Il 25 luglio del 1986, nelle sale americane, uscì il cult movie, diretto da Stephen King ‘Maximum Overdrive’, meglio conosciuto come ‘Brivido’
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare semmai questa storia fosse vera dovremmo attendere un anno per celebrare il suo preciso quarantesimo anniversario. Era il 19 giugno del 1987 e il passaggio, sui nostri cieli, di una misteriosa e particolare cometa, fa prendere vita propria ogni elettrodomestico che ci circonda, compreso anche alle auto e ai tir, creando morte fra gli esseri umani. Solamente un gruppo di persone, che si è rifugiato in uno dei classici diner ubicato in uno dei tanti punti delle varie strade blu, non solo riesce a trovare, prima, protezione, ma poi riesce anche ad uscire vittorioso distruggendo, se non tutti, i vari autoarticolati.
Eppure, per celebrare l’anniversario numero 40 di questa strampalata storia non abbiamo bisogno di attendere ancora ben undici mesi. No, basta ricordare che quello che vi abbiamo riportato è solo la trama di un film, cult, uscito, nelle sale cinematografiche, il 25 luglio del 1986. Un film che ha il sapor di horror e di genere fantastico. Un film che aveva anche il sapor di trasposizione cinematografica.
Infatti, otto anni prima, il leggendario scrittore americano, Stephen King, non pagò del suo primo successo letterario di ‘Carrie’, del 1976, riuscì a far pubblicare una raccolta di racconti dal titolo molto evocativo: ‘A volte ritornano’.
Ebbene, quest’ultimo titolo è, per chi conosce bene tutta la letteratura o quasi dello stesso King e quante trasposizioni cinematografiche sono state tratte dalle sue opere, sa benissimo che quel titolo riguarda un film del 1990 e che, a quanto sembra, non ebbe molto successo. D’altronde sono pochissimi i registi capaci di catturare la vera essenza dei romanzi del Re del Brivido.
Tant’è che nel 1986 ci provò direttamente lui. Difatti, dalla raccolta appena citata, pubblicata nel 1978, oltre alla breve storia che prestava il titolo all’intera raccolta e, nella sua completezza, gli altri diciotto racconti, in totale ce n’erano venti, lo stesso scrittore volle provare a portare sul grande schermo uno delle sue ‘creature letterarie’ e per certi versi, il 1986, per lo stesso King, fu davvero un anno importante. Avrebbe fatto da spartiacque tra un prima e un dopo per la sua carriera letteraria.
Ma non un prima ed un dopo questa esperienza dietro alla macchina da presa nel mondo del cinema, ma un prima ed un dopo la pubblicazione del suo romanzo più iconico e leggendario: It, 15 settembre del 1986. Di questo ne parleremo al momento più opportuno.
Rimaniamo ancora focalizzati su questa raccolta, scoprendo, come facciamo di solito per un tracklist di un disco, i titoli di tutti i racconti contemplati in questo volume di ormai quasi cinquanta anni fa: Jerusalem’s lot; Secondo turno di notte; Risacca notturna; Io sono la porta; Il compressore; Il baubau; Materia grigia; Campo di battaglia; Camion; A volte ritornano; Primavera da fragole; Il cornicione; La falciatrice; Quitters, inc; So di che cosa hai bisogno; I figli del grano; L’ultimo piolo; L’uomo che amava i fiori; Il bicchiere della staffa; La donna nella stanza.
Dunque, tra quei venti titoli King scelse ‘Camion’. Un titolo semplice e diretto e la cui trama, come versione originale, non teneva conto dell’arrivo della cometa, escamotage fruito sul grande schermo per attribuire alla storia almeno un fondo di logica, ma l’idea principale teneva conto di una forza misteriosa che faceva letteralmente impazzire i vari autoarticolati e, nei fatti, anche gli altri elettrodomestici come una sorta di vera e propria ribellione, da parte delle macchine, al genere umano. Una trama alquanto bizzarra e che meritava, sicuramente, una chance sul grande schermo.
In quell’estate di quaranta anni fa, del giorno 25 luglio del 1986, mentre per noi sarà il 12 settembre dello stesso anno, per essere comunque precisi, per il suo esordio da regista, King, scelse anche di mutare il titolo del racconto. Infatti il film non si presentò al grande pubblico con il titolo di ‘Camion’ ma ‘Maximum Overdrive’, da noi con un più semplice e diretto ‘Brivido’.
Eppure, se ci soffermiamo sul titolo in originale, tentando di effettuare una parvenza di traduzione, senza considerare il mero significato letterale, ma il senso, sembra più logica la scelta del regista. Nella sua essenza l’espressione maximum overdrive deve essere intesa come ‘sovraccarico massimo’. Non a caso, una volta che la cometa rimane sospesa sui nostri cieli per un po’, riesce a dare vita ai singoli autoarticolati per effetto di sovraccarico di energia spinto fino all’estremo; fino al massimo per l’appunto.
Per quanto concerne, invece, la scelta, da parte nostra, del titolo, era un chiaro riferimento al brivido, inteso come mera paura, di camminare per le strade e di non sentirsi al sicuro con quei bestioni a più ruote pronti ad eliminarci uno ad uno. Arrivati a questo punto, ci sarebbe anche un ulteriore dettaglio sul quale non ci siamo soffermati. Sarebbe alquanto scontato, visto che in precedenza abbiamo riportato, senza troppi giri di parola, che lo stesso scrittore abbia provato l’ebbrezza di realizzare un film tratto da une delle sue opere letterarie.
Ovvero, che la sceneggiatura venne realizzata dallo stesso autore. Dunque, Stephen King ricoprì diversi ruoli in quella sua esperienza: sceneggiatore e regista. Il suo film venne prodotto da Martha De Laurentiis e distribuito da Dino De Laurentiis, rispettivamente madre e padre dell’attuale presidente del Napoli e anche lui produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis.
In apertura di speciale, come avete notato, abbiamo deciso di aprire con una scena iconica, quello del ponte. Scena che viene accompagnata, anche per i titoli di apertura, da un celebre singolo della band australo – britannica conosciuta con l’acronimo di AcDc, un gruppo musicale che ha firmato, non solo in quell’occasione, pezzi di genere heavy metal ed hard rock.
La stessa canzone che si ascolta durante i terrificanti attimi iniziali della pellicola presenta un titolo che venne esteso a tutta la raccolta: Who Made you. Who made you comprendeva, nella sua essenza, ben nove titoli: tra cui lo stesso brano appena citato, You shock me all night long; e ancora: D. T. in versione strumentale, Sink the pink, Ride on, Hells Bells, Shake your fondations, Chase the ace e For those about to rock….