Il 30 luglio del 1966 la nazionale inglese di calcio vinse il suo unico mondiale e trofeo della sua storia

Tra i pali Gordon Banks; a comporre la linea difensiva, a quattro, vennero scelti George Cohen, Jackie Charlton, il capitano Bobby Moore e Ray Wilson; Nobby Stiles come mediano o centrocampista più arretrato; James Alan Ball, Bobby Charlton e Martin Peters a centrocampo o comunque in posizione più avanzata; mentre l’attacco era composto dal duo Geoff Hurst e Roger Hunt. Abbiamo deciso di inaugurare così questo reportage. Con i nomi, per esteso, di una formazione in particolare, di una squadra di calcio in particolare, di una nazionale di calcio che da, sessanta lunghi anni, non ha visto più eredi nel raccogliere l’eredità di questi undici giocatori.

Neanche la generazione di Peter Shilton e di Gary Lineker, venti anni più tardi, è riuscita nell’impresa di bissare quella vittoria. Il loro sogno si infranse contro Diego Armando Maradona. Successivamente arrivarono i Paul Gascoigne, i David Beckham, i Paul Scholes, Frank Lampard, gli Alan Shearer, i Michael Owen, i Wayne Rooney, i Steven Gerrard. Ma nulla.

Allora, per ovvie ragioni, si pensò che prima Harry Kane e successivamente, insieme a quest’ultimo, Jude Bellingham, il digiuno, fin troppo lungo, sarebbe giunto alla fine. Che questa strana maledizione sarebbe stata spezzata una volta per tutte. Invece, con gli ultimi mondiali terminati giusto una settimana fa, sappiamo che quel mondiale del 1966, da parte della Nazionale di calcio inglese, ancora oggi, è l’unico trofeo conquistato in tutta la sua storia. Meravigliandoci di loro, a dire il vero, neanche noi stiamo meglio.

Vero i nostri azzurri hanno conquistato ben quattro titoli mondiali, due europei di calcio e dal 2014 non riusciamo più a prendere parte ad un mondiale; senza considerare che la nostra ricostruzione si sta rivelando ben più faticosa di quella che potrebbe essere. Al momento. Ma di questo ne parleremo nella giusta occasione.

Tornando ai lunghi digiuni nel calcio, considerando sempre la storia dei mondiali, forse solo un’altra nazionale avrebbe motivo di lamentarsi più di tutte: l’Uruguay. Eppure, la nazionale sudamericana può vantare ben due coppe Rimet conquistate, tra il 1930 ed il 1950 e numerose coppe America vinte nel corso della sua storia.

L’Inghilterra, invece, no. Oltre a quello storico e leggendario trionfo del 1966 nessuno più ha visto i sudditi della Regina Elisabetta, prima, e da quattro anni quasi di Re Carlo I, poi, alzare un trofeo. Ci sono andati vicino nelle due finali consecutive degli Europei di calcio: nel 2020, rinviati al 2021 causa pandemia, ci siamo messi di traverso noi; quelli del 2024 a guastare la festa furono gli spagnoli.

Spagna che la stessa nazionale inglese avrebbe ritrovato nuovamente nella finale di New York di una settimana fa se, contro l’Argentina, non fosse andata incontro ad un inspiegabile blackout di trenta minuti dove, invece di chiudere la partita, si è non solo fatta schiacciare dagli avversari, per poi subire il pareggio, prima, e a seguire ricevere il colpo del definitivo ko, in pieno recupero, con il risultato che era a proprio favore fino a cinque minuti dalla fine di quella che sarebbe potuta essere una storica semifinale per la storia del calcio inglese.

Invece in quel 30 luglio di sessanta anni fa, a Wembley, tutto andò a gonfie vele. Nessuno intoppo, nessun evento avverso, con un destino che quel giorno, e non solo, non remò contro i fuoriclasse inglesi. Per essere ancor più precisi la data del 30 luglio del 1966 è il giorno della finale. Ma il torneo vero e proprio, nella terra dov’è nato storicamente il calcio, vide il suo fischio d’inizio a partire dal giorno 11 dello stesso mese. Rimanendo sull’ultimo match di Inghilterra ’66, in apertura vi abbiamo riportato, per esteso, la formazione che si laureò campione del mondo, senza però ricordare i loro avversari: i tedeschi.

Una Inghilterra – Germania passata alla storia anche per un altro dettaglio sul quale, più avanti in questo reportage, torneremo sopra. Come giusto che sia, anche per dovere di cronaca e nonostante non vi raccontiamo ancora le varie fasi salienti della finale, vi riportiamo comunque la formazione dei cosiddetti panzer tedeschi.

Hans Tiblowsi in porta; in difesa Horst Dieter Hottges, Willi Schulz, Wolfgang Weber, Karl Heinz Schenllinger; nella mediana che formava una sorta di centrocampo a due vennero scelti Wolfang Overath e Franz Beckenbauer; mentre l’attacco era composto da Helmut Haller, Uwe Seeler, Siegfried Held e Lothar Emmerich. Proprio così, cari lettori: alcuni di questi calciatori quattro anni più tardi disputeranno la partita del secolo.

La nostra partita del secolo, il nostro 4 a 3 a Città del Messico. E sempre alcuni di loro, otto anni più tardi riusciranno a conquistare, fra gli stadi di casa, la seconda coppa del mondo della loro storia, con il nuovo trofeo, dopo quella vinta nel 1954. Certo, qualcuno di voi, osservando attentamente lo schieramento in campo, potrebbe anche sostenere che i tedeschi scelsero un modulo un pò troppo spregiudicato. Un 4 – 2 -4 che nessun allenatore, oggi, si sognerebbe di mettere in campo.

Ma anche su questo ci ritorneremo, dopo aver raccontato, seppur celermente, quasi tutte le fasi dell’edizione numero otto del mondiale di calcio. A questo punto non ci resta che partire, come abbiamo sempre fatto nel ricostruire qualsiasi edizione dei mondiali di calcio dai gironi e prima ancora senza dimenticare il numero esatto delle nazionali partecipanti, le quali disputarono di diritto quel campionato del mondo dopo aver affrontato un preciso percorso di qualificazione.

Come sempre iniziamo dalle sedici nazionali, per poi passare alla composizione dei gironi: Inghilterra, Brasile, Messico, Uruguay, Argentina, Ungheria, Cile, Unione Sovietica, Portogallo, Francia, Spagna, Germania Ovest, Corea del Nord, Italia e Bulgaria. Si, a quella coppa del mondo c’eravamo anche noi. Ma la nostra avventura non fu altrettanto fortunata. Anzi, per dirla tutta: si rivelò essere prodromica per un trionfo inaspettato a cui giungeremo due anni più tardi per il nostro europeo casalingo. Ma anche questa è un’altra storia di calcio, di cui proprio in questo speciale vi racconteremo solo una prima parte.

Dunque, come abbiamo visto erano sedici squadre che venne suddivise in ben quattro raggruppamenti da quattro squadre ciascuno. Nel cosiddetto girone A c’erano Inghilterra, Uruguay, Messico e Francia…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *