o quantomeno, forse, la stessa non sarà mai approntata per poter permettere a tutti i tifosi di calcio, non solo quelli del Milan, di rendergli omaggio prima del saluto finale.
Tra le ipotesi, per la possibile camera ardente, erano rimbalzate le due suggestive idee della sede del Milan, come logico che fosse, o quella ancor più imponente dello stadio San Siro. Lo ammettiamo, quest’ultima sarebbe stata ancor più immensa, che gli avrebbe donato, alla sua figura, un’aura ancor più leggendaria di quanto già non fosse…